
Stretto di Hormuz, Rubio: «Testa per occhio». Il petrolio vola oltre 100 dollari
Il segretario di Stato americano annuncia la linea di Trump dopo gli attacchi iraniani alle navi mercantili, mentre il Brent supera i 100 dollari e l’Europa teme per le forniture energetiche.
La tensione nel Golfo Persico ha raggiunto un nuovo picco dopo che il segretario di Stato americano Marco Rubio, a margine del vertice dell’Asean a Manila, ha dichiarato che la politica di Washington verso l’Iran è «testa per occhio». La formula, coniata in risposta alla dottrina «occhio per occhio» rivendicata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, segna un inasprimento della postura statunitense: il presidente Donald Trump ha minacciato di bombardare un ponte o una centrale elettrica in Iran per ogni attacco contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti del Pentagono, per la dodicesima notte consecutiva le forze americane hanno colpito obiettivi militari iraniani, inclusi depositi di missili e sistemi radar, mentre Teheran rivendica il diritto di rispondere a quelle che definisce «aggressioni».
Le posizioni restano inconciliabili. Da Washington, Rubio ha sostenuto che l’Iran «non è pronto a un accordo» e che ogni notte il prezzo pagato da Teheran aumenterà, accusando la leadership iraniana di violare sistematicamente i cessate il fuoco e di «implorare» negoziati solo per prendere tempo. Da Teheran, il capo della diplomazia Araghchi ha ribadito che qualsiasi attacco alle infrastrutture iraniane, comprese quelle civili, sarà considerato un’aggressione e riceverà una «risposta potente e decisiva». I Guardiani della Rivoluzione hanno evocato «operazioni di cui gli Stati Uniti si pentiranno». Sul fronte diplomatico, Parigi ha denunciato come «premeditato» l’arresto di due diplomatici francesi a Teheran, promettendo una reazione, mentre fonti mediorientali riferiscono che Washington ha condizionato ogni tregua a un’intesa che smilitarizzi lo Stretto di Hormuz, neutralizzando le capacità offensive dei pasdaran.
Le ripercussioni economiche sono immediate e toccano direttamente l’Europa. Il prezzo del petrolio Brent ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, spinto dall’aumento dei premi assicurativi per le petroliere e dagli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, a navi saudite nel Mar Rosso. Secondo analisti di Bruxelles, il rincaro dell’energia rischia di alimentare l’inflazione e di complicare il percorso di riduzione dei tassi della Banca centrale europea. Per l’Italia, che importa via mare la quasi totalità del greggio e gestisce un importante polo di raffinazione nel Mediterraneo, la minaccia alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – da cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale – rappresenta una vulnerabilità strategica di prim’ordine.
Sullo sfondo resta la questione nucleare. Rubio ha ribadito che l’obiettivo americano è «un Iran non nucleare» e ha difeso la logica di un accordo di cooperazione atomica civile con l’Arabia Saudita, che sarà sottoposto al Congresso: «Preferiamo che l’arricchimento saudita avvenga con noi, non con un altro Paese». Secondo fonti diplomatiche asiatiche, la Cina avrebbe espresso malcontento per le azioni iraniane nello Stretto, un segnale di possibili frizioni tra Teheran e il suo principale partner economico. Al momento, il dossier negoziale è in stallo: gli Stati Uniti, attraverso la mediazione pachistana, hanno fatto sapere che non accetteranno un cessate il fuoco senza un quadro che garantisca la smilitarizzazione dello Stretto. Nel frattempo, i raid notturni e le minacce incrociate continuano a scandire una crisi che non mostra vie d’uscita immediate.
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia l'aggressione americana e la minaccia di una rappresaglia sproporzionata, rivendicando il diritto all'autodifesa e respingendo le affermazioni di Rubio come bugie.
Il blocco utilizza la vittimizzazione e le lamentele storiche (le violazioni statunitensi del memorandum di Islamabad) per inquadrare gli USA come un aggressore inaffidabile, rendendo la propria posizione moralmente giustificata.
Il blocco omette qualsiasi menzione degli attacchi iraniani alla navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz o del contesto degli scontri che hanno scatenato la risposta USA.
Gli Stati Uniti affermano la loro determinazione a proteggere la navigazione e a punire l'Iran per le sue azioni, respingendo le accuse di aggressione come infondate.
Il blocco utilizza il linguaggio della deterrenza e della proporzionalità ('testa per occhio') per giustificare una risposta forte, e cita la presunta supplica iraniana per ritrarre Teheran come debole e disperata.
Il blocco omette le violazioni statunitensi degli accordi precedenti (ad esempio l'intesa di Islamabad) e la natura sproporzionata della dottrina 'testa per occhio' rispetto all''occhio per occhio' iraniano.
Gli stati del Golfo sostengono la linea dura americana contro l'Iran, mettendo in dubbio la sincerità di Teheran e sottolineando il prezzo pesante che pagherà.
Il blocco amplifica le dichiarazioni ufficiali statunitensi senza scrutinio critico, usando la ripetizione per far apparire la narrazione USA come fattuale e inevitabile.
Il blocco omette qualsiasi critica alla politica USA o all'impatto umanitario del conflitto, e non menziona la prospettiva iraniana sulle violazioni.
Il resoconto latinoamericano presenta la dichiarazione di Rubio come una notizia neutrale, senza appoggiare o condannare nessuna delle due parti.
Il blocco utilizza uno stile di cronaca distaccato e fattuale per apparire obiettivo, evitando qualsiasi analisi che potrebbe rivelare parzialità.
Il blocco omette il contesto più ampio degli scontri di Hormuz e la storia delle tensioni USA-Iran, concentrandosi solo sullo scambio immediato.
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