
Cina accelera sull’IA concreta: robot in catena e sceneggiature low cost
Dalla fabbrica di tablet a Shenzhen alle produzioni Netflix, l’intelligenza artificiale generativa e i robot umanoidi stanno riducendo i costi del 90% e accelerando i processi, mentre l’Europa regola e gli Stati Uniti investono miliardi.
Per sei giorni consecutivi, otto robot umanoidi dell’azienda cinese Agibot hanno ispezionato una linea di produzione di tablet senza interruzioni, completando 64.828 operazioni con una percentuale di successo del 99,99% e producendo 17.625 dispositivi. La dimostrazione, trasmessa in diretta streaming, non si è svolta in un laboratorio ma in una vera fabbrica di Nanchang, segnando il passaggio dell’intelligenza artificiale incarnata dalla fase sperimentale a quella industriale. È un dato che si inserisce in una metamorfosi più ampia: la produzione audiovisiva, per esempio, ha già assorbito l’IA generativa, con Netflix che ammette di averla usata per ridurre di dieci volte i tempi degli effetti speciali nella serie argentina El Eternauta, e con Hollywood che vede crollare i budget: un ringiovanimento digitale che con tecniche tradizionali costava 159 milioni di dollari oggi viene realizzato con una frazione di quella cifra.
Il motore di questa accelerazione è un’efficienza senza precedenti. Secondo McKinsey, l’adozione progressiva dell’IA nell’audiovisivo genera salti di produttività del 5-10% in fasi come la visualizzazione di sequenze. Ma è la Cina a mostrare la via più radicale: costretta dalle restrizioni statunitensi all’esportazione di chip, ha sviluppato supercomputer come LineShine, il più potente al mondo, senza utilizzare le costose unità di elaborazione grafica. E ha generato modelli linguistici come quello di Zhipu AI, competitivo con Claude e ChatGPT in compiti di cybersecurity, ma con un decimo della potenza di calcolo richiesta. Questa capacità di fare ‘molto con molto poco’ sta trasformando l’IA da strumento d’élite a merce industriale, rendendo plausibile l’obiettivo di JD.com di sostituire 700.000 addetti alle consegne con robot e alimentando un’ondata di microdrammi generati integralmente da algoritmi che saturano TikTok.
Le implicazioni attraversano oceani e settori. Negli Stati Uniti, i grandi studi investono miliardi: Amazon ha creato un fondo per produzioni in IA, Disney ha pagato un miliardo a OpenAI per l’accesso a Sora 2, e A24 ha stretto un’alleanza da 75 milioni con Google DeepMind, scatenando le proteste dei sindacati dei creativi. L’Unione Europea, invece, sta costruendo un perimetro normativo: la direttiva Copyright del 2019 permette la ‘mineraria di testi e dati’ solo con la riserva di opt-out da parte degli autori, e il recente AI Act obbliga i fornitori di modelli a dichiarare i contenuti usati per l’addestramento. Resta aperta, tuttavia, la questione dei diritti d’autore, con cause negli Stati Uniti che potrebbero obbligare le aziende a remunerare gli autori delle opere che hanno nutrito gli algoritmi. Intanto, il Messico diventa hub di data center per colossi come Microsoft e Google, con un consumo di elettricità e acqua che solleva interrogativi ambientali.
I prossimi mesi porteranno risposte concrete. Si attendono le sentenze dei tribunali americani sul fair use dei dati protetti, mentre le aziende cinesi come Agibot accelerano: dopo aver impiegato un anno per passare da 1.000 a 5.000 robot, hanno triplicato la produzione in soli tre mesi, sfornando il 15.000esimo esemplare. Per l’Europa e l’Italia, la sfida è duplice: governare l’impatto sul lavoro e sulla proprietà intellettuale senza soffocare l’innovazione, mentre i concorrenti globali corrono verso un’economia in cui il costo marginale della produzione – che sia un tablet o una serie TV – collassa.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.10 | neutral |
| Stampa cinese | +0.80 | aligned |
I creatori latinoamericani denunciano lo sfruttamento delle loro opere da parte dell'IA senza compenso, chiedendo regolamentazione e rispetto del copyright.
Il blocco costruisce la sua posizione personificando i creatori come vittime della tecnologia, contrapponendo l'innovazione alla giustizia retributiva, e usando il caso di Scorsese per mostrare che anche i grandi registi si adattano mentre i piccoli soffrono.
Tralascia i potenziali benefici dell'IA per l'efficienza produttiva e il fatto che alcuni creatori collaborano volentieri con la tecnologia.
L'Europa osserva la competizione USA-Cina come uno spettatore che analizza le mosse, evidenziando come la Cina riesca a fare molto con poco grazie a strategie efficienti.
Il blocco adotta un tono descrittivo e comparativo, usando dati e classifiche per oggettivare il confronto, senza prendere parte attiva nel dibattito normativo.
Tralascia l'impatto umano sui lavoratori e le preoccupazioni sul copyright che emergono in altri blocchi.
La Cina proclama la propria leadership nell'IA industriale, presentando i robot umanoidi come prova del progresso tecnologico e della superiorità produttiva nazionale.
Il blocco usa successi numerici (99.99% di precisione) e la narrazione del 'China shock' per creare un senso di inevitabilità e potenza, personificando lo stato come attore centrale.
Tralascia qualsiasi menzione delle questioni di copyright o degli impatti negativi sui settori creativi, così come le preoccupazioni per lo spostamento dei lavoratori.
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