
Addio a Greenspan, il «Maestro» della Fed che ha diviso la storia economica
L'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan è morto a 100 anni per complicazioni del Parkinson, lasciando un'eredità contesa tra il boom degli anni Novanta e le accuse per la crisi del 2008.
Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, è morto lunedì nella sua casa di Washington all'età di 100 anni per complicazioni legate al morbo di Parkinson. La notizia, diffusa dalla moglie Andrea Mitchell, chiude la vicenda terrena di una delle figure più influenti e controverse della politica monetaria contemporanea. Per quasi due decenni Greenspan ha incarnato la fiducia nella capacità delle banche centrali di pilotare la crescita senza innescare l'inflazione, un'epoca ribattezzata «Grande Moderazione» e culminata nella più lunga espansione ininterrotta della storia americana, dal marzo 1991 al marzo 2001.
La sua intuizione più celebrata resta la lettura anticipata del balzo di produttività generato dalla rivoluzione informatica a metà degli anni Novanta: Greenspan comprese che l'efficienza guadagnata dalle imprese avrebbe assorbito le pressioni salariali senza trasferirle sui prezzi, consentendo alla Fed di mantenere i tassi bassi più a lungo di quanto i modelli econometrici suggerissero. Quella scommessa, ricordata in seguito dall'ex presidente Jerome Powell come esempio di giudizio capace di battere i modelli, alimentò un clima di euforia sui mercati che lo stesso Greenspan provò a raffreddare nel 1996 con il celebre monito sull'«esuberanza irrazionale». La frase scosse le Borse per qualche giorno, ma non impedì il gonfiarsi della bolla dot-com, esplosa nel 2000.
La reputazione del «Maestro» si incrinò irreparabilmente dopo il suo ritiro. A partire dal 2007, il crollo dei mutui subprime innescò una crisi finanziaria globale che travolse banche statunitensi ed europee, costringendo governi su entrambe le sponde dell'Atlantico a massicci salvataggi pubblici. Analisti americani ed europei attribuirono parte della responsabilità alla politica di deregolamentazione finanziaria promossa con convinzione da Greenspan e alla sua fede nella capacità dei mercati di autoregolarsi. Chiamato a testimoniare davanti al Congresso nell'ottobre 2008, l'ex banchiere centrale ammise di essere rimasto «scioccato» dal fallimento dell'auto-disciplina delle banche, un'ammissione che molti osservatori giudicarono tardiva e insufficiente.
In Europa, la crisi del 2008 si tradusse in una recessione profonda e nella successiva crisi dei debiti sovrani, alimentando un dibattito sulla necessità di regole più stringenti per la finanza globale. La Banca Centrale Europea, che negli anni di Greenspan aveva guardato con interesse alla flessibilità pragmatica della Fed, virò dopo la crisi verso un approccio più vincolato a mandati espliciti e a strumenti di vigilanza rafforzati. In Asia, la memoria delle turbolenze finanziarie del 1997-1998, gestite da Greenspan con iniezioni di liquidità e coordinamento internazionale, convive con la consapevolezza che l'eccesso di liquidità globale da lui favorito contribuì a nuove vulnerabilità.
Greenspan lascia un'eredità profondamente biforcuta: per i sostenitori resta l'architetto di un decennio di prosperità e stabilità, per i critici il simbolo di una fiducia ingenua nei mercati che ha aggravato la peggiore recessione dal 1929. La sua scomparsa, a trentanove anni esatti dal «lunedì nero» del 1987 che ne aveva forgiato la fama, non modifica gli assetti correnti della politica monetaria, ma riapre la riflessione sul rapporto tra indipendenza delle banche centrali, regolazione finanziaria e responsabilità democratica, un tema che continua a interrogare Francoforte, Washington e le altre capitali economiche del pianeta.
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Alan Greenspan, presidente della Fed per quasi vent'anni, è morto a 100 anni. Figura gigantesca che ha plasmato il capitalismo americano moderno, ha guidato una delle più lunghe espansioni economiche della storia, ma la sua eredità è offuscata dalla crisi finanziaria globale del 2008, che molti attribuiscono alle sue politiche di deregolamentazione e ai tassi bassi. La sua morte riapre il dibattito su un'era di prosperità e sui suoi costi nascosti.
Alan Greenspan, economista ebreo e presidente della Fed più longevo, è morto a 100 anni. Figura di spicco per la comunità ebraica globale, ha guidato la banca centrale americana sotto quattro presidenti, diventando uno degli uomini più potenti della finanza mondiale. La sua scomparsa è ricordata con orgoglio per le sue radici e con la consapevolezza del suo impatto sulle economie interconnesse, incluso il contesto israeliano.
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