
Usa-Iran sul Lago di Lucerna: dialogo e minacce, Teheran si ritira per un tweet di Trump
Progressi rivendicati da Vance ma l’Iran subordina l’intesa alla tregua in Libano e chiude lo Stretto di Hormuz; la delegazione lascia il tavolo dopo le dure parole del presidente americano.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran, avviati domenica pomeriggio in Svizzera con la mediazione di Qatar e Pakistan, sono stati immediatamente scossi da una dura escalation verbale. Il vicepresidente americano J.D. Vance, capo della delegazione statunitense, ha parlato di «grandi progressi compiuti nelle ultime ore» e della volontà di «voltare pagina» nelle relazioni con il popolo iraniano. Poche ore dopo, però, la controparte ha abbandonato la sede del Bürgenstock in segno di protesta contro un messaggio del presidente Donald Trump, che minacciava di colpire l’Iran «più duramente della scorsa settimana» se i suoi «delegati altamente pagati in Libano» non avessero cessato le ostilità. L’episodio ha congelato i lavori del cosiddetto «Vertice del Lago di Lucerna», nato per dare gambe al memorandum d’intesa siglato nei giorni precedenti.
Secondo fonti vicine all’amministrazione americana, Washington punta a ottenere in via prioritaria la ripresa delle ispezioni internazionali sui siti nucleari iraniani, in parte danneggiati dai raid condotti nelle scorse settimane, e a incanalare i primi 6 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in Qatar verso acquisti umanitari. Teheran, dal canto suo, ha ribadito per bocca del presidente Masoud Pezeshkian il diritto inalienabile all’arricchimento dell’uranio, pur dichiarandosi disposta a fornire garanzie scritte di non perseguire la costruzione di un’atomica. Il nodo vero, tuttavia, è regionale: per poter procedere alla fase negoziale sull’accordo definitivo, l’Iran esige la fine delle operazioni militari israeliane contro Hezbollah in Libano, nonostante il cessate-il-fuoco inserito nell’intesa quadro non abbia finora retto sul terreno.
L’ombra più inquietante per l’economia globale è il ripetuto annuncio iraniano della chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Dopo la riapertura parziale delle scorse settimane, Teheran ha dichiarato di averne bloccato nuovamente l’accesso in risposta ai raid israeliani; il comando centrale americano smentisce e afferma di mantenere il controllo del traffico marittimo. Un blocco prolungato – analogo a quello che per quasi quattro mesi ha già sconvolto le catene di approvvigionamento energetico – colpirebbe in modo diretto anche l’Italia e l’Unione europea, che dipendono in larga misura dal greggio del Golfo e che guardano con apprensione a qualsiasi riaccendersi delle tensioni in un quadrante già segnato dalla guerra in Ucraina.
Mentre Doha e Islamabad proseguono l’opera di mediazione nella speranza di ricondurre le parti al tavolo tecnico, fonti della delegazione iraniana hanno precisato che i colloqui allo stato attuale possono riguardare soltanto l’attuazione del memorandum e non le questioni sostanziali previste per le fasi successive. L’accordo interinale concede sessanta giorni per chiudere un’intesa definitiva su cessazione delle ostilità e programma nucleare, ma l’esito del vertice elvetico – sospeso tra dichiarazioni di ottimismo e brusche rotture – rimane sospeso a una tregua in Libano che né Israele né Hezbollah hanno sinora reso operativa.
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Nonostante le affermazioni di progresso del vicepresidente americano, la delegazione iraniana ha abbandonato i colloqui in segno di protesta per le minacce di Trump sul Libano. L'Iran insiste sul diritto all'arricchimento dell'uranio e la situazione resta tesa.
Stati Uniti e Iran hanno compiuto grandi progressi nei colloqui in Svizzera, con il vicepresidente che saluta una trasformazione delle relazioni. Si sta perseguendo un accordo di pace a lungo termine nonostante le tensioni in corso.
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