
Stretto di Hormuz e Bab el-Mandeb: l’AIE avverte sui rischi per l’approvvigionamento energetico globale
Nonostante i mercati del greggio mostrino resilienza, la pressione su prodotti raffinati e gas liquefatto cresce, colpendo in modo diseguale le economie mondiali.
L’annuncio degli Houthi di un blocco navale dello stretto di Bab el-Mandeb, confermato dal dietrofront di due petroliere pakistane, ha spinto il Brent oltre i 91 dollari al barile, mentre il greggio americano WTI si attesta sopra gli 84 dollari. L’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), per voce del direttore esecutivo Fatih Birol, ha lanciato un allarme: l’escalation che coinvolge lo Stretto di Hormuz e le infrastrutture energetiche regionali aggrava l’incertezza sulla sicurezza degli approvvigionamenti. La chiusura totale di Bab el-Mandeb, via sempre più utilizzata da Riyad per aggirare Hormuz tramite l’oleodotto Est-Ovest, potrebbe ridurre l’offerta mondiale di petrolio del 7%, secondo le stime circolate tra gli analisti mediorientali.
Tuttavia, il mercato del greggio ha finora retto l’urto. Le esportazioni dai Paesi del Golfo, pur in calo dai picchi di fine giugno, restano superiori ai livelli di inizio marzo grazie alle rotte alternative promosse da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi ha annunciato un piano per azzerare la dipendenza da Hormuz entro fine anno, con un nuovo corridoio di esportazione e lo studio di una terza via, mentre accelera gli investimenti nel collegamento strategico con Bassora, Turchia e Siria. Sul fronte dell’offerta, l’aumento della produzione di Stati Uniti, Brasile, Venezuela e Kazakistan ha compensato parte delle perdite dal Golfo, e la Cina ha dimezzato le importazioni di greggio rispetto ai livelli prebellici. Il rilascio coordinato di 290 milioni di barili di riserve strategiche dell’AIE – su un totale di 400 milioni annunciati a marzo – ha contribuito a calmierare i prezzi, che scesero di circa 20 dollari dopo l’intervento.
La resilienza del greggio non deve però indurre a sottovalutare le criticità. L’AIE avverte che l’attività di raffinazione e la produzione di carburanti come diesel e benzina non hanno tenuto il passo con le consegne di greggio, rendendo questi mercati molto più tesi. Sul fronte del gas naturale liquefatto (GNL), le esportazioni aggiuntive da Stati Uniti e Canada hanno sostituito circa il 70% dei volumi persi attraverso Hormuz, ma ulteriori ritardi nella ripresa delle spedizioni dal Golfo potrebbero prolungare la tensione in Europa, proprio mentre il continente accumula scorte in vista dell’inverno. Le riserve commerciali di petrolio, intanto, continuano a calare.
L’impatto della crisi è profondamente asimmetrico. Secondo Birol, l’Asia – che prima del conflitto riceveva dallo Stretto di Hormuz tra l’80 e il 90% dell’energia importata – è la regione più colpita, con conseguenze gravissime per i Paesi in via di sviluppo come Pakistan, Bangladesh e India. Qui l’inaccessibilità dei derivati del petrolio spinge le famiglie, e in particolare le donne, a utilizzare combustibili alternativi come sterco e legna, con emissioni nocive e rischi sanitari. Anche economie avanzate come Giappone e Corea del Sud hanno risentito del blocco, ma in misura minore.
La via d’uscita, per l’AIE, passa da una risoluzione del conflitto che includa la riapertura piena e incondizionata dello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti puntano a completare la nuova rotta alternativa entro la fine dell’anno, un’infrastruttura che potrebbe ridisegnare la geografia energetica regionale. L’agenzia ricorda che i suoi membri detengono ancora oltre un miliardo di barili di scorte pubbliche, un cuscinetto che, se necessario, potrebbe essere nuovamente attivato. Ma la vera incognita resta la tenuta del sistema di raffinazione globale e la capacità dell’Europa di superare l’inverno senza scosse sui prezzi del gas.
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.10 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
Il Golfo garantisce la stabilità energetica nonostante le tensioni.
Enfatizzando le esportazioni alternative e la resilienza del mercato del greggio, si ridimensiona la minaccia.
Non menziona la chiusura di Bab el-Mandeb, concentrandosi solo su Hormuz.
L'Iran e lo Yemen controllano i punti strategici e fanno salire i prezzi.
Sottolineando l'immediato aumento dei prezzi e la chiusura dello stretto, si crea un senso di urgenza e inevitabilità.
Minimizza i fattori stabilizzanti come le esportazioni alternative.
I mercati petroliferi resistono nonostante le tensioni.
Enfatizzando la resilienza dei mercati e la mancanza di interruzioni immediate, si riduce la percezione del rischio.
Tralascia l'aumento dei prezzi e la minaccia concreta di chiusura.
La sicurezza energetica globale è a rischio se lo Stretto di Hormuz rimane chiuso.
Enfatizzando la percentuale di traffico energetico mondiale che passa per lo stretto e la mancanza di una soluzione immediata, si amplifica il rischio.
Non considera le misure di compensazione dei produttori del Golfo.
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