
Serena Williams, la regina torna a Wimbledon: wild card per il singolare a 44 anni
Dopo quasi quattro anni di assenza dai campi in singolare, la 23 volte campionessa Slam ha accettato l’ultima wild card degli organizzatori e sarà nel tabellone principale a partire dal 29 giugno, accanto a Venus nel doppio.
L’annuncio è arrivato nella sera di domenica 21 giugno, stringato e senza enfasi, sui canali ufficiali di Wimbledon: «This is not a drill. Serena Williams competerà nel singolare femminile del 2026 come wild card». Si chiude così, con un invito speciale, l’attesa di un mondo tennistico che da settimane seguiva le mosse della quarantaquattrenne americana. Serena aveva già accettato una wild card per il doppio insieme alla sorella Venus, ma la decisione di tornare anche nel torneo principale aggiunge un capitolo inatteso alla carriera più decorata dell’era Open. Per Williams, che non gioca un match ufficiale di singolare dal terzo turno degli US Open 2022 – la sconfitta con l’australiana Ajla Tomljanović seguita dal celebre «mi sto evolvendo lontano dal tennis» –, si tratta di un ritorno costruito passo dopo passo.
La ricomparsa sui campi da gioco era avvenuta in sordina, nella prima settimana di giugno, al Queen’s Club di Londra, dove Serena aveva scelto il doppio con la diciannovenne canadese Victoria Mboko. La vittoria all’esordio contro le teste di serie Nicole Melichar-Martinez ed Erin Routliffe aveva illuso, ma un infortunio al ginocchio sinistro di Mboko nel singolare aveva costretto la coppia al ritiro. Poi il breve passaggio a Berlino, in coppia con la ceca Karolina Muchova, chiuso con una sconfitta al primo turno ancora contro Routliffe, affiancata dalla messicana Giuliana Olmos. Poco male: già il giorno successivo Serena era a Londra ad allenarsi sui prati di Church Road, accarezzando l’idea di un rientro più ambizioso.
Wimbledon è il palcoscenico che meglio racconta la sua leggenda: sette titoli in singolare (2002, 2003, 2009, 2010, 2012, 2015, 2016) e sei in doppio con Venus, record condiviso con Suzanne Lenglen ed Elizabeth Ryan. In quattro apparizioni consecutive tra il 2015 e il 2019, Williams ha sempre raggiunto almeno la finale, arrendendosi solo a Simona Halep nel 2019. L’ultima partita sull’erba londinese, nel 2022, resta una ferita: sconfitta al tie-break del terzo set contro la francese Harmony Tan, numero 115 del mondo. Ma la promessa di non pronunciare mai la parola «ritiro» ha tenuto acceso un fuoco che le due figlie, Olympia e Adira, hanno contribuito a ravvivare. «Voglio che mi vedano giocare», ha detto più volte.
La preparazione atletica, certificata anche dal superamento dei controlli antidoping randomici che da febbraio l’hanno resa eleggibile, lascia trapelare una condizione ritrovata. «Vi sembro pronta per il singolare? Devo mettermi al lavoro», aveva scherzato prima dell’ufficialità. Serena, che non possiede ranking di singolare dopo la lunga assenza, conoscerà il nome della sua avversaria al primo turno durante il sorteggio di venerdì 26 giugno. Potrebbe essere subito contrapposta a una delle attuali dominatrici, da Aryna Sabalenka a Iga Świątek.
Il torneo si aprirà lunedì 29 giugno e si chiuderà il 12 luglio, e la presenza di Williams moltiplica le prospettive mediatiche e narrative di un’edizione già densa di attese. Per gli analisti europei e nordamericani, l’impatto del suo rientro misura più della semplice attrazione spettacolare: segnala quanto sia profonda, nella cultura sportiva contemporanea, la tentazione di riscrivere i limiti anagrafici del corpo e della competitività. L’ultimo atto, o il primo di una nuova parabola, andrà in scena sul Centre Court, là dove sette volte Serena ha alzato il piatto d’argento.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa atlantica celebra il sensazionale ritorno di Serena Williams nel singolare di Wimbledon, descrivendolo come una favola per la leggenda 44enne. Allo stesso tempo, racconta il doloroso declino di Jack Draper e la sua collaborazione con Andy Murray come un tentativo di ricostruzione, e sottolinea il duro percorso di qualificazione di Oliver Tarvet e l'ironia della sua precedente perdita del montepremi. La narrazione complessiva mescola trionfo e lotta umana, enfatizzando la perseveranza.
La stampa israeliana si concentra esclusivamente sul ritorno di Serena Williams, presentandolo come un ritorno storico di una leggenda vivente che non si è mai ufficialmente ritirata. Il tono è reverenziale, evidenziando i suoi sette titoli a Wimbledon e l'eredità che ha costruito, con un'enfasi sul suo dignitoso ritorno sul palcoscenico che ha definito la sua carriera. Non c'è menzione di Draper o Tarvet, mantenendo la narrazione strettamente incentrata sulla grandezza di Williams.
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