
Pasta al pomodoro e limoni di Sicilia: la moda maschile in cerca di autenticità
Tra il minimalismo radicale di Prada, il barocco di Dolce & Gabbana e i cambi in Moschino, Milano mostra un lusso in trasformazione, mentre dal basso nascono stili personali e comunitari.
Alla Fondazione Prada, il pavimento di vetro riflette una lunga fila di luci LED mentre i modelli avanzano in giacche cropped e pantaloni a cinque tasche di pelle burrosa color turchese, grigio o bianco antico. È la primavera‑estate 2027 di Prada, e Raf Simons spiega: «A volte ti accorgi che hai solo bisogno di una buona pasta al pomodoro». Miuccia Prada e Simons dichiarano guerra al «design inutile», riducendo il guardaroba maschile all’essenza: denim, pelle, maglieria profonda a V, silhouette verticali e asciutte che lasciano scoperto l’ombelico. Il risultato, dicono, è una rottura con le convenzioni del lusso, un gesto di pulizia che vuole essere «pacifico, speranzoso». In passerella sfilano pochi capi in vero denim; la maggior parte è realizzata in pelle o tessuti tecnici quasi trasparenti, un paradosso di lusso minimale che sfida la percezione dell’alta moda.\n\nPoche ore dopo, Dolce & Gabbana portano in scena Vacanze Siciliane, un viaggio di segno opposto. Tra le note del Padrino, i modelli indossano camicie di lino, costumi di seta rosa e azzurra, gioielli di corallo appuntati persino sui sandali. La Sicilia è «fonte e anima», spiegano i due stilisti: «Non è mai stata una moda, ma il luogo dove tutto è cominciato». La collezione evoca gli anni Cinquanta, i primi turisti moderni che scoprirono l’isola, con stampe di limoni, cartoline e pantaloni ampi a vita alta. Se Prada cerca l’autenticità nella sottrazione, Dolce & Gabbana la trovano nella saturazione di memorie, artigianato e colore: due risposte italiane alla domanda di senso che attraversa il lusso contemporaneo.\n\nNel frattempo, le poltrone dei direttori creativi continuano a girare. Aeffe annuncia la nomina di Loris Messina e Simone Rizzo di Sunnei a Moschino, pochi giorni dopo l’addio di Adrian Appiolaza, che a sua volta aveva sostituito Davide Renne, scomparso improvvisamente. In un settore dove i tempi si accorciano e le pressioni commerciali aumentano, il valzer di stilisti – che ha toccato anche Valentino, Gucci, Dior – riflette, secondo gli osservatori, un’industria alla ricerca di nuove identità in un momento di calo della domanda di beni di lusso. La scommessa è su talenti capaci di unire eredità e innovazione: ciò che Messina e Rizzo dovranno dimostrare con la loro prima collezione a settembre 2026.\n\nLontano dalle luci di Milano, la moda prende altre strade. A Los Angeles, Shakira esce a cena in skinny jeans con inserti in pizzo e stivali platform, un look “moto boho” che mescola cuoio e catene, dimostrando come lo stile personale possa resistere alle tendenze delle passerelle. In Malaysia, due sorelle, Amy e Esther Tai, costruiscono Machino, un marchio di calzature che punta su comfort e comunità, tanto da entrare nella lista Forbes 30 Under 30 Asia. Le loro scarpe con solette spesse nascono dall’ascolto delle clienti, in un modello dal basso che rifiuta la dittatura degli influencer. Queste storie, apparentemente distanti, condividono una ricerca di autenticità e relazione: che sia la star colombiana che mescola il suo guardaroba senza piegarsi ai diktat, o due imprenditrici malesi che mettono la cliente al centro, la moda si fa esperienza quotidiana.\n\nDagli schermi delle sfilate alle strade di Los Angeles, sembra emergere un arcipelago di risposte in cui ciascuno cerca il proprio centro, che sia un jeans aderente, una scarpa comoda o una giacca che non sia “di design”. Nel rigore quasi monastico di Prada e nell’opulenza di Dolce & Gabbana, così come nelle imprese che germogliano ai margini dell’industria, la moda maschile – e non solo – conferma la sua natura di specchio inquieto di un’epoca.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa europea continentale enfatizza la filosofia di Prada di eliminare il superfluo per ritornare all'essenziale, presentando la collezione come una rottura con le convenzioni del lusso e un'attenzione alla precisione e alle proporzioni. Si sottolinea che l'apparente semplicità nasconde una ricerca profonda, e la collezione viene vista come un manifesto contro l'eccesso. Quindi, l'attenzione è sul significato culturale e sul messaggio della moda.
La stampa atlantica presenta la collezione Prada come una versione lusso del pomodoro, accessibile alla gente comune, non solo agli addetti ai lavori. Sottolinea il riadattamento dei jeans basici in pelle e tessuti tecnici, evidenziando l'intenzione di rendere la moda maschile per le strade, non solo per le passerelle. L'approccio è più pratico e concreto, con un tono leggermente ironico.
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