
Nel 2025 la cultura pop rifugge l’oblio: i giocattoli tornano, Madonna si confessa, Lizzo appende manifesti
Dalle sale colme di adulti per Toy Story 5 ai nuovi album di Madonna e Lizzo, il presente celebra il passato mentre gli artisti si misurano con lo spettro dell’irrilevanza.
Nella penombra di una sala cinematografica, durante la prima di Toy Story 5, uno spettatore si guarda intorno e nota un dettaglio rivelatore: ci sono molti più adulti che bambini. Lo stesso fenomeno, raccontato dalla stampa spagnola, si ripete ovunque il cowboy Woody e l’astronauta Buzz tornino sullo schermo. A trent’anni dal primo capitolo, il pubblico che crebbe con loro oggi cerca un rifugio nella nostalgia, anche mentre il film mette in scena proprio la minaccia dell’oblio: una tablet interattiva a forma di rana, Lilypad, che assorbe l’attenzione della piccola proprietaria e condanna i giocattoli tradizionali alla soffitta. È uno specchio dell’epoca, sospeso fra il ricordo dell’infanzia analogica e l’assedio digitale.
Il successo globale dei sequel animati non conosce soste. Nelle stesse settimane, Minions and Monsters – settimo capitolo del franchise Illumination – raggiunge l’88% su Rotten Tomatoes, il punteggio più alto mai ottenuto dallo studio, superando persino il primo Cattivissimo me. Mentre Toy Story 5 macina centinaia di milioni al botteghino e domina le classifiche delle colonne sonore grazie anche al singolo di Taylor Swift, il cinema d’animazione sembra offrire agli spettatori l’unico luogo in cui la memoria collettiva resiste illesa. Eppure, non mancano voci critiche: negli Stati Uniti, Forbes segnala il caso di Young Washington, film storico con star come Andy Serkis e Ben Kingsley, che incassa 7,6 milioni il giorno d’esordio malgrado un misero 58% di gradimento della critica su Rotten Tomatoes, contro uno strabiliante 94% del pubblico. La forbice tra recensori e platea non è mai stata tanto larga, e racconta di un’audience che premia la rassicurazione valoriale o la familiarità a scapito della novità.
Se il cinema si aggrappa ai ricordi d’infanzia, la musica pop affronta la resa dei conti con l’età. A 67 anni, Madonna pubblica Confessions II, sequel dell’acclamato Confessions on a Dance Floor del 2005. L’album, realizzato di nuovo con il produttore Stuart Price, viene accolto dalla critica internazionale come il suo lavoro migliore da vent’anni: Variety lo definisce “un disco vibrante che celebra l’emozione della pista da ballo”, Rolling Stone parla di “lezione di storia trasformata in autobiografia musicale”, il Guardian elogia il rifiuto delle mode correnti. Ma il ritorno al dancefloor è anche un corpo a corpo con la fragilità. La stampa italiana, sulle pagine de Il Giornale, si interroga sul turbamento di fronte a una Madonna che ricorre a filler e guanti di pizzo per nascondere le rughe, mentre l’artista stessa, in un’intervista, confessa: “Sono stanca, ho un ginocchio rovinato, non ho più cartilagine”. Il suo nuovo disco è attraversato da un senso di mortalità che l’ha resa, secondo l’Independent, “più umana e artisticamente interessante”. Nello stesso panorama, però, il fallimento commerciale può arrivare all’improvviso: Lizzo, appena tre anni dopo un album al secondo posto in classifica, ne vende solo 2.650 copie nella prima settimana e non entra nemmeno nella Billboard 200. Sui social, l’artista incolla da sé i manifesti per strada, lamentandosi degli algoritmi, mentre la cultura pop conia il termine “Khia Asylum” per i divi che non riescono più a piazzare un successo.
Il 2025 si sta rivelando l’anno in cui la paura dell’irrilevanza accomuna giocattoli senzienti, regine del pop e star in declino. Nella Times Square di New York, durante un mini-concerto di presentazione dell’album, Madonna accavalla una gamba su una barriera a trenta metri d’altezza, ma solo dopo averla saggiata più volte con il piede, insicura. La scena, catturata dai cronisti, sembra condensare lo spirito del tempo: la voglia di slancio è la stessa di sempre, ma il gesto ora è accompagnato da una cautela nuova, da una consapevolezza che rischia di diventare l’unica, vera cifra dell’epoca.
| Stampa latinoamericana | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Madonna torna al trono della musica dance con un album che è già un classico.
L'articolo enfatizza il giudizio positivo della critica e la continuità con il passato glorioso, presentando il ritorno come un fatto incontrastabile.
Non viene menzionata la difficoltà di altri artisti pop come Lizzo né il contesto di un'industria in crisi.
Madonna deve confrontarsi con il tempo e con le aspettative di un pubblico che non perdona.
L'articolo pone domande retoriche e cita critiche implicite, creando un'atmosfera di incertezza sul valore artistico del ritorno.
Non si parla del successo commerciale dell'album né delle reazioni entusiaste dei fan.
L'industria musicale è in bilico tra fallimento e rinascita, e Madonna ne è il termometro.
L'articolo alterna casi di insuccesso (Lizzo) e casi di successo (Madonna, Taylor Swift) per costruire un quadro complesso e senza una tesi univoca.
Non viene approfondita la dimensione locale del fenomeno, ad esempio il ruolo dei mercati emergenti.
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