
Droni contro il petrolio saudita: Sanaa rivendica, Riad accusa milizie irachene filo-iraniane
L'attacco agli impianti della Eastern Province, rivendicato dagli Houthi, viene attribuito dall'Arabia Saudita a lanci partiti dall'Iraq, mentre Baghdad avvia un'inchiesta e ribadisce il principio di non aggressione dal proprio territorio.
Un attacco condotto con droni contro linee di trasmissione del greggio e impianti petroliferi nella provincia orientale dell'Arabia Saudita, inclusa l'area strategica di Abqaiq, è stato rivendicato lunedì dal portavoce delle forze armate yemenite fedeli al movimento Ansar Allah. Secondo la versione fornita da Sanaa, l'operazione rappresenta una risposta alle violazioni dello spazio aereo yemenita da parte di droni sauditi. Immagini satellitari hanno mostrato colonne di fumo e fiamme nella zona di Abqaiq, il più importante snodo di trattamento del greggio del regno, mentre il ministero della Difesa saudita ha confermato l'intercettazione e la distruzione di un certo numero di velivoli senza pilota, senza precisare l'esito di tutti gli ordigni lanciati.
La ricostruzione di Riad, affidata al portavoce ufficiale Turki al-Maliki, sposta però il baricentro dell'attacco fuori dal teatro yemenita: i droni sarebbero partiti da territorio iracheno e sarebbero stati impiegati da «milizie terroristiche legate al regime iraniano». Il ministero degli Esteri saudita ha diffuso una nota in cui si riserva il diritto di rispondere alle «fonti dell'aggressione» nel momento e nel luogo ritenuti opportuni, chiedendo al contempo a Baghdad di adottare tutte le misure necessarie per impedire che il proprio suolo venga utilizzato come piattaforma per attacchi contro il regno. La tesi di Riad è stata accolta con cautela dagli osservatori mediorientali, che sottolineano come l'episodio riproponga lo schema già visto nel 2019, quando i grandi impianti di Abqaiq e Khurais furono colpiti in un'operazione allora rivendicata dagli Houthi ma attribuita da Stati Uniti e Arabia Saudita a Teheran.
Da Baghdad, il primo ministro e comandante in capo delle forze armate Ali Faleh al-Zaydi ha immediatamente ordinato alle agenzie di sicurezza di aprire un'inchiesta sulle affermazioni contenute nel comunicato della Difesa saudita. Il portavoce governativo ha ribadito l'impegno costituzionale dell'Iraq ai principi di buon vicinato e ha escluso che il territorio iracheno possa fungere da corridoio o base di lancio per aggressioni contro Paesi fratelli o amici. Il governo ha assicurato che, una volta concluse le verifiche e accertate eventuali responsabilità, saranno adottate misure legali contro chiunque risulti coinvolto. La dichiarazione di Baghdad sottolinea la solidità delle relazioni bilaterali con Riad, definite «fraterne, profonde e fondate sul rispetto reciproco», e arriva a pochi giorni da una visita ufficiale del premier al-Zaydi nel regno, prevista per giovedì.
Per l'Italia e l'Europa, l'episodio riaccende i riflettori sulla vulnerabilità delle infrastrutture energetiche del Golfo e sulla capacità di attori non statali di colpire nodi critici della produzione petrolifera globale. Secondo analisti della sicurezza energetica con base a Bruxelles, un'escalation che coinvolgesse in modo prolungato gli impianti di Abqaiq potrebbe innescare nuove tensioni sui mercati del greggio, con ripercussioni dirette sui prezzi alla pompa e sulle catene di approvvigionamento europee. L'attenzione resta ora concentrata sull'esito dell'inchiesta irachena e sul vertice bilaterale di giovedì, che potrebbe offrire a Riad e Baghdad l'occasione per contenere la crisi e ribadire l'impegno a non trasformare l'Iraq in un teatro di guerra per procura.
| Stampa iraniana e affini | +0.60 | aligned |
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| Stampa del Golfo arabo | −0.50 | critical |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
Sanaa e i suoi alleati respingono le accuse saudite e ribadiscono la legittimità dell'attacco come autodifesa contro le violazioni dello spazio aereo yemenita.
Si inverte il ruolo di vittima e aggressore: l'attacco è presentato come reazione a una provocazione, spostando la colpa su Riad.
Viene omesso il fatto che le accuse saudite puntano a milizie irachene filo-iraniane, non agli Houthi, e che l'indagine irachena è stata avviata proprio in risposta a tali accuse.
Riad condanna l'attacco come violazione della sovranità e chiede a Baghdad di assumersi la responsabilità di controllare il proprio territorio.
Si enfatizza la provenienza geografica dell'attacco (Iraq) per trasformare un incidente in una questione di sicurezza nazionale e obbligare il governo iracheno a prendere posizione.
Viene omessa la rivendicazione degli Houthi yemeniti, che sposterebbe l'attenzione dal ruolo dell'Iraq a quello del conflitto yemenita.
L'Occidente attribuisce l'attacco a milizie filo-iraniane e sottolinea la necessità che l'Iraq controlli il proprio territorio per prevenire escalation.
Si utilizza la fonte saudita come autorità per stabilire i fatti, e si inserisce l'episodio in un quadro di minaccia iraniana, senza dare spazio alla rivendicazione houthi.
Viene omessa la rivendicazione degli Houthi yemeniti, che offrirebbe una narrazione alternativa incentrata sul conflitto Yemen-Saudi.
Baghdad si presenta come mediatore responsabile, ordinando un'indagine e ribadendo la propria neutralità e rispetto del diritto internazionale.
Si adotta un tono istituzionale e procedurale, evitando di attribuire colpe e concentrandosi sulla risposta formale del governo iracheno.
Viene omessa la rivendicazione degli Houthi e il contesto del conflitto yemenita, così come le accuse specifiche contro le milizie irachene.
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