
Trump minaccia il «Pickaxe Mountain»: il bunker nucleare iraniano che sfida le bombe americane
Il presidente americano annuncia un attacco imminente contro l’ultimo sito atomico di Teheran ancora intatto, scavato sotto oltre 100 metri di roccia, mentre resta incerto cosa vi sia custodito e se gli ordigni statunitensi possano raggiungerlo.
L’annuncio di Donald Trump, ripetuto in più occasioni pubbliche, segna un’escalation verbale senza precedenti sul dossier nucleare iraniano: gli Stati Uniti colpiranno «molto presto e con estrema durezza» il sito noto come Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo di Kuh-e Kolang Gaz La, a ridosso dell’impianto di Natanz, già bombardato nel giugno 2025 durante la guerra dei dodici giorni tra Israele e Iran. Secondo fonti dell’amministrazione americana, l’operazione potrebbe coinvolgere le bombe penetranti GBU-57, capaci di perforare oltre 60 metri di terreno, e si discute l’ipotesi di un attacco in tandem – due ordigni in successione sullo stesso punto – per scardinare strati di roccia che, secondo le stime dell’Institute for Science and International Security di Washington, superano ormai i 100 metri di profondità.
Teheran respinge ogni accusa: il portavoce del ministero degli Esteri ha definito le minacce «un pretesto inventato per aggressione e sabotaggio», ribadendo che nel sito non si svolge alcuna attività nucleare. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) non ha mai potuto accedere all’impianto, nonostante il direttore Rafael Grossi avesse ricevuto nel 2021 una notifica generica sull’intenzione di condurvi lavori. Le immagini satellitari analizzate da centri studi americani ed europei mostrano quattro ingressi, postazioni antiaeree e un perimetro sorvegliato dai Guardiani della rivoluzione; i cantieri sono proseguiti anche dopo gli attacchi del 2025, con l’allestimento di barriere e il rafforzamento dei tunnel. Per gli analisti della non proliferazione con base a Bruxelles, la profondità e l’estensione del complesso – 2,7 chilometri quadrati – suggeriscono la possibilità di ospitare non solo l’assemblaggio di centrifughe, ma anche l’arricchimento dell’uranio, in un contesto in cui le scorte di materiale fissile a elevato grado di purezza restano però, secondo le intelligence occidentali, nei siti già colpiti.
La minaccia si inserisce in una spirale di scontri che da settimane coinvolge lo Stretto di Hormuz, via d’acqua cruciale per le forniture energetiche globali e per l’Italia, che importa via mare una quota rilevante di greggio e gas naturale liquefatto. Un’estensione del conflitto a un bersaglio sepolto sotto una montagna a 225 chilometri da Teheran rischierebbe, secondo fonti diplomatiche europee, di innescare una reazione iraniana su larga scala, come prefigurato dallo stesso comando militare di Teheran, che ha avvertito che un attacco alle infrastrutture nucleari «allargherà la guerra a livello regionale». Bruxelles segue con apprensione anche le possibili ripercussioni sui traffici mercantili nel Mar Rosso, già condizionati dalle iniziative degli Houthi yemeniti, e sulla stabilità dei mercati energetici.
Sul piano diplomatico, Washington esclude al momento colloqui che non siano «significativi», mentre Teheran, secondo la lettura americana, cercherebbe un negoziato per fermare una campagna militare che sta logorando le sue capacità. Lo stato del dossier resta bloccato: nessuna ispezione internazionale è in corso, i lavori di scavo procedono e la minaccia di un attacco imminente, per quanto tecnicamente incerta nella sua efficacia, tiene aperta la prospettiva di un nuovo capitolo militare nel confronto tra Stati Uniti e Iran.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
L'attacco è tecnicamente incerto: le bombe più potenti potrebbero fallire contro cento metri di roccia.
Tecnicizzazione scettica: si analizzano le specifiche tecniche delle bombe e la geologia del sito per mettere in dubbio la fattibilità dell'operazione.
Non menziona la possibilità che l'Iran abbia già spostato centrifughe nel sito, il che potrebbe aumentare l'urgenza dell'attacco.
L'Iran potrebbe aver già spostato centrifughe nel sito, rendendo l'attacco più urgente.
Pragmatismo fattuale: si riportano le dichiarazioni di Trump e si aggiunge un dettaglio operativo senza giudizio.
Non analizza la possibilità che le bombe americane non siano in grado di penetrare la montagna, a differenza della stampa europea.
Trump ha detto che colpiranno molto presto, ma gli esperti dicono che le bombe non possono raggiungere i tunnel.
Riporto diretto con contrappunto esperto: si affianca la dichiarazione del presidente a un'opinione tecnica che ne riduce la credibilità.
Non menziona il contesto storico delle precedenti distruzioni di impianti nucleari iraniani, che potrebbe spiegare la determinazione di Trump.
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