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Geopolitica e Politicadomenica 21 giugno 2026

Berlino incolpa Trump per lo Stretto di Hormuz: «Serve accordo con Iran e Oman»

Il ministro Pistorius ritiene Washington responsabile dell’ostruzione del passaggio marittimo, essenziale per gli approvvigionamenti energetici europei, e invoca un’intesa con Teheran e Muscat.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha attribuito pubblicamente al presidente americano Donald Trump la responsabilità della chiusura dello Stretto di Hormuz. In un’intervista all’emittente ARD, Pistorius ha dichiarato che «il tappo nel collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz è stato infilato da Donald Trump, non da noi, ma abbiamo interesse a toglierlo». L’affermazione segna un inasprimento della posizione di Berlino, che pur criticando la mancata consultazione degli alleati prima degli attacchi contro l’Iran non aveva finora indicato direttamente Washington come causa della crisi.

Secondo fonti europee, lo Stretto era stato bloccato da Teheran in risposta all’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele cominciata il 28 febbraio scorso. Un successivo memorandum d’intesa firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva permesso una progressiva riapertura e il graduale ritorno del traffico commerciale. Tuttavia, sabato scorso l’Iran ha minacciato di chiudere nuovamente il varco vitale a causa dei continui attacchi israeliani in Libano, riaccendendo lo spettro di uno shock per le forniture energetiche globali.

Il governo del cancelliere Friedrich Merz ha più volte preso le distanze dalla campagna militare, definendola «una questione che non riguarda la Nato». Sia Merz sia Pistorius hanno criticato gli Stati Uniti per non aver consultato i partner prima di avviare le operazioni. Ora il ministro della Difesa sottolinea che ogni accordo per riaprire il corridoio marittimo richiede il sostegno di Iran e Oman, delineando un approccio multilaterale che esclude l’unilateralismo di Washington. Per l’Italia e l’Europa, il passaggio sicuro delle petroliere attraverso Hormuz è cruciale: una chiusura prolungata rischierebbe di aggravare la crisi energetica e frenare la ripresa economica del continente.

Da Teheran si ribadisce che in base all’intesa con Washington è l’Iran a determinare le future regole di amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto, in consultazione con l’Oman. Fonti della diplomazia regionale avvertono che il ruolo di Muscat resta determinante per disinnescare le tensioni e trovare un compromesso sostenibile. Le minacce incrociate e la prosecuzione delle ostilità in Libano mantengono però il dossier in uno stato di massima incertezza.

Al momento non sono previste missioni operative di Nato o Unione Europea per la sicurezza della navigazione. Nei prossimi giorni il Consiglio Affari esteri dell’UE discuterà le dichiarazioni tedesche e le possibili iniziative di pressione diplomatica. L’Italia, particolarmente esposta agli shock energetici, segue con attenzione l’evoluzione e condivide la linea prudente di Berlino, favorevole a riaprire un canale di dialogo diretto con gli attori regionali.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa sud-est asiaticaStampa russa e CSI
Stampa sud-est asiatica
distaccopragmatismo

La stampa del sud-est asiatico ha riportato che il ministro della difesa tedesco ha attribuito la chiusura dello Stretto di Hormuz all'ex presidente Trump, sottolineando l'interesse europeo a riaprire la via d'acqua vitale. La copertura si è concentrata sulla dichiarazione del ministro senza aggiungere molti commenti, presentando la questione come una preoccupazione pratica per il commercio globale e le forniture energetiche.

Stampa russa e CSI/ stato
scetticismoindignazione

La stampa russa vicina allo stato ha evidenziato l'accusa del ministro tedesco contro Trump, inquadrandola come una conferma della responsabilità degli Stati Uniti per la crisi. Il resoconto ha sottilmente appoggiato la visione che gli Stati Uniti, non l'Europa o la Russia, hanno causato il blocco, e ha notato la necessità di una risoluzione che coinvolga Iran e Oman.

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domenica 21 giugno 2026

Berlino incolpa Trump per lo Stretto di Hormuz: «Serve accordo con Iran e Oman»

Il ministro Pistorius ritiene Washington responsabile dell’ostruzione del passaggio marittimo, essenziale per gli approvvigionamenti energetici europei, e invoca un’intesa con Teheran e Muscat.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha attribuito pubblicamente al presidente americano Donald Trump la responsabilità della chiusura dello Stretto di Hormuz. In un’intervista all’emittente ARD, Pistorius ha dichiarato che «il tappo nel collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz è stato infilato da Donald Trump, non da noi, ma abbiamo interesse a toglierlo». L’affermazione segna un inasprimento della posizione di Berlino, che pur criticando la mancata consultazione degli alleati prima degli attacchi contro l’Iran non aveva finora indicato direttamente Washington come causa della crisi.

Secondo fonti europee, lo Stretto era stato bloccato da Teheran in risposta all’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele cominciata il 28 febbraio scorso. Un successivo memorandum d’intesa firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva permesso una progressiva riapertura e il graduale ritorno del traffico commerciale. Tuttavia, sabato scorso l’Iran ha minacciato di chiudere nuovamente il varco vitale a causa dei continui attacchi israeliani in Libano, riaccendendo lo spettro di uno shock per le forniture energetiche globali.

Il governo del cancelliere Friedrich Merz ha più volte preso le distanze dalla campagna militare, definendola «una questione che non riguarda la Nato». Sia Merz sia Pistorius hanno criticato gli Stati Uniti per non aver consultato i partner prima di avviare le operazioni. Ora il ministro della Difesa sottolinea che ogni accordo per riaprire il corridoio marittimo richiede il sostegno di Iran e Oman, delineando un approccio multilaterale che esclude l’unilateralismo di Washington. Per l’Italia e l’Europa, il passaggio sicuro delle petroliere attraverso Hormuz è cruciale: una chiusura prolungata rischierebbe di aggravare la crisi energetica e frenare la ripresa economica del continente.

Da Teheran si ribadisce che in base all’intesa con Washington è l’Iran a determinare le future regole di amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto, in consultazione con l’Oman. Fonti della diplomazia regionale avvertono che il ruolo di Muscat resta determinante per disinnescare le tensioni e trovare un compromesso sostenibile. Le minacce incrociate e la prosecuzione delle ostilità in Libano mantengono però il dossier in uno stato di massima incertezza.

Al momento non sono previste missioni operative di Nato o Unione Europea per la sicurezza della navigazione. Nei prossimi giorni il Consiglio Affari esteri dell’UE discuterà le dichiarazioni tedesche e le possibili iniziative di pressione diplomatica. L’Italia, particolarmente esposta agli shock energetici, segue con attenzione l’evoluzione e condivide la linea prudente di Berlino, favorevole a riaprire un canale di dialogo diretto con gli attori regionali.

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Stampa sud-est asiatica
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La stampa del sud-est asiatico ha riportato che il ministro della difesa tedesco ha attribuito la chiusura dello Stretto di Hormuz all'ex presidente Trump, sottolineando l'interesse europeo a riaprire la via d'acqua vitale. La copertura si è concentrata sulla dichiarazione del ministro senza aggiungere molti commenti, presentando la questione come una preoccupazione pratica per il commercio globale e le forniture energetiche.

Stampa russa e CSI/ stato
scetticismoindignazione

La stampa russa vicina allo stato ha evidenziato l'accusa del ministro tedesco contro Trump, inquadrandola come una conferma della responsabilità degli Stati Uniti per la crisi. Il resoconto ha sottilmente appoggiato la visione che gli Stati Uniti, non l'Europa o la Russia, hanno causato il blocco, e ha notato la necessità di una risoluzione che coinvolga Iran e Oman.

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