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Economia e Mercatimercoledì 24 giugno 2026

Oro ai minimi da due settimane: dollaro forte e scommesse sui rialzi Fed affondano il metallo prezioso

Il lingotto scivola sotto 4.100 dollari l’oncia mentre i mercati scontano tre strette monetarie USA nel 2026, in attesa del dato sull’inflazione PCE di giovedì.

L’oro ha toccato mercoledì il livello più basso dall’11 giugno, con il contratto spot in calo dell’1,1% a 4.064 dollari l’oncia e i future americani di agosto in arretramento dell’1,7% a 4.080 dollari. Il movimento è la conseguenza diretta di un dollaro salito ai massimi da tredici mesi – l’indice DXY ha superato quota 101 – e di una radicale revisione delle attese sui tassi della Federal Reserve. Dopo la riunione del 17 giugno, che ha lasciato il costo del denaro al 3,5-3,75%, i mercati ora prezzano tre rialzi nel corso del 2026, mentre appena una settimana fa ne scontavano uno soltanto.

La dinamica riflette un cambio di paradigma innescato dal conflitto mediorientale. L’oro aveva guadagnato terreno nei primi mesi dell’anno come bene rifugio, ma l’impennata dei prezzi energetici e le strozzature nelle catene di approvvigionamento hanno alimentato un’inflazione persistente che, secondo gli analisti di Zurigo e Londra, sta riportando in primo piano i driver macroeconomici classici: rendimenti reali in aumento, Treasury a due anni sopra il 4,19% e un biglietto verde che rende il metallo più oneroso per i compratori in euro, yen e altre valute. Il risultato è una perdita di circa il 23% dai picchi toccati a fine febbraio, quando ebbe inizio l’offensiva americana e israeliana contro l’Iran.

Sul fronte geopolitico, i segnali restano contraddittori. Washington ha annunciato che Teheran avrebbe accettato ispezioni nucleari «a tempo indeterminato», ma la Repubblica islamica ha smentito qualsiasi concessione, e restano divergenze sullo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero. Tuttavia la riapertura dello Stretto di Hormuz e la temporanea sospensione delle sanzioni per sessanta giorni hanno allentato i timori sull’offerta di greggio, deprimendo ulteriormente la domanda precauzionale di oro. Il petrolio WTI è sceso sotto 73 dollari al barile, riducendo le pressioni inflazionistiche che pure la Fed continua a monitorare con attenzione.

L’impatto si estende ben oltre i mercati finanziari. In Ghana, secondo produttore africano, il ribasso delle quotazioni sta sollevando interrogativi sulla tenuta dei conti con l’estero e sulla stabilità del cedi, in un momento in cui il paese fa affidamento sulle esportazioni aurifere per consolidare le riserve e portare avanti il riordino del debito. Per l’Europa e l’Italia, il rafforzamento del dollaro rappresenta un fattore di pressione sui costi delle importazioni denominate in valuta americana, mentre gli investitori in Etf sull’oro vedono erodersi i guadagni dell’anno.

La prossima cartina di tornasole sarà il dato sulle spese personali per consumi (PCE core) in uscita giovedì dagli Stati Uniti, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed. Se il numero confermasse la rigidità dei prezzi, le attese di ulteriori strette si consoliderebbero, esponendo l’oro a un possibile test dei supporti a 4.000 dollari e, in prospettiva, a quota 3.800.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'oro è scivolato al minimo di due settimane mentre il dollaro si rafforzava sulle attese di nuovi rialzi dei tassi Fed. Il prezzo spot è sceso dello 0,5% a 4.087,68 dollari l'oncia, i futures dell'1,1%, con il biglietto verde ai massimi da oltre un anno che ha reso il metallo più caro per gli acquirenti esteri. I trader prezzano tre rialzi quest'anno e i segnali contrastanti sui colloqui USA-Iran hanno alimentato la cautela.

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L'oro è crollato mentre un dollaro USA in forte rialzo e rendimenti dei Treasury in crescita hanno sopraffatto il suo appeal di bene rifugio, con il sell-off amplificato da un arretramento dei titoli tecnologici. Il crescente scetticismo sulle valutazioni gonfiate dell'intelligenza artificiale ha spinto gli investitori verso il dollaro, eclissando il ruolo tradizionale dell'oro come porto sicuro. Il metallo ha perso oltre l'1,3% dopo aver toccato brevemente un massimo intraday, invertendo i guadagni precedenti.

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mercoledì 24 giugno 2026

Oro ai minimi da due settimane: dollaro forte e scommesse sui rialzi Fed affondano il metallo prezioso

Il lingotto scivola sotto 4.100 dollari l’oncia mentre i mercati scontano tre strette monetarie USA nel 2026, in attesa del dato sull’inflazione PCE di giovedì.

L’oro ha toccato mercoledì il livello più basso dall’11 giugno, con il contratto spot in calo dell’1,1% a 4.064 dollari l’oncia e i future americani di agosto in arretramento dell’1,7% a 4.080 dollari. Il movimento è la conseguenza diretta di un dollaro salito ai massimi da tredici mesi – l’indice DXY ha superato quota 101 – e di una radicale revisione delle attese sui tassi della Federal Reserve. Dopo la riunione del 17 giugno, che ha lasciato il costo del denaro al 3,5-3,75%, i mercati ora prezzano tre rialzi nel corso del 2026, mentre appena una settimana fa ne scontavano uno soltanto.

La dinamica riflette un cambio di paradigma innescato dal conflitto mediorientale. L’oro aveva guadagnato terreno nei primi mesi dell’anno come bene rifugio, ma l’impennata dei prezzi energetici e le strozzature nelle catene di approvvigionamento hanno alimentato un’inflazione persistente che, secondo gli analisti di Zurigo e Londra, sta riportando in primo piano i driver macroeconomici classici: rendimenti reali in aumento, Treasury a due anni sopra il 4,19% e un biglietto verde che rende il metallo più oneroso per i compratori in euro, yen e altre valute. Il risultato è una perdita di circa il 23% dai picchi toccati a fine febbraio, quando ebbe inizio l’offensiva americana e israeliana contro l’Iran.

Sul fronte geopolitico, i segnali restano contraddittori. Washington ha annunciato che Teheran avrebbe accettato ispezioni nucleari «a tempo indeterminato», ma la Repubblica islamica ha smentito qualsiasi concessione, e restano divergenze sullo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero. Tuttavia la riapertura dello Stretto di Hormuz e la temporanea sospensione delle sanzioni per sessanta giorni hanno allentato i timori sull’offerta di greggio, deprimendo ulteriormente la domanda precauzionale di oro. Il petrolio WTI è sceso sotto 73 dollari al barile, riducendo le pressioni inflazionistiche che pure la Fed continua a monitorare con attenzione.

L’impatto si estende ben oltre i mercati finanziari. In Ghana, secondo produttore africano, il ribasso delle quotazioni sta sollevando interrogativi sulla tenuta dei conti con l’estero e sulla stabilità del cedi, in un momento in cui il paese fa affidamento sulle esportazioni aurifere per consolidare le riserve e portare avanti il riordino del debito. Per l’Europa e l’Italia, il rafforzamento del dollaro rappresenta un fattore di pressione sui costi delle importazioni denominate in valuta americana, mentre gli investitori in Etf sull’oro vedono erodersi i guadagni dell’anno.

La prossima cartina di tornasole sarà il dato sulle spese personali per consumi (PCE core) in uscita giovedì dagli Stati Uniti, l’indicatore d’inflazione preferito dalla Fed. Se il numero confermasse la rigidità dei prezzi, le attese di ulteriori strette si consoliderebbero, esponendo l’oro a un possibile test dei supporti a 4.000 dollari e, in prospettiva, a quota 3.800.

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L'oro è scivolato al minimo di due settimane mentre il dollaro si rafforzava sulle attese di nuovi rialzi dei tassi Fed. Il prezzo spot è sceso dello 0,5% a 4.087,68 dollari l'oncia, i futures dell'1,1%, con il biglietto verde ai massimi da oltre un anno che ha reso il metallo più caro per gli acquirenti esteri. I trader prezzano tre rialzi quest'anno e i segnali contrastanti sui colloqui USA-Iran hanno alimentato la cautela.

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L'oro è crollato mentre un dollaro USA in forte rialzo e rendimenti dei Treasury in crescita hanno sopraffatto il suo appeal di bene rifugio, con il sell-off amplificato da un arretramento dei titoli tecnologici. Il crescente scetticismo sulle valutazioni gonfiate dell'intelligenza artificiale ha spinto gli investitori verso il dollaro, eclissando il ruolo tradizionale dell'oro come porto sicuro. Il metallo ha perso oltre l'1,3% dopo aver toccato brevemente un massimo intraday, invertendo i guadagni precedenti.

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