
Clark doma la paura e il pubblico ostile, suo il secondo US Open
Wyndham Clark sperpera sei colpi di vantaggio, resiste alla carica di Sam Burns e ai fischi del pubblico, e si prende il secondo major in carriera.
Due putt da quindici metri, l’ultimo da pochi centimetri dopo una giornata di sofferenza pura, e Wyndham Clark può alzare al cielo di Shinnecock Hills il secondo US Open in quattro anni. Il 32enne americano, già vincitore nel 2023 a Los Angeles, ha chiuso con un giro in 73 colpi, tre sopra il par, per un totale di -4 (276) e un solo colpo di margine su Sam Burns, autore di uno straordinario 67 finale che per un soffio non lo ha agganciato. Mentre Burns osservava in club house il putt per il birdie al 18 sfiorare la buca e cadeva in ginocchio, Clark, consapevole di aver toccato il fondo della paura, ha completato l’opera con la desolante regolarità di chi ha già vinto e sa come si soffre.
La cronaca di un pomeriggio che sembrava scritto per la gloria di Scottie Scheffler, numero uno mondiale in cerca del Grande Slam nel giorno del suo trentesimo compleanno, ha preso una piega imprevista fin dalle prime buche. Il vantaggio di sei colpi costruito da Clark in tre giri perfetti – il più ampio di sempre alla domenica dell’US Open e mai dilapidato – si è eroso in un baleno: bogey alla 2, errori alla 5 e alla 7, mentre Burns infilava birdie con regolarità. Quando il distacco si è ridotto a un solo colpo già alla quinta buca, il pubblico newyorkese, apertamente schierato per Scheffler e memore dell’increscioso episodio del 2025 (Clark danneggiò un armadietto a Oakmont dopo aver mancato il taglio, venendo bandito dal club), ha iniziato a fare il tifo contro il leader. «Non arrugginire, Wyndham», ha urlato uno spettatore, prontamente allontanato dalla polizia locale, mentre all’errore di Clark alla buca 7 è esploso un boato di gioia, di quelli che si riservano ai colpi dei campioni. «New York non mi ha amato, ma vi voglio bene – ha detto Clark a fine gara –. In parte me la sono cercata, per quello che è successo l’anno scorso, e me ne pento ancora. Però oggi è il mio giorno».
Ci sono voluti due colpi di genio per rimettere la storia sui binari del copione atteso. Al par 5 della buca 16, da un drive finito nella festuca alta, Clark ha estratto un ferro 8 che ha superato per miracolo il bunker e si è fermato sul green; da lì ha imbucato un putt da quasi otto metri per il birdie che gli ha restituito due colpi di margine. Poi, l’inevitabile nuova crisi: bogey alla 17, vantaggio di nuovo ridotto a uno, e l’ultimo, soffertissimo giro di boa. Burns, che aveva mancato di un soffio un putt da cinque metri al 18 per il pareggio, ha visto svanire il primo major della carriera; Clark, dopo quel secondo putt quasi regalato, ha potuto finalmente abbracciare il padre Randall, arrivato di sorpresa per la festa del papà.
La vittoria, che fa di Clark il primo leader da bandiera a bandiera dai tempi di Martin Kaymer (2014) e gli vale un assegno record di 4,5 milioni di dollari, arriva a riscattare una stagione tormentata. Lo stesso giocatore ha parlato di «redenzione» nei confronti di un pubblico che non gli ha mai perdonato gli scatti d’ira, ma che ora potrebbe doverlo ammettere tra i grandi del golf moderno. Alle sue spalle, oltre a Burns e al sudcoreano Tom Kim, terzo con -1, Scheffler ha chiuso con un 71 che lo ha relegato al quarto posto, rimandando l’appuntamento con il career slam. In una giornata densa di simboli, il giovanissimo Miles Russell, appena 17 anni, ha voluto che nell’ultima buca il padre prendesse il posto del caddie, gesto che ha commosso il pubblico e arricchito la cronaca di un torneo dove la lotta interiore ha fatto più notizia dello swing. Il prossimo appuntamento per i migliori è il Scottish Open, anticamera dell’ultimo major dell’anno, il The Open a Royal Birkdale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Wyndham Clark ha sopravvissuto a uno spavento finale per vincere il suo secondo US Open con un colpo di vantaggio su Sam Burns. Ha festeggiato il giorno del papà con suo padre, che lo ha sorpreso dopo la vittoria.
Wyndham Clark ha resistito a un pubblico ostile e alla rimonta di Sam Burns per assicurarsi il secondo US Open, definendolo un riscatto per la controversia dello scorso anno nello spogliatoio. Nonostante abbia quasi dilapidato un vantaggio di sei colpi, ha imbucato per il par all'ultima buca evitando il più grande crollo nella storia dei major.
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