
Jagger, Bowie, Carpenter: il vinile ridisegna le classifiche britanniche
Mentre gli Stones preparano 'Foreign Tongues', il formato fisico riporta in classifica vecchi successi e nuove icone, da Miley Cyrus a Sabrina Carpenter.
Mick Jagger è seduto in una stanza della sua casa di Londra, il pomeriggio che filtra da una finestra fuori campo. Ride spesso, racconta di come la macchina promozionale per il nuovo album dei Rolling Stones, Foreign Tongues, abbia già divorato la Norvegia e ora tocchi alla Scandinavia – «e poi alla Svezia», precisa con un sorriso da gentiluomo rock. Ha ottantadue anni, ma quando gli chiedono come faccia a mantenere quell’energia, scrolla le spalle: «Se un giorno ne avrò di meno, potrò sempre mettermi a fare ballate. Ma non sono ancora a quel punto». La scena, restituita da un’intervista a Dagens Nyheter, è l’istantanea di un paradosso che in queste settimane attraversa le charts del Regno Unito: la convivenza, sullo stesso scaffale fisico e digitale, di leggende che non si arrendono al tempo e di nuove leve che riscoprono il gesto antico del disco in vinile.
Foreign Tongues, in uscita il 10 luglio, è il venticinquesimo album in studio della band e arriva a soli tre anni dal celebrato Hackney Diamonds. Prodotto ancora una volta da Andrew Watt – il trentacinquenne americano che ha lavorato con Justin Bieber, Lady Gaga e Post Malone – il disco mescola la lucentezza pop a una vena testuale sorprendentemente cupa. Jagger canta di miliardari in fuga verso rifugi nel cielo, di «Mad Mogul Mr Musk» e di una Statua della Libertà con uno strappo nella veste. Eppure, come nota la critica d’oltremanica, la musica non indulge alla nostalgia: c’è spazio per un duetto con Robert Smith dei Cure, per un basso suonato da Paul McCartney e per una rilettura di Amy Winehouse, mentre la voce di Charlie Watts, scomparso nel 2021, riaffiora in una delle sue ultime incisioni. Il tutto registrato in quattro settimane di lavoro intenso a Londra, con Keith Richards e Ronnie Wood complici di sempre.
Mentre gli Stones si preparano a dominare le classifiche degli album, è il formato singolo in vinile a raccontare una storia parallela. Nella Official Vinyl Singles chart britannica, Sabrina Carpenter debutta direttamente al numero uno con House Tour, quarto estratto dal suo album Man’s Best Friend. È l’ottavo ingresso in classifica per la cantante, che non ha mai piazzato un brano sotto la terza posizione. Poche settimane prima, Miley Cyrus aveva visto Party in the U.S.A. – un inno estivo americano pubblicato quasi vent’anni fa – entrare al numero 21 della stessa graduatoria, grazie a una nuova tiratura in cera. Secondo gli osservatori del mercato discografico britannico, il fenomeno non è isolato: il vinile, da supporto di nicchia, è diventato un termometro della popolarità trasversale, capace di riportare in vita successi sepolti e di consacrare nuove hit con la fisicità di un oggetto da collezione.
La longevità, del resto, è la cifra di questa stagione. David Bowie, scomparso nel 2016, non aveva mai visto un suo album resistere cinquecento settimane nella classifica ufficiale del Regno Unito. Oggi Legacy, la raccolta postuma dei suoi brani più amati, taglia questo traguardo, trainato quasi esclusivamente dallo streaming. È un primato che nessun altro lavoro del Duca Bianco – nemmeno The Rise and Fall of Ziggy Stardust, fermo a 168 settimane – può insidiare. E mentre Katy Perry festeggia il suo sesto album nella top ten britannica con la compilation The Ones That Got the Plays, la country singer Ella Langley sfiora il numero uno nella classifica dei download con Choosin’ Texas, un brano che negli Stati Uniti è già tornato in vetta alla Billboard Hot 100 per la dodicesima volta. In Italia, dove il vinile ha registrato una crescita costante negli ultimi anni, queste dinamiche trovano un’eco sempre più nitida, segno di un pubblico che cerca nella musica non solo un flusso di dati, ma un’esperienza tattile e simbolica.
C’è un filo sottile che lega la traduzione in indonesiano di Royals di Lorde – ancora oggi studiata come manifesto anti-glamour – e il nuovo singolo di Olivia Rodrigo, Drop Dead, che i media di Giacarta spiegano come un inno alla dignità e al rifiuto del passato. È la conferma che le canzoni, una volta incise, viaggiano per il mondo con una vita propria, trovando significati nuovi in lingue e contesti lontani. Forse è per questo che Jagger, alla domanda se faccia musica per denaro, risponde con un’alzata di sopracciglio: «Non si dovrebbe fare musica per soldi». E intanto, in una stanza di Londra, il pomeriggio scorre lento, mentre un altro disco dei Rolling Stones sta per cominciare a girare.
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