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Egitto shock, Argentina sotto: Yasser Ibrahim di testa gela Atlanta

Il difensore egiziano sblocca il match degli ottavi di finale dopo appena tre minuti, sfruttando un corner e la marcatura leggera di Lisandro Martínez.

Il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta è ammutolito. Dopo nemmeno centottanta secondi di gioco, l’Egitto passa in vantaggio sull’Argentina campione del mondo in carica: Yasser Ibrahim stacca di testa su calcio d’angolo e infila Emiliano Martínez, complice una marcatura troppo morbida di Lisandro Martínez. Un avvio che ribalta i pronostici e costringe la Albiceleste a rincorrere, proprio come accaduto nel sofferto ottavo di finale contro Capo Verde, quando servirono i tempi supplementari per avere ragione degli isolani.

L’azione nasce dalla pressione alta dei Faraoni, che nei primi minuti hanno sorpreso la Scaloneta con un atteggiamento aggressivo, lontano dalla difesa schierata che molti osservatori sudamericani si attendevano. Secondo le analisi circolate negli ambienti calcistici del Cairo, il tecnico Hossam Hassan aveva preparato la sfida con l’obiettivo di togliere respiro alla costruzione argentina, affidandosi alla leadership emotiva di Mohamed Salah e alla freschezza di Omar Marmoush, quest’ultimo lasciato inizialmente in panchina per preservarne l’esplosività. La scelta ha pagato: i tre corner guadagnati nei primi giri di orologio testimoniano un Egitto capace di proporsi, non solo di contenere.

Dall’altra parte, Lionel Scaloni aveva operato tre cambi rispetto alla formazione che aveva faticato contro Capo Verde, inserendo Tagliafico, Paredes e Julián Álvarez per restituire equilibrio e peso offensivo. Eppure la mossa non ha impedito il disallineamento difensivo sul piazzato decisivo. La sensazione, condivisa da molti commentatori argentini, è che la squadra fatichi a ritrovare la solidità mostrata nella fase a gironi, quando aveva concesso un solo gol in tre partite. L’ombra di una dipendenza eccessiva da Lionel Messi, autore fin qui di sette reti nel torneo, torna ad allungarsi sulla Selección.

Per l’Egitto, già capace di eliminare l’Australia ai rigori e di chiudere imbattuto il proprio girone, il gol di Ibrahim rappresenta la conferma di un percorso storico: mai i Faraoni avevano raggiunto gli ottavi di finale, e ora sognano di diventare la quinta nazionale africana a spingersi fino ai quarti. Salah, che in questo Mondiale ha segnato una sola rete ma ha creato più occasioni di ogni altro compagno, incarna la volontà di un gruppo che, secondo fonti vicine alla federazione egiziana, vive questa partita come un’opportunità di riscatto dopo le delusioni in Coppa d’Africa.

La partita è ancora tutta da scrivere, ma il colpo di testa di Ibrahim ha già modificato gli equilibri del tabellone. Chi passerà il turno affronterà la vincente di Svizzera-Colombia, in un quarto di finale che, almeno sulla carta, appare più accessibile rispetto all’incrocio con le superpotenze europee. Per l’Argentina, abituata a dominare i propri ottavi (sette vittorie su dieci partecipazioni), la reazione immediata diventa un obbligo per tenere vivo il sogno del bicampeonato.

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martedì 7 luglio 2026

Egitto shock, Argentina sotto: Yasser Ibrahim di testa gela Atlanta

Il difensore egiziano sblocca il match degli ottavi di finale dopo appena tre minuti, sfruttando un corner e la marcatura leggera di Lisandro Martínez.

Il Mercedes-Benz Stadium di Atlanta è ammutolito. Dopo nemmeno centottanta secondi di gioco, l’Egitto passa in vantaggio sull’Argentina campione del mondo in carica: Yasser Ibrahim stacca di testa su calcio d’angolo e infila Emiliano Martínez, complice una marcatura troppo morbida di Lisandro Martínez. Un avvio che ribalta i pronostici e costringe la Albiceleste a rincorrere, proprio come accaduto nel sofferto ottavo di finale contro Capo Verde, quando servirono i tempi supplementari per avere ragione degli isolani.

L’azione nasce dalla pressione alta dei Faraoni, che nei primi minuti hanno sorpreso la Scaloneta con un atteggiamento aggressivo, lontano dalla difesa schierata che molti osservatori sudamericani si attendevano. Secondo le analisi circolate negli ambienti calcistici del Cairo, il tecnico Hossam Hassan aveva preparato la sfida con l’obiettivo di togliere respiro alla costruzione argentina, affidandosi alla leadership emotiva di Mohamed Salah e alla freschezza di Omar Marmoush, quest’ultimo lasciato inizialmente in panchina per preservarne l’esplosività. La scelta ha pagato: i tre corner guadagnati nei primi giri di orologio testimoniano un Egitto capace di proporsi, non solo di contenere.

Dall’altra parte, Lionel Scaloni aveva operato tre cambi rispetto alla formazione che aveva faticato contro Capo Verde, inserendo Tagliafico, Paredes e Julián Álvarez per restituire equilibrio e peso offensivo. Eppure la mossa non ha impedito il disallineamento difensivo sul piazzato decisivo. La sensazione, condivisa da molti commentatori argentini, è che la squadra fatichi a ritrovare la solidità mostrata nella fase a gironi, quando aveva concesso un solo gol in tre partite. L’ombra di una dipendenza eccessiva da Lionel Messi, autore fin qui di sette reti nel torneo, torna ad allungarsi sulla Selección.

Per l’Egitto, già capace di eliminare l’Australia ai rigori e di chiudere imbattuto il proprio girone, il gol di Ibrahim rappresenta la conferma di un percorso storico: mai i Faraoni avevano raggiunto gli ottavi di finale, e ora sognano di diventare la quinta nazionale africana a spingersi fino ai quarti. Salah, che in questo Mondiale ha segnato una sola rete ma ha creato più occasioni di ogni altro compagno, incarna la volontà di un gruppo che, secondo fonti vicine alla federazione egiziana, vive questa partita come un’opportunità di riscatto dopo le delusioni in Coppa d’Africa.

La partita è ancora tutta da scrivere, ma il colpo di testa di Ibrahim ha già modificato gli equilibri del tabellone. Chi passerà il turno affronterà la vincente di Svizzera-Colombia, in un quarto di finale che, almeno sulla carta, appare più accessibile rispetto all’incrocio con le superpotenze europee. Per l’Argentina, abituata a dominare i propri ottavi (sette vittorie su dieci partecipazioni), la reazione immediata diventa un obbligo per tenere vivo il sogno del bicampeonato.

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