
Sabbia e sudore: il primo giorno d’estate tra Zabol, Tehran e il Golfo
Dal vento dei 120 giorni che oscura il Sistan alle piogge intermittenti di Dacca, la regione affronta il solstizio tra allerta meteo e umidità record.
A Zabol, nell’estremo oriente iraniano, l’alba non porta luce ma un pulviscolo aranciato. Il “baad-e sad-o-bist rooz”, il vento dei centoventi giorni, soffia implacabile da fine primavera, erodendo la terra e le certezze dei contadini. Oggi, primo giorno d’estate, i meteorologi di Teheran hanno diramato un’allerta arancione per tempeste di sabbia, con raffiche che in alcune ore superano i 60 km/h. Nelle strade, i passanti si coprono il volto con chador leggeri, mentre gli anziani ricordano che da secoli questa corrente modella il paesaggio e il carattere della gente del Sistan.
Più a nord, la capitale Teheran si sveglia sotto un cielo che promette 39 gradi. L’asfalto vibra, e l’allerta per vento forte e polvere in arrivo dalle province occidentali spinge le autorità a raccomandare cautela nei cantieri e sui grattacieli. Eppure, a poche centinaia di chilometri, sulle pendici dell’Elbrus, scrosci improvvisi di pioggia rinfrescano le foreste di Gilan e Mazandaran, dove secondo le previsioni i temporali continueranno fino a mercoledì. Una dissonanza tutta iraniana: il sud-est nella morsa della sabbia, il nord accarezzato da rovesci che fanno gonfiare i fiumi e tremare gli alberi secolari.
Lo stesso contrasto si respira a Dacca, in Bangladesh. Qui il monsone è ancora latitante, bloccato – spiegano gli esperti di Dacca – da un sistema di bassa pressione sull’India orientale. Eppure, nel pomeriggio, la città esplode in un acquazzone che placa per qualche ora la canicola. «La pioggia ha ridotto la temperatura percepita, ma l’umidità resta opprimente», raccontano i meteorologi locali. Le strade si allagano, i risciò sfrecciano sollevando spruzzi, e la vita riprende con quel ritmo sospeso tra attesa e adattamento che caratterizza il subcontinente all’inizio della stagione delle piogge.
Nel Golfo, invece, l’estate si annuncia tersa e umida. Secondo il centro nazionale di meteorologia degli Emirati Arabi Uniti, domani il cielo sarà limpido, ma all’alba la nebbia avvolgerà le coste di Dubai e Abu Dhabi, con un tasso di umidità che sfiorerà il 90%. In Israele, il servizio meteorologico ha emesso un’allerta arancione per carichi di calore eccezionali nella valle del Giordano e sul Mar Morto, dove le temperature massime raggiungeranno i 37 gradi a Eilat ma l’umidità relativa molto bassa renderà l’aria come un forno. I turisti che affollano Masada e le spiagge di Tel Aviv sono invitati a bere molto e a evitare le ore centrali.
Mentre il sole tramonta sul pianeta, la fascia che va dal Levante all’Asia meridionale stringe i denti. A Zabol, il vento non smette di fischiare tra i palmeti; a Teheran qualcuno chiude le finestre per la polvere; a Dacca gli ultimi goccioloni asciugano sui marciapiedi; sul Golfo le prime nebbie salgono dal mare caldo. È l’inizio dell’estate, un rito antico che ogni anno si ripete con nuovi record e vecchie paure. Un filo di sabbia e sudore unisce queste storie lontane, in attesa del prossimo bollettino meteo.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'estate iraniana inizia con forti contrasti: mentre il sud-est e le regioni settentrionali vengono colpite da rovesci e temporali, a Teheran si raggiungono i 39 gradi. Le autorità emettono allerta arancione per forti venti e polvere, con rischi di allagamenti e danni alle infrastrutture. La popolazione è invitata alla prudenza, specialmente nelle aree soggette a fenomeni estremi.
Israele affronta il primo giorno d'estate con un'ondata di caldo intenso, specialmente nelle valli del Giordano e del Mar Morto, dove viene emessa un'allerta arancione per stress termico. Le temperature sono nella norma stagionale, ma il carico di calore è considerato pericoloso nelle zone basse. I meteorologi consigliano di evitare l'esposizione prolungata al sole nelle ore centrali.
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