
La parata dei pupazzi a Milano e l’estate della cultura che resiste ai franchise
Mentre i cineplex mondiali sono dominati da sequel e remake, festival di quartiere e mostre pubbliche a Milano, Belo Horizonte e Brasília disegnano una geografia alternativa della creatività gratuita.
Nel tardo pomeriggio milanese, un corteo di pupazzi giganti si è snodato tra le vie del QT8, partendo dal cortile del Casva di via Isernia. I tamburi dell’Orchestra Carimbò – ensemble che fonde ritmi ancestrali e melodie contemporanee – scandivano il passo di una folla eterogenea, richiamata non da un algoritmo ma dal semplice passaparola. Era l’apertura di M’incanto, il festival a cielo aperto che fino ad agosto popolerà cinque luoghi del Municipio 8 con diciassette spettacoli, concerti, installazioni e laboratori. L’intera iniziativa, finanziata dal Ministero della Cultura, è a ingresso libero e prevede percorsi tattili e interpreti LIS: un progetto che, nelle intenzioni degli organizzatori, intende «reinterpretare gli spazi urbani» e rafforzare il senso di comunità, in una periferia troppo spesso raccontata solo attraverso le cronache.
A poche ore di distanza, nelle sale cinematografiche di La Plata, in Argentina, il pubblico sceglieva tra Toy Story 5, Minions and Monsters e il live-action Moana, il remake «shot-for-shot» del classico Disney diretto da Thomas Kail. Secondo i dati raccolti dalla stampa asiatica, Minions and Monsters ha appena conquistato il punteggio più alto di sempre per lo studio Illumination su Rotten Tomatoes, con un 88% che supera il primato storico di Despicable Me. La critica ha elogiato la costruzione narrativa e gli omaggi alla storia del cinema, ma il successo commerciale resta il vero obiettivo: la speranza è di superare il miliardo di dollari di incasso globale. Intanto, Disney continua ad attingere al proprio catalogo: il live-action Moana, con un budget stimato tra duecento e duecentocinquanta milioni, punta a replicare i risultati di Aladdin, Beauty and the Beast e Lilo & Stitch, che hanno ciascuno superato la soglia del miliardo. Non tutte le operazioni hanno però la stessa fortuna: The Little Mermaid (2023) ha ricevuto un’accoglienza tiepida e Snow White (2025) si è rivelata una delusione, anche se – come nota la giornalista di Forbes Caroline Reid – molti remake che falliscono al botteghino diventano successi in streaming, garantendo comunque profitti agli studios.
Questa coesistenza tra due circuiti – il blockbuster globale e la cultura territoriale gratuita – non è soltanto un fenomeno italiano. A Belo Horizonte, la prefettura ha allestito più di cento attività gratuite per le vacanze di luglio, distribuite tra centri culturali, musei e la Biblioteca Pubblica Infantile. Il Cine Santa Tereza propone la mostra «Histórias Fantásticas», che affianca il classico brasiliano Castelo Rá-Tim-Bum all’animazione giapponese Paprika di Satoshi Kon e alla saga delle Cronache di Narnia, in un intreccio di culture che sfugge alla logica del franchise. A Brasilia, nel foyer del Teatro Nacional, la mostra «Constelações Contemporâneas» – a ingresso gratuito – raccoglie oltre duecento opere di quarantuno artisti locali, da Andre Santangelo a Virgílio Neto, in un dialogo tra generazioni e linguaggi che va dalla pittura alla performance digitale. L’esposizione, sostenuta dalla Segreteria del Turismo del Distretto Federale, prosegue il percorso inaugurato con la fortunata retrospettiva dedicata a Sergio Camargo e trasforma il teatro in un «mappa sensibile» della capitale.
Il ritorno di Steven Spielberg con il thriller fantascientifico Disclosure Day – che negli stessi giorni occupa alcune sale argentine – aggiunge un ulteriore tassello a questo mosaico. Il film, che segue un’informatrice e una meteorologa alle prese con una cospirazione sugli incontri extraterrestri, è stato letto da alcuni analisti sudamericani come una riflessione sull’empatia e sulla capacità di ascoltarsi, in un’epoca di distanziamento sociale. Non è un caso che proprio negli spazi gratuiti di Milano e Belo Horizonte proliferino laboratori di scrittura corale e narrazione condivisa, che sembrano rispondere alla domanda spielberghiana: la comprensione dell’altro fa ancora parte del nostro processo evolutivo? Mentre gli studios cercano di «trattenere il fascino degli originali», come suggerisce Reid, le periferie milanesi vedono due personaggi – Gianni il musicante e Salva il burattinaio – dare vita a oggetti abbandonati in una stradina dimenticata, in uno spettacolo dal titolo che è quasi un manifesto: «Non sempre le cose sono quello che sembrano».
Forse l’immagine più eloquente è quella finale della parata nel QT8: i pupazzi giganti scompaiono dietro l’angolo di un caseggiato, lasciando sul marciapiede un bambino che ha appena danzato al ritmo ancestrale dell’Orchestra Carimbò. In tasca ha il volantino di un laboratorio di coro e, probabilmente, sullo smartphone la notifica di un trailer dell’ennesimo sequel. La sfida non è quale cultura prevarrà, ma come quella del territorio continuerà a trovare il suo pubblico – un passo di danza, una storia dimenticata, un mosaico ispirato a Paulo Werneck – in un’estate che, almeno in certe piazze, ha ancora il sapore della scoperta condivisa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'estate culturale milanese è animata da un festival gratuito di quartiere che riunisce teatro, musica e laboratori in spazi urbani. L'iniziativa punta a rafforzare il senso di comunità e a riappropriarsi della città, contrapponendosi silenziosamente ai grandi eventi commerciali globali.
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