
Londra e Washington inaspriscono le regole su visti e permessi: le ricadute su lavoratori e studenti
Il Regno Unito aggiorna la lista dei Paesi soggetti a visto e introduce norme più severe su soggiorno e deportazione, mentre gli Stati Uniti rivedono i requisiti per i visti H-1B e i permessi di studio, con effetti diretti su cittadini indiani, europei e italiani.
Il governo britannico ha aggiornato il 10 luglio 2026 l’elenco dei Paesi i cui cittadini necessitano di un visto per entrare o transitare nel Regno Unito, confermando l’obbligo per oltre cento Stati tra cui India, Nigeria, Sudafrica e Cina, e ha contestualmente depositato in Parlamento un pacchetto di modifiche alle norme sull’immigrazione che entreranno in vigore tra il 30 luglio e il 3 agosto. Parallelamente, l’amministrazione statunitense si appresta a varare ad agosto una revisione del programma H-1B per lavoratori altamente qualificati e del sistema di permessi di studio e formazione pratica (OPT), con un innalzamento delle soglie salariali e l’introduzione di periodi di soggiorno a termine per gli studenti internazionali. Le due manovre, pur indipendenti, ridisegnano simultaneamente l’accesso a due dei principali poli di attrazione della mobilità globale.
Secondo il Ministero dell’Interno britannico, le modifiche contenute nello Statement of Changes HC 259 mirano a eliminare zone grigie normative e a rafforzare i poteri di espulsione: d’ora in poi una condanna a una pena sospesa di almeno dodici mesi, se pronunciata dopo il 22 marzo 2026, sarà equiparata a una pena detentiva ai fini della deportazione. Inoltre, un’unica formula standardizzata sul divieto di soggiorno irregolare e sulla libertà su cauzione viene estesa a trenta percorsi di visto, dai visti per lavoro qualificato a quelli per famiglia e studio. Nell’ottica di Washington, invece, il Dipartimento per la Sicurezza Interna intende ridurre le esenzioni dal tetto annuale di 85.000 visti H-1B finora concesse a università ed enti di ricerca, e imporre alle aziende che distaccano personale presso clienti terzi – una prassi diffusa tra le società indiane di consulenza informatica – l’onere di dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro genuino e la natura specialistica delle mansioni svolte.
Per l’Italia e l’Europa l’impatto è duplice. I cittadini italiani, pur restando esentati dal visto per soggiorni brevi nel Regno Unito, sono ora tenuti a richiedere un’Autorizzazione elettronica di viaggio (ETA) prima della partenza, un adempimento che, secondo gli analisti di Bruxelles, segna un ulteriore allontanamento dalla libertà di circolazione post-Brexit. Sul fronte statunitense, le nuove regole sugli studenti – che sostituiranno il principio della “durata del corso” con periodi di permanenza fissi e rinnovabili – riguarderanno anche i giovani europei iscritti ad atenei americani, mentre l’aumento della retribuzione minima per i visti di lavoro (dal 17° al 34° percentile) potrebbe scoraggiare le imprese europee che intendono trasferire personale negli Stati Uniti. A ciò si aggiunge, per i viaggiatori americani stessi, l’irrigidimento delle norme sul rinnovo del passaporto: secondo il Dipartimento di Stato, i documenti emessi da più di quindici anni non sono più rinnovabili e richiedono una nuova pratica completa.
Le due riforme si inseriscono in un contesto di ripensamento più ampio delle politiche migratorie. Fonti governative britanniche sottolineano che il nuovo obbligo di revisione quinquennale delle norme sull’immigrazione e la clausola che impone di dimostrare l’assenza di alternative meno restrittive per le imprese rispondono a un’esigenza di trasparenza e proporzionalità. Da New Delhi, al contrario, si legge la stretta come un freno alla mobilità dei professionisti indiani, che rappresentano oltre il 70% dei beneficiari di visti H-1B e la quota più numerosa di studenti internazionali negli Stati Uniti, con una concentrazione particolare negli Stati di Telangana e Andhra Pradesh. Il dossier è ora in fase di attuazione: le modifiche britanniche scatteranno in due tappe entro la prima settimana di agosto, mentre le proposte statunitensi sono attese in via definitiva nello stesso mese, con alcune disposizioni sull’OPT rinviate al febbraio 2027.
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
Il Regno Unito impone nuove barriere ai cittadini di oltre 100 paesi, inclusi molti africani, rendendo più difficile viaggiare, lavorare e studiare.
L'elenco dettagliato dei paesi crea l'impressione di una misura oggettiva e indiscutibile, nascondendo la scelta politica di escludere determinate nazioni.
Gli Stati Uniti propongono modifiche al programma H-1B e all'OPT, inquadrandole come aggiornamenti normativi di routine.
La descrizione dettagliata delle procedure e delle agenzie coinvolte normalizza le restrizioni, presentandole come passi tecnici e non come scelte politiche.
Gli Stati Uniti bloccano l'ingresso e l'uscita dei titolari di passaporti emessi quest'anno, colpendo direttamente i viaggiatori latinoamericani.
L'uso del verbo 'bloquear' attribuisce intenzionalità e ostilità allo stato americano, trasformando una norma tecnica in un atto di chiusura.
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