
Israele e Hezbollah si fronteggiano sul cessate il fuoco: truppe israeliane nel sud del Libano, la milizia sciita promette battaglia
Netanyahu ribadisce che rimarrà nella zona di sicurezza «finché necessario», mentre Naim Qassem avverte: «Affronteremo ogni violazione». Intanto proseguono i negoziati, ma sul terreno si contano nuove vittime.
Nonostante l'intesa raggiunta tra Washington e Teheran per una tregua, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le forze armate resteranno nel sud del Libano «per tutto il tempo necessario a proteggere i residenti del nord» di Israele. La presa di posizione è stata ribadita mentre il ministro della Difesa Yoav Katz aggiungeva che i soldati non hanno «alcun limite» nelle operazioni di neutralizzazione delle minacce nella fascia di sicurezza profonda una decina di chilometri. Dal canto suo, il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha avvertito che «Israele non rimarrà in Libano» e che il movimento resisterà a quella che definisce un'occupazione, promettendo di «affrontare ogni violazione». Le parole di Qassem, diffuse attraverso i canali della milizia, inquadrano la presenza israeliana come una violazione della sovranità libanese e un atto di aggressione, mentre il capo di Hezbollah invoca il sostegno dell'Iran e la cooperazione con l'esercito libanese per respingere Israele.
Secondo fonti governative israeliane, la permanenza nella cosiddetta «zona di sicurezza» è motivata dalla necessità di scongiurare attacchi con razzi contro le comunità settentrionali. Katz ha sottolineato che le forze di difesa mantengono i risultati dell'operazione e che il cessate il fuoco negoziato non comporta un arretramento dalle postazioni occupate. Netanyahu, parlando in pubblico, ha collegato la campagna libanese all'obiettivo strategico di impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, rivendicando il successo di aver rimosso un «pericolo esistenziale». Secondo le autorità di Tel Aviv, il rapporto tra nemici uccisi e vittime civili è di cinque a uno, un dato che il premier definisce senza precedenti.
Dall'altro fronte, Hezbollah respinge ogni cedimento. Qassem ha bollato le azioni israeliane come prove di «debolezza e umiliazione», accusando Israele di voler ingannare i negoziatori. Il movimento sciita, appoggiato dall'Iran, insiste perché qualsiasi accordo includa il ritiro completo delle truppe e la fine delle ostilità. Fonti libanesi riportano che il ministero della Salute di Beirut ha contato oltre quattromila morti dall'inizio dell'escalation il 2 marzo, mentre l'esercito libanese invita i civili a non tornare nelle aree di confine a causa degli ordigni inesplosi e dei rischi per la sicurezza. Secondo l'ottica di Teheran, il memorandum d'intesa con gli Stati Uniti prevede l'immediata cessazione dell'aggressione, ma l'Iran accusa Washington di corresponsabilità nei raid che ancora colpiscono il Libano.
Sul piano diplomatico, i colloqui diretti tra Libano e Israele a Washington e i negoziati in Svizzera si svolgono in un clima di sfiducia reciproca. L'amministrazione Trump ha auspicato un cessate il fuoco totale su tutti i fronti, ma l'applicazione dell'intesa resta precaria: gli scontri continuano a mietere vittime e Hezbollah giura di non cedere sulla sovranità nazionale. In questo stallo, l'ombra di una guerra più ampia si proietta sulla regione. L'evoluzione del dossier è ora legata alla capacità dei mediatori di tradurre gli impegni sulla carta in una tregua effettiva, mentre sul terreno si attende la prossima mossa dei contendenti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Netanyahu insiste nell'occupazione del Sud Libano con falsi pretesti di sicurezza. Hezbollah, come resistenza, giura di affrontare ogni violazione del cessate il fuoco. La presenza militare israeliana è condannata come un'aggressione continua.
Il leader di Hezbollah esige il ritiro israeliano e avverte che non esisterà alcuna zona sicura per i soldati israeliani. Israele insiste nel mantenere una presenza di sicurezza nel sud finché necessario. Questa narrazione sottolinea l’aggressività di Hezbollah e le necessità difensive di Israele.
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