
Colloqui USA-Iran in Svizzera: il petrolio scende sotto gli 80 dollari, si allenta la pressione sull’offerta
La conclusione del primo round di negoziati e le concessioni di Teheran sulle esportazioni di greggio riducono i timori di una crisi di approvvigionamento, facendo ripiegare le quotazioni dopo l’impennata iniziale.
Lunedì le quotazioni del petrolio hanno invertito la rotta, con il Brent che ha ceduto oltre un dollaro e mezzo scendendo sotto la soglia degli 80 dollari al barile, dopo che in apertura di seduta aveva toccato quota 82,30 dollari. La causa scatenante del rialzo mattutino era stata la combinazione di minacce americane di riprendere le ostilità contro l’Iran e l’annuncio di Teheran di aver nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz. La successiva conclusione del primo round di colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran in Svizzera ha però rapidamente raffreddato i prezzi.
I mediatori del Qatar e del Pakistan hanno confermato che le delegazioni hanno terminato la sessione inaugurale dei negoziati, avviati domenica sotto l’egida di un memorandum d’intesa che estende di almeno sessanta giorni il fragile cessate il fuoco in vigore da aprile. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato che il paese ha ottenuto deroghe alle sanzioni per l’export di petrolio e prodotti petrolchimici, lo sblocco di parte degli asset congelati e l’avvio di un piano di ricostruzione. Queste concessioni hanno immediatamente attenuato il premio di rischio geopolitico incorporato nei prezzi, alimentando le attese di un ritorno sui mercati internazionali di volumi significativi di greggio iraniano, stimati in circa un milione e mezzo di barili al giorno da analisti con base a Nuova Delhi.
L’allentamento della pressione sull’offerta è stato rafforzato da segnali concreti: secondo la compagnia nazionale iraniana, oltre 25 milioni di barili hanno già varcato la linea di blocco virtuale nello Stretto di Hormuz, mentre Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq hanno offerto volumi aggiuntivi ai clienti nell’ultima settimana. Baghdad ha inoltre annunciato l’intenzione di riportare gradualmente la produzione a 4,2-4,3 milioni di barili al giorno. Per l’Italia e l’Europa, importatrici nette di idrocarburi, il ripiegamento dei corsi rappresenta un sollievo immediato sul fronte dei costi energetici, ma gli analisti della banca olandese ING avvertono che permangono «rischi molto concreti» di una recrudescenza delle ostilità durante la tregua, come dimostrano i raid israeliani in Libano che hanno causato almeno venti vittime il giorno successivo all’entrata in vigore del cessate il fuoco con Hezbollah.
I mercati azionari asiatici hanno reagito positivamente, con il Nikkei giapponese in rialzo dell’1,9% e il Kospi sudcoreano del 2,6%, mentre l’oro ha recuperato terreno dopo il calo della scorsa settimana, beneficiando della riduzione delle aspettative di inflazione legate al costo dell’energia. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta del meccanismo di comunicazione istituito tra Washington e Teheran per gestire gli incidenti nello Stretto di Hormuz e l’effettiva attuazione delle deroghe all’export petrolifero iraniano, mentre i colloqui tecnici proseguiranno nei prossimi giorni.
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Dopo i colloqui USA-Iran in Svizzera, i prezzi del petrolio sono scesi grazie all'annuncio di Teheran di aver ottenuto deroghe per le esportazioni di greggio e prodotti petrolchimici, allentando i timori di scarsità. L'impennata iniziale era stata provocata dalle minacce di Trump e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma il successo negoziale ha riportato calma sui mercati.
I prezzi del petrolio sono scesi lunedì dopo la conclusione dei colloqui USA-Iran in Svizzera, con il Brent sotto gli 80 dollari. La dichiarazione di Teheran di aver ottenuto deroghe alle esportazioni ha ridotto le preoccupazioni per interruzioni dell'offerta globale. I prezzi erano saliti in precedenza a causa delle tensioni, ma si sono stabilizzati dopo l'incontro.
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