
Meta ritira la funzione AI su Instagram dopo le proteste, mentre Bruxelles indaga sul design che crea dipendenza
La decisione di sospendere Muse Image, che generava immagini dai profili pubblici senza consenso esplicito, arriva in un momento di pressione legale e regolatoria su più fronti per il colosso di Menlo Park.
Meta ha disattivato, a pochi giorni dal lancio, la funzione Muse Image che permetteva al chatbot di Instagram di generare immagini a partire dalle foto di qualsiasi account pubblico. La retromarcia, comunicata venerdì 10 luglio 2026, è la conseguenza diretta di una ondata di critiche globali: attori, agenzie di Hollywood e semplici utenti avevano scoperto che lo strumento era attivo per impostazione predefinita, senza un consenso esplicito, rendendo di fatto ogni profilo pubblico una fonte per la creazione di deepfake o contenuti manipolati.
La dinamica del dissenso ha unito due sponde dell’Atlantico. A Los Angeles, il potente sindacato SAG-AFTRA e la Creative Artists Agency hanno denunciato la funzione come un “errore di calcolo totale del sentimento pubblico”, chiedendo un meccanismo di opt-in chiaro e visibile. Dall’altra parte, gli analisti di Bruxelles osservano che il passo indietro di Meta si inserisce in un quadro regolatorio già teso: la Commissione europea ha appena comunicato le conclusioni preliminari di un’indagine secondo cui Facebook e Instagram presentano un “design che crea dipendenza”, con scorrimento infinito e riproduzione automatica dei video progettati per trattenere i minori senza adeguate tutele. Se l’infrazione al Digital Services Act venisse confermata, la società rischia una sanzione fino al 6% del fatturato globale, equivalente a oltre dieci miliardi di euro.
Il ritiro di Muse Image non è un episodio isolato. La stessa settimana, un tribunale di Los Angeles ha respinto le mozioni post-processuali di Meta e Google, confermando il verdetto che aveva riconosciuto un nesso tra la progettazione delle piattaforme e i danni alla salute mentale di un’adolescente. Meta ha annunciato appello, ma il caso californiano e la maxi-multa da 375 milioni di dollari comminata da una giuria del New Mexico delineano un fronte giudiziario sempre più ampio, che mette in discussione la stessa architettura delle reti sociali.
Sul fronte tecnologico, la vicenda rivela una tensione irrisolta. Mentre Meta rilasciava Muse Image e il nuovo modello Muse Spark, una verifica dell’agenzia Reuters ha mostrato che lo strumento di rilevamento delle immagini sintetiche integrato dall’azienda fallisce nel 55% dei casi dopo un semplice ritaglio, segnalando la fragilità delle attuali tecniche di watermarking. Nel frattempo, da Città del Messico a Buenos Aires, le procure registrano un aumento dei casi di sextortion e di creazione non consensuale di nudi con IA, spesso a danno di minorenni, alimentando la richiesta di regole più stringenti.
La prossima tappa sarà la decisione finale di Bruxelles sull’indagine per design addictivo, attesa nei mesi successivi alla fase istruttoria. Fino ad allora, Meta ha dichiarato di voler continuare a investire nell’intelligenza artificiale generativa, ma dovrà farlo in un contesto in cui il controllo dell’utente sul proprio volto e sul proprio tempo non è più negoziabile.
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
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| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
Meta ha violato la fiducia degli utenti attivando di default una funzione che sfrutta le loro foto senza permesso, e solo dopo le proteste ha fatto marcia indietro.
Enfatizzare il consenso mancato e la natura predefinita della funzione per suscitare indignazione e spingere gli utenti a disattivarla.
Non menziona le critiche delle agenzie di sicurezza informatica e delle major di Hollywood, che pure hanno condannato la funzione.
L'identità digitale di ogni utente è ora a rischio: Meta ha creato uno strumento che può clonare chiunque senza permesso, e la minaccia è immediata.
Usare la metafora della clonazione per personalizzare la minaccia e rendere il problema concreto e urgente per ogni lettore.
Non riporta che Meta ha già sospeso la funzione dopo le proteste, dando l'impressione che sia ancora attiva e pericolosa.
Meta ha lanciato una funzione controversa, ma dopo le critiche autorevoli di Hollywood e delle aziende di cybersecurity, l'ha ritirata rapidamente, dimostrando responsabilità.
Presentare la notizia come una cronaca di eventi con fonti autorevoli per legittimare la critica senza apparire di parte, e sottolineare la reazione tempestiva di Meta.
Non approfondisce le implicazioni per la privacy degli utenti comuni, concentrandosi sulle reazioni delle élite e delle aziende.
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