
Dalle strade di Paraty ai padiglioni di Lima, l’America Latina celebra i suoi festival letterari
Settant’anni di Guimarães Rosa, la difesa della legge sul libro in Argentina, il dibattito transatlantico con Angela Davis: i festival di luglio mettono a tema memoria e democrazia.
A metà luglio, mentre a Paraty le strade del centro storico si riempivano di lettori diretti alle oltre quaranta case che compongono la programmazione parallela della FLIP, la biografia di Guimarães Rosa raccontata dal giornalista Leonêncio Nossa ricordava che la musicalità della lingua del sertão non fu un’invenzione artificiale, ma il riflesso della parlata dei vaqueiros di Minas Gerais, Bahia e Goiás. Il romanzo, pubblicato esattamente settant’anni fa, continua a essere celebrato come opera-mondo capace di incantare per la sua oralità: «Va letto ad alta voce», ripetono in Brasile, «perché la musicalità lo rende facile da capire».
Non è solo il Brasile a moltiplicare gli appuntamenti. A Lima, la Fiera Internazionale del Libro ha inaugurato la sua trentesima edizione tornando dopo diciassette anni nel distretto di Surco, con 170 stand su quattordicimila metri quadri e l’aspettativa, secondo la Camera Peruviana del Libro, di quattrocentomila visitatori. L’organizzazione ha dovuto affrontare gli intoppi del primo giorno – i bus navetta non arrivavano, i bagni chimici sono scomparsi a favore di strutture fisse – ma per editori e librai resta un momento vitale di incontro con un pubblico che cresce di anno in anno.
A Buenos Aires, la Feria de Editores ha scelto di interrogare il passato come chiave del presente: la storica Camila Perochena terrà una conferenza dal titolo «Editare il passato per governare il presente», mentre gli organizzatori si uniscono al coro degli editori indipendenti che denunciano il tentativo governativo di abrogare la legge 25.542 sul prezzo fisso del libro. Ispirata ai modelli di Francia, Germania e Spagna e poi emulata in altri Paesi europei, quella norma è considerata dagli editori argentini un baluardo per la sopravvivenza delle librerie indipendenti e della bibliodiversità. La FED, che vede la partecipazione di oltre trecento editori da otto Paesi, compresa la Spagna, ribadisce che «non si può derogare unilateralmente una legge nata dal dibattito e con dati di qualità».
Nel frattempo a Bogotá il Festival Gabo, nei giorni 24, 25 e 26 luglio, celebra i trent’anni della Fondazione Gabo con centocinquanta attività tra conversazioni, laboratori e mostre, ponendo al centro le difficoltà delle democrazie latinoamericane e del giornalismo di fronte agli scenari politici in mutamento. A Paraty, secondo gli osservatori brasiliani, il dibattito più atteso è quello transatlantico tra Angela Davis e la giornalista Flávia Oliveira, intitolato «America e Africa: una conversazione atlantica». La filosofa statunitense, icona del movimento nero, parlerà in una tenda da settecento posti al Sesc Caborê, mentre schermi all’esterno trasmetteranno l’evento a chi non trova spazio. Tra gli ospiti internazionali della FLIP figurano anche Zadie Smith e Hisham Matar, mentre la Casa Europa ospita un incontro su «Casa, esilio e appartenenza» con Kamel Daoud ed Eduardo Halfon, a testimonianza di un dialogo sempre più fitto tra le due sponde dell’Atlantico.
Tra i vicoli di Paraty, nei padiglioni di Surco e nelle sale del Gimnasio Moderno di Bogotá, la letteratura si conferma così come spazio di negoziazione della memoria e di costruzione di una cittadinanza critica. Al tramonto, mentre i lettori si spostano da una casa all’altra cercando l’ultimo talk della serata, le parole di Guimarães Rosa sembrano ancora fluttuare nell’aria umida della costa fluminense, ricordando che «il sertão è dentro di noi».
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