
Russia, il carburante razionato: prima lo Stato e la guerra, poi i cittadini
Mentre gli attacchi ucraini mettono fuori uso le raffinerie, Mosca stabilisce una lista di priorità per la distribuzione del carburante che penalizza i distributori privati e rivela la fragilità del sistema energetico russo.
Il governo russo ha formalizzato una lista di priorità per la distribuzione dei prodotti petroliferi che mette in coda le stazioni di servizio ordinarie, riservando le forniture innanzitutto a enti statali, imprese della difesa, ferrovie e produttori agricoli. La decisione, emersa dai verbali delle riunioni presiedute dal vicepremier Aleksandr Novak, segue settimane di crisi innescate dai ripetuti attacchi con droni ucraini contro le raffinerie, che hanno ridotto la produzione nazionale di benzina a circa il 65% della domanda stagionale. In Crimea è stato dichiarato lo stato d’emergenza, mentre in altre regioni occupate si segnalano razionamenti e interruzioni delle attività commerciali.
Secondo Novak le misure adottate – divieto di esportazione, importazioni d’emergenza dalla Bielorussia e rinvio delle manutenzioni programmate – stanno producendo una “stabilizzazione parziale”. A Mosca e San Pietroburgo la quota di distributori con carburante disponibile è cresciuta di circa sei punti percentuali in una settimana, e le code si sono ridotte. Tuttavia, analisti del settore a Mosca avvertono che si tratta di interventi tampone: la capacità di raffinazione danneggiata non è stata ripristinata e la produzione potrà aumentare in modo significativo soltanto verso la fine dell’anno. Nel frattempo, il prezzo medio della benzina ha superato i 75 rubli al litro, con un incremento del 16% da inizio anno.
La crisi accelera una trasformazione più profonda del ruolo energetico della Russia. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’Unione Europea ha ormai reciso la dipendenza dal gas russo, con un divieto formale alle importazioni entrato in vigore a gennaio 2026 e una quota di Gnl americano che nel primo trimestre dell’anno ha raggiunto il 63% del totale comunitario. Nell’ottica di Pechino, invece, la debolezza russa rappresenta un’opportunità: la Cina ha deliberatamente limitato gli acquisti di idrocarburi durante il conflitto per accrescere la propria leva su Mosca, e un’eventuale riapertura dei flussi dopo un cessate il fuoco servirebbe ad approfondire la penetrazione economica in Siberia e nell’Estremo Oriente russo, riducendo ulteriormente i margini di manovra del Cremlino.
Il governo ha incaricato il ministero dell’Energia di individuare fornitori per l’import di carburante e di studiare la costruzione di mini-raffinerie nelle regioni più colpite, mentre i governatori sono tenuti a riferire quotidianamente sulle scorte. La priorità assegnata alle esigenze belliche e statali, con le reti di distributori indipendenti relegate in fondo alla lista, mostra come la tenuta del fronte interno sia ormai subordinata al sostegno della macchina militare. Il prossimo banco di prova sarà la capacità di mantenere la fragile stabilizzazione durante l’autunno, quando la domanda stagionale e gli eventuali nuovi danni alle infrastrutture potrebbero aggravare una crisi che, al di là dei comunicati ufficiali, sta erodendo le fondamenta economiche del paese.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La Russia, che ha armato l'energia, ora vede la sua economia di guerra incrinarsi sotto i colpi ucraini.
Il blocco presenta la crisi come una conseguenza diretta delle azioni aggressive di Mosca, invertendo la narrativa di vittima e trasformando la Russia in artefice del proprio declino.
Omette la narrativa di stabilizzazione del governo russo e l'argomento che le sanzioni occidentali abbiano contribuito alla crisi.
Il governo russo dà priorità ai bisogni statali e militari, e la situazione si sta stabilizzando grazie a misure efficaci.
Presenta la priorizzazione come un passo amministrativo logico e necessario, normalizzando la crisi.
Omette il ruolo degli attacchi ucraini con droni nel causare la carenza e lo stato di emergenza in Crimea.
Sia la Russia che l'UE sono ipocrite: la Russia dà priorità alla guerra sui cittadini, mentre l'UE trae profitto dal GNL russo.
Usa una critica del doppio standard per relativizzare la colpa, suggerendo che entrambe le parti sono in torto.
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