
Nuovo attacco USA nel Caribe: due morti, sei sopravvissuti. La guerra al narcotraffico sotto accusa
L'operazione letale contro un'imbarcazione sospetta si inserisce in una campagna militare che ha già ucciso oltre 210 persone, mentre emergono rivelazioni sulle contraddizioni della strategia antidroga statunitense.
Il 21 giugno un'unità della Joint Task Force Southern Spear, su ordine del generale Francis L. Donovan del Comando Sud degli Stati Uniti, ha colpito con un attacco cinetico un'imbarcazione nel Mar dei Caraibi, uccidendo due uomini e lasciandone sei in vita. Secondo il comunicato ufficiale del SOUTHCOM, l'intelligence aveva confermato che il vascello operava lungo rotte note del narcotraffico ed era gestito da «organizzazioni terroristiche designate», senza tuttavia fornire prove del carico illecito né identificare i gruppi. La Guardia Costiera è stata immediatamente allertata per attivare le procedure di ricerca e soccorso dei sopravvissuti, ma non è stato reso noto se siano stati effettivamente tratti in salvo.
Per l'amministrazione Trump, che dal settembre scorso ha autorizzato oltre sessanta attacchi simili definendoli un «conflitto armato» contro i cartelli, si tratta di un'escalation necessaria per arginare il flusso di stupefacenti e le morti per overdose che colpiscono gli Stati Uniti. Da Bruxelles e da altre capitali europee, tuttavia, fonti diplomatiche osservano con crescente preoccupazione l'uso della forza letale in acque internazionali senza un mandato esplicito. Organizzazioni per i diritti umani e studiosi di diritto internazionale, in particolare dall'America Latina, qualificano queste operazioni come esecuzioni extragiudiziali e ne contestano la legalità, anche alla luce di un precedente attacco in cui i sopravvissuti furono colpiti una seconda volta mentre si aggrappavano al relitto.
La vicenda si intreccia con le rivelazioni, emerse da agenti della DEA e documenti interni visionati dall'Associated Press, su una strategia opposta condotta nel Nuovo Messico tra il 2023 e il 2025: centinaia di migliaia di pillole di fentanyl furono deliberatamente lasciate circolare per costruire casi giudiziari contro i trafficanti di più alto livello. L'approccio, che secondo alcuni agenti ha «avvelenato la comunità», solleva interrogativi sulla coerenza complessiva della lotta al narcotraffico. Nel frattempo, analisti della sicurezza fanno notare che il fentanyl responsabile della maggior parte delle overdose negli Stati Uniti viene prodotto con precursori chimici importati da Cina e India e transita via terra dal Messico, rendendo gli attacchi marittimi nei Caraibi e nel Pacifico orientale uno strumento dall'efficacia incerta rispetto alla reale catena di approvvigionamento.
Il Pentagono ha annunciato che il proprio ispettorato generale valuterà se le forze armate abbiano seguito il ciclo di targeting congiunto in sei fasi, ma ha precisato che l'indagine non riguarderà la legalità degli attacchi. Alcuni membri del Congresso statunitense chiedono la diffusione del video integrale del primissimo strike, mentre il dibattito sulla legittimità e sull'impatto di questa campagna militare resta aperto, con oltre duecento vittime accumulate in meno di un anno.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'esercito statunitense ha colpito un'imbarcazione sospettata di traffico di droga nel Pacifico orientale, uccidendo due persone e lasciandone sei sopravvissute. L'operazione rientra in una campagna in corso che ha effettuato oltre 60 attacchi simili, causando più di 210 morti. Le autorità inquadrano l'azione come una misura necessaria contro il narcoterrorismo.
Le forze statunitensi hanno attaccato un'imbarcazione nei Caraibi, uccidendo due uomini che erano solo accusati di traffico di droga. Altri sei membri dell'equipaggio sono sopravvissuti. L'episodio solleva preoccupazioni su azioni extragiudiziali e sulla mancanza di prove presentate da Washington.
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