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L’Iran riapre agli ispettori dell’Aiea, gettate le basi per l’intesa definitiva

Il vicepresidente Vance annuncia progressi nei colloqui in Svizzera, con una tabella di marcia di 60 giorni e meccanismi per il cessate il fuoco in Libano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Al termine del primo round di colloqui diretti nel resort svizzero di Bürgenstock, il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha annunciato che l’Iran ha accettato di invitare nuovamente gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) nel paese, con conversazioni tecniche che potrebbero iniziare già questa settimana. I mediatori pakistani e qatarioti hanno diffuso un comunicato congiunto in cui si parla di «progressi incoraggianti» e di una tabella di marcia concordata per raggiungere un accordo finale entro sessanta giorni. I colloqui tecnici proseguiranno in Svizzera nei prossimi giorni, mentre è stato istituito un Comitato di alto livello per la supervisione politica del negoziato.

Secondo Washington, l’apertura alle ispezioni rappresenta «una tappa fondamentale verso la denuclearizzazione permanente» dell’Iran. Vance ha inoltre delineato un meccanismo – definito «un classico accordo trumpiano» – per l’eventuale scongelamento degli asset iraniani: i fondi, sotto la supervisione del Qatar, sarebbero utilizzati per acquistare soia, mais e grano americani, con il duplice obiettivo di arricchire gli agricoltori statunitensi e sfamare la popolazione iraniana. Il Tesoro americano ha intanto sospeso fino al 21 agosto le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, citando l’impegno di Teheran a garantire il libero transito nello Stretto di Hormuz e il ritorno degli ispettori. Da parte iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri Baqaei ha precisato che la riunione di domenica non ha avviato negoziati nucleari formali, ma solo una presentazione delle rispettive posizioni: i colloqui sostanziali, ha ribadito, potranno cominciare soltanto dopo l’attuazione dei punti previsti dal memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana. La delegazione iraniana aveva abbandonato brevemente il tavolo in segno di protesta per le minacce del presidente Trump, che in un post social aveva intimato a Teheran di fermare immediatamente i suoi «rappresentanti ben pagati» in Libano.

Sul piano operativo, le parti hanno concordato l’istituzione di una «cella di deconfliction» per mettere fine alle operazioni militari in Libano, dove la tregua tra Israele e Hezbollah resta fragile – nelle ultime ore non si sono registrati nuovi bombardamenti, ma le truppe israeliane mantengono posizioni nel sud del paese. È stata inoltre attivata una linea di comunicazione per prevenire incidenti e garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale per il commercio globale di petrolio e gas naturale. Secondo analisti energetici europei, la prospettiva di una normalizzazione dei transiti ha già prodotto effetti sui mercati: in Germania il prezzo del diesel è sceso sotto i livelli precedenti lo scoppio della guerra, un segnale che interessa direttamente anche l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio e Gnl che transitano attraverso Hormuz.

Il conflitto era esploso il 28 febbraio con attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, seguiti da ritorsioni missilistiche e dalla chiusura dello Stretto da parte di Teheran. Il memorandum d’intesa siglato elettronicamente dai presidenti Trump e Pezeshkian ha sospeso le ostilità e aperto una finestra di sessanta giorni per affrontare i nodi irrisolti: il programma nucleare iraniano, lo stock di uranio arricchito al 60%, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati. L’Aiea non aveva più accesso ai siti di arricchimento dai bombardamenti del giugno 2025. Israele, rimasto fuori dal tavolo negoziale, guarda con scetticismo all’intesa e rivendica libertà d’azione nel sud del Libano. Il primo banco di prova, ha scritto il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, sarà proprio la cellula di deconfliction libanese, mentre i tecnici delle due delegazioni restano a Bürgenstock per trasformare le fondamenta gettate in questi giorni in un edificio diplomatico ancora tutto da costruire.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa israelianaStampa atlantica / anglosfera
Stampa israeliana/ Sicurezza
PragmatismoScetticismo

I colloqui tra Stati Uniti e Iran hanno gettato buone basi per un accordo finale, con lo Stretto di Hormuz aperto. Sul Libano, Washington cerca di bilanciare la sicurezza di Israele con la sovranità libanese, ma la questione resta una discussione in corso.

Stampa atlantica / anglosfera/ Sicurezza
TrionfoUrgenza

I negoziati ad alto livello hanno prodotto una tabella di marcia di 60 giorni per porre fine alla guerra, con l'Iran che accetta il ritorno degli ispettori nucleari dell'ONU. Il vicepresidente americano ha celebrato una solida base per l'accordo finale, mentre le minacce di Trump sul conflitto Hezbollah-Israele mantengono alta la pressione.

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lunedì 22 giugno 2026

L’Iran riapre agli ispettori dell’Aiea, gettate le basi per l’intesa definitiva

Il vicepresidente Vance annuncia progressi nei colloqui in Svizzera, con una tabella di marcia di 60 giorni e meccanismi per il cessate il fuoco in Libano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Al termine del primo round di colloqui diretti nel resort svizzero di Bürgenstock, il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha annunciato che l’Iran ha accettato di invitare nuovamente gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) nel paese, con conversazioni tecniche che potrebbero iniziare già questa settimana. I mediatori pakistani e qatarioti hanno diffuso un comunicato congiunto in cui si parla di «progressi incoraggianti» e di una tabella di marcia concordata per raggiungere un accordo finale entro sessanta giorni. I colloqui tecnici proseguiranno in Svizzera nei prossimi giorni, mentre è stato istituito un Comitato di alto livello per la supervisione politica del negoziato.

Secondo Washington, l’apertura alle ispezioni rappresenta «una tappa fondamentale verso la denuclearizzazione permanente» dell’Iran. Vance ha inoltre delineato un meccanismo – definito «un classico accordo trumpiano» – per l’eventuale scongelamento degli asset iraniani: i fondi, sotto la supervisione del Qatar, sarebbero utilizzati per acquistare soia, mais e grano americani, con il duplice obiettivo di arricchire gli agricoltori statunitensi e sfamare la popolazione iraniana. Il Tesoro americano ha intanto sospeso fino al 21 agosto le sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, citando l’impegno di Teheran a garantire il libero transito nello Stretto di Hormuz e il ritorno degli ispettori. Da parte iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri Baqaei ha precisato che la riunione di domenica non ha avviato negoziati nucleari formali, ma solo una presentazione delle rispettive posizioni: i colloqui sostanziali, ha ribadito, potranno cominciare soltanto dopo l’attuazione dei punti previsti dal memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana. La delegazione iraniana aveva abbandonato brevemente il tavolo in segno di protesta per le minacce del presidente Trump, che in un post social aveva intimato a Teheran di fermare immediatamente i suoi «rappresentanti ben pagati» in Libano.

Sul piano operativo, le parti hanno concordato l’istituzione di una «cella di deconfliction» per mettere fine alle operazioni militari in Libano, dove la tregua tra Israele e Hezbollah resta fragile – nelle ultime ore non si sono registrati nuovi bombardamenti, ma le truppe israeliane mantengono posizioni nel sud del paese. È stata inoltre attivata una linea di comunicazione per prevenire incidenti e garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale per il commercio globale di petrolio e gas naturale. Secondo analisti energetici europei, la prospettiva di una normalizzazione dei transiti ha già prodotto effetti sui mercati: in Germania il prezzo del diesel è sceso sotto i livelli precedenti lo scoppio della guerra, un segnale che interessa direttamente anche l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio e Gnl che transitano attraverso Hormuz.

Il conflitto era esploso il 28 febbraio con attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, seguiti da ritorsioni missilistiche e dalla chiusura dello Stretto da parte di Teheran. Il memorandum d’intesa siglato elettronicamente dai presidenti Trump e Pezeshkian ha sospeso le ostilità e aperto una finestra di sessanta giorni per affrontare i nodi irrisolti: il programma nucleare iraniano, lo stock di uranio arricchito al 60%, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati. L’Aiea non aveva più accesso ai siti di arricchimento dai bombardamenti del giugno 2025. Israele, rimasto fuori dal tavolo negoziale, guarda con scetticismo all’intesa e rivendica libertà d’azione nel sud del Libano. Il primo banco di prova, ha scritto il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, sarà proprio la cellula di deconfliction libanese, mentre i tecnici delle due delegazioni restano a Bürgenstock per trasformare le fondamenta gettate in questi giorni in un edificio diplomatico ancora tutto da costruire.

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I colloqui tra Stati Uniti e Iran hanno gettato buone basi per un accordo finale, con lo Stretto di Hormuz aperto. Sul Libano, Washington cerca di bilanciare la sicurezza di Israele con la sovranità libanese, ma la questione resta una discussione in corso.

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I negoziati ad alto livello hanno prodotto una tabella di marcia di 60 giorni per porre fine alla guerra, con l'Iran che accetta il ritorno degli ispettori nucleari dell'ONU. Il vicepresidente americano ha celebrato una solida base per l'accordo finale, mentre le minacce di Trump sul conflitto Hezbollah-Israele mantengono alta la pressione.

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