
Pechino risponde al Pentagono: sanzioni su 56 aziende USA, nel mirino le terre rare
In risposta alla lista nera che ha colpito Alibaba, Baidu e BYD, la Cina impone controlli sull’export di beni dual-use a dieci imprese della difesa e vieta gli appalti pubblici a 46 colossi americani.
La Cina ha annunciato lunedì 22 giugno un pacchetto di ritorsioni commerciali contro cinquantasei imprese statunitensi, innalzando la tensione tra le due maggiori economie mondiali a poche settimane dal tentativo di distensione avviato con la visita di Donald Trump a Pechino. Il Ministero del Commercio cinese ha inserito dieci aziende legate al settore della difesa e all’estrazione di terre rare in una lista di controllo delle esportazioni, vietando la fornitura di beni e tecnologie a duplice uso — civili e militari — e imponendo l’immediata interruzione di qualsiasi attività in corso. In parallelo, il Ministero delle Finanze ha proibito agli enti pubblici cinesi di acquistare prodotti fabbricati da altre quarantasei società americane, tra cui Lockheed Martin, Raytheon e la divisione difesa di Boeing.
Il provvedimento è stato presentato da Pechino come una risposta diretta all’aggiornamento, avvenuto all’inizio di giugno, della lista del Pentagono delle «imprese militari cinesi» che operano negli Stati Uniti. In quella lista erano stati inseriti colossi tecnologici come Alibaba, Baidu e il produttore di veicoli elettrici BYD, con l’accusa di sostenere l’apparato militare di Pechino — designazione che impedisce loro di ottenere contratti con la difesa americana. Tra le dieci entità ora colpite dalle restrizioni cinesi figurano Aveox, titolare di contratti aerospaziali con l’esercito USA, Oshkosh Defense, produttrice di veicoli militari, e due aziende simbolo della filiera delle terre rare: MP Materials, che gestisce l’unica miniera attiva negli Stati Uniti, e USA Rare Earth. La mossa ha una portata extraterritoriale: Pechino vieta a qualsiasi individuo o organizzazione, in qualunque paese, di trasferire verso le società sanzionate beni dual-use di origine cinese.
Secondo analisti vicini al gruppo di consulenza The Asia Group, l’impatto immediato delle sanzioni cinesi è in larga misura simbolico, poiché la maggior parte delle imprese colpite opera esclusivamente nel perimetro della difesa statunitense e non intrattiene rapporti commerciali diretti con la Cina. Tuttavia, il coinvolgimento dei produttori di terre rare introduce un elemento di vulnerabilità strategica: la Cina domina la raffinazione globale di questi minerali, essenziali per l’industria tecnologica e della difesa, e anche una limitazione indiretta delle forniture potrebbe riverberarsi sulle catene di approvvigionamento occidentali, Europa inclusa. La decisione di esentare dai divieti le imprese a capitale americano che producono in Cina conferma la volontà di Pechino di calibrare la rappresaglia senza recidere del tutto i legami produttivi.
Le nuove restrizioni si innestano su un clima diplomatico contraddittorio. Appena un mese fa Trump e Xi Jinping avevano concordato di lavorare a una riduzione delle tariffe, ma la pubblicazione della lista nera del Pentagono ha subito riacceso lo scontro tecnologico e militare. Resta sullo sfondo la questione di Taiwan: molte delle aziende ora sanzionate da Pechino erano già state colpite nel 2024 e 2025 per le vendite di armi americane all’isola, e il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che un nuovo pacchetto da quattordici miliardi di dollari è «in fase di revisione». Il prossimo banco di prova sarà l’effettiva applicazione dei divieti e l’eventuale reazione di Washington, mentre le imprese tecnologiche cinesi cercano di ottenere la rimozione dalla lista del Pentagono.
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La Cina ha adottato le necessarie contromisure contro le sanzioni statunitensi, imponendo controlli all'esportazione su 10 aziende americane della difesa e delle terre rare e vietando gli acquisti pubblici da 46 imprese USA. Questa legittima azione tutela la sicurezza nazionale e risponde all'ingiusta lista nera di Washington contro le imprese cinesi.
La mossa punitiva di Pechino contro Washington colpisce 10 aziende vitali americane della difesa e delle terre rare, segnalando che gli Stati Uniti non possono agire impunemente. L'escalation arriva nonostante la recente visita di Trump volta ad allentare le tensioni, mostrando la fragilità della diplomazia tra grandi potenze.
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