
La ripresa a due velocità dell’America Latina: servizi e spesa pubblica trainano, ma l’industria arranca
Il rimbalzo messicano nel secondo trimestre e la crescita colombiana drogata dalla spesa pubblica convivono con la fragilità argentina e la cautela brasiliana, in un quadro segnato da consumi diseguali e investimenti in affanno.
L’indicatore opportuno dell’attività economica messicana ha registrato a giugno una crescita annua dell’1,7 per cento, portando la stima per il secondo trimestre a un’espansione dell’1,8 per cento, oltre quattro volte il magro 0,4 per cento dei primi tre mesi dell’anno. È il dato che cambia la percezione di una economia latinoamericana in stallo, ma che, letto insieme ai numeri in arrivo da Buenos Aires, Brasilia e Bogotà, disegna un continente a due velocità, dove la ripartenza poggia su gambe diseguali.
Il rimbalzo messicano deve molto ai servizi, che rappresentano due terzi del Pil e sono cresciuti del 2,2 per cento, e a un’industria delle costruzioni tornata in terreno positivo. Secondo gli analisti di Città del Messico, l’effetto Mondiale di calcio ha offerto un impulso aggiuntivo a ristorazione, alloggi e trasporti, ma la base del recupero appariva già in formazione da aprile. Resta un’incognita la tenuta nella seconda metà dell’anno, con la revisione del T-MEC che frena gli investimenti e un consenso di previsioni che per l’intero 2026 oscilla tra l’1,1 e l’1,4 per cento.
In Argentina, l’attesa per il dato di maggio dell’Emde, l’indicatore mensile di attività, è per un rimbalzo modesto, attorno allo 0,3 per cento dopo il crollo di aprile. Gli economisti di Buenos Aires descrivono un’economia “a serrucho”, con mesi di crescita subito annullati da contrazioni, e segnali contrastanti: l’acciaio e la produzione di veicoli salgono, ma le vendite di auto ai concessionari scendono di oltre il 9 per cento, rivelando un consumo durevole ancora debole. Il governo confida in un “circolo virtuoso” a partire da giugno, ma il percorso appare irto di ostacoli.
Il Brasile delle piccole e medie imprese offre una fotografia più incoraggiante: a giugno il fatturato reale è salito del 3,1 per cento su base annua, con il commercio in crescita del 7 per cento, trainato da un’inflazione in decelerazione che ha restituito potere d’acquisto alle famiglie. Gli osservatori di Brasilia avvertono però che i tassi ancora elevati e l’indebitamento delle famiglie rappresentano un freno strutturale, e che l’industria è rimasta ferma, con la trasformazione che mostra vitalità solo in metà dei comparti. In Colombia, infine, l’indice ISE di maggio ha segnato un +4,1 per cento, ma gli analisti di Bogotà sottolineano che, depurato dal contributo dell’amministrazione pubblica e della sanità, il dato scenderebbe all’1,8 per cento, confermando una dipendenza dalla spesa statale che solleva interrogativi sulla sostenibilità della ripresa.
Il prossimo appuntamento con la verità sarà la pubblicazione dei dati ufficiali del Pil del secondo trimestre in Messico e dell’Emde argentino di maggio, attesi nelle prossime settimane. Le banche centrali della regione, da Banxico a Copom, osserveranno con attenzione la composizione della crescita per calibrare i prossimi passi sui tassi, in un contesto in cui l’allentamento monetario potrebbe offrire ossigeno, ma solo se accompagnato da un rilancio degli investimenti privati.
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