
Washington e Riyad firmano l’accordo nucleare: via libera all’arricchimento dell’uranio in Arabia Saudita
L’intesa trentennale, che esclude il Protocollo aggiuntivo dell’AIEA e non vincola Riad alla normalizzazione con Israele, apre la strada a un programma civile potenzialmente dual-use, suscitando allarme in Israele e tra i non proliferatori.
Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno formalizzato mercoledì un accordo di cooperazione nucleare civile — noto come “Accordo 123” — accompagnato da un patto bilaterale sulle salvaguardie. Secondo fonti dell’amministrazione Trump, l’intesa, del valore di decine di miliardi di dollari e della durata di trent’anni, consentirà alle imprese statunitensi di costruire reattori e, dopo uno studio congiunto, un impianto di arricchimento dell’uranio sul suolo saudita. Il testo non include il Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) che permetterebbe ispezioni a sorpresa, né subordina la cooperazione alla normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Riad e Israele, condizione invece centrale nei negoziati condotti dalla precedente amministrazione Biden.
La Casa Bianca, per voce del segretario all’Energia Chris Wright e del segretario di Stato Marco Rubio, ha difeso l’intesa come conforme ai “più alti standard di sicurezza e non proliferazione”, sottolineando i benefici per l’industria nucleare americana e la creazione di posti di lavoro. Nell’ottica di Riad, l’accordo rappresenta il coronamento di un obiettivo strategico inseguito da anni, che consente di diversificare le fonti energetiche e di proiettare il regno come potenza tecnologica. Da parte israeliana, invece, esponenti dell’opposizione ed ex alti funzionari — tra cui l’ex premier Naftali Bennett e l’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman — hanno denunciato il rischio di una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente, mentre al Congresso statunitense diversi legislatori democratici, come il senatore Edward Markey e il rappresentante Brad Sherman, hanno bollato l’intesa come un errore che mina la credibilità della guerra condotta contro l’Iran proprio per impedirne la nuclearizzazione.
Sul piano della non proliferazione, l’accordo segna un distacco dal cosiddetto “gold standard” fissato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti, che avevano rinunciato all’arricchimento e al ritrattamento del combustibile. Secondo esperti con base a Londra, come Alexander Bollfrass dell’International Institute for Strategic Studies, si tratta di un approccio “rivoluzionario” che trasferisce tecnologia sensibile senza il livello di supervisione multilaterale finora ritenuto irrinunciabile. Negli ambienti diplomatici europei, l’intesa è osservata con preoccupazione perché rischia di incrinare ulteriormente l’architettura del Trattato di non proliferazione e di offrire un argomento a Teheran, che da tempo rivendica il diritto all’arricchimento per scopi civili, proprio mentre Washington e Israele bombardano le sue infrastrutture nucleari.
L’annuncio giunge in un contesto regionale incandescente: il conflitto armato tra Stati Uniti e Iran, iniziato a febbraio, ha visto attacchi iraniani contro basi americane nella regione e contro il territorio saudita, mentre i ribelli Houthi dello Yemen hanno minacciato un blocco navale contro i porti del regno. Riad, che lo scorso anno ha siglato un patto di difesa con il Pakistan nucleare, ha più volte fatto sapere, per bocca del principe ereditario Mohammed bin Salman, che se l’Iran dovesse dotarsi di un’arma atomica, il regno farebbe altrettanto. L’accordo sarà ora sottoposto al Congresso per un periodo di revisione di novanta giorni: i repubblicani controllano entrambe le camere, ma per bloccare l’intesa servirebbe una risoluzione congiunta e, in caso di veto presidenziale, una maggioranza di due terzi, soglia che appare difficilmente raggiungibile.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
L'America Latina lancia l'allarme: l'accordo nucleare tra USA e Arabia Saudita è una porta aperta alla proliferazione e a una corsa agli armamenti nella regione.
Rappresentando l'accordo come una via diretta verso una bomba nucleare saudita e sottolineando l'allarme di Israele e Iran, la narrazione crea un senso di pericolo imminente.
Il blocco omette i benefici economici dell'accordo e il fatto che include alcune garanzie, così come il ruolo delle aziende statunitensi nella costruzione delle infrastrutture.
Il Golfo vede l'accordo nucleare USA-Arabia Saudita come un passo pragmatico che rafforza la sicurezza energetica del regno e la partnership strategica, con le necessarie garanzie.
Evidenziando i benefici economici, il ruolo delle aziende americane e il potenziale supporto pakistano, la narrazione normalizza l'accordo come una normale partnership strategica.
Il blocco omette le preoccupazioni sulla proliferazione e la mancanza di controlli dell'AIEA, così come l'allarme di Israele e Iran.
La Russia sottolinea l'assenza di garanzie nell'accordo nucleare tra USA e Arabia Saudita, che crea una minaccia di proliferazione.
Concentrandosi sull'assenza di garanzie precedentemente richieste e sulla mancanza di controlli dell'AIEA, la narrazione presenta l'accordo come una mossa sconsiderata degli Stati Uniti.
Il blocco omette i benefici economici e l'aspetto della partnership strategica, così come il potenziale per le aziende americane di costruire infrastrutture.
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