
Mondiale 2026, l’addio di tutti i padroni di casa: nessun anfitrione ai quarti
Stati Uniti, Messico e Canada eliminati agli ottavi: dal 1998 un paese ospitante non vince il torneo, e la maledizione si conferma anche nell’edizione a 48 squadre.
La notte di Seattle ha spento l’ultima speranza. Con la sconfitta per 4-1 contro il Belgio, gli Stati Uniti sono diventati il terzo paese co-organizzatore a lasciare il Mondiale 2026 prima dei quarti di finale. Un’eliminazione che ha chiuso un cerchio amaro per il torneo a tre voci, il primo nella storia con 48 nazionali e sedi sparse tra undici città statunitensi, tre messicane e due canadesi. Sul prato del Lumen Field, la squadra di Mauricio Pochettino, che pure aveva illuso con un avvio travolgente (4-1 al Paraguay e 2-0 all’Australia), si è sciolta sotto i colpi di De Ketelaere, autore di una doppietta, e di Lukaku. Inutile la rete di Tillman, ininfluente la polemica per la revoca di un cartellino rosso all’attaccante Balogun, che secondo la stampa nordamericana ha pesato sull’umore della vigilia ma non sul verdetto del campo.
Poche ore prima, il Messico aveva vissuto un dramma sportivo altrettanto intenso. Davanti a oltre 80.000 spettatori all’Estadio Azteca, la squadra di Javier Aguirre è stata piegata 3-2 da un’Inghilterra rimasta in dieci uomini per più di mezz’ora. Jude Bellingham, con due gol in 98 secondi nel primo tempo, e Harry Kane su rigore hanno spento il sogno del Tri, che aveva chiuso la fase a gironi a punteggio pieno e superato l’Ecuador ai sedicesimi. Per il Messico, alla terza esperienza come ospitante, resta il rammarico di non aver eguagliato i quarti di finale raggiunti nel 1970 e nel 1986. Il Canada, dal canto suo, era già uscito sabato, travolto 3-0 dal Marocco con una doppietta di Ounahi e il sigillo di Rahimi. Un epilogo che non cancella il percorso storico dei Canucks: prima vittoria in un Mondiale (6-0 al Qatar) e primo accesso alla fase a eliminazione diretta, sotto la guida tecnica di Jesse Marsch, confermato fino al 2030.
La caduta simultanea dei tre anfitrioni riaccende la riflessione su una statistica che da quasi tre decenni accompagna la Coppa del Mondo: l’ultimo paese a vincere in casa fu la Francia di Zidane nel 1998. Da allora, il miglior risultato di un ospitante è stato il terzo posto della Germania nel 2006, mentre il Brasile nel 2014 si fermò in semifinale travolto 7-1 dalla Germania, la Russia nel 2018 uscì ai quarti, e il Qatar nel 2022 fu eliminato già nella fase a gironi. Secondo gli analisti europei, la globalizzazione del calcio e l’aumento della competitività delle nazionali visitatrici hanno eroso il vantaggio del fattore campo, trasformando la pressione del pubblico in un’arma a doppio taglio. Nell’ottica nordamericana, invece, l’eliminazione precoce dei tre padroni di casa rappresenta un’occasione mancata per consolidare la popolarità del soccer in un mercato strategico, nonostante il formato allargato a 48 squadre avesse teoricamente ampliato le possibilità di successo.
Con l’uscita di scena degli Stati Uniti, il tabellone dei quarti di finale assume contorni quasi interamente europei: Belgio, Spagna, Francia, Norvegia e Inghilterra sono già qualificate, mentre il Marocco porta la bandiera africana. Restano da assegnare due posti, entrambi in bilico tra Sudamerica e resto del mondo: l’Argentina di un Messi fin qui decisivo (7 gol su 11 della sua squadra) affronterà l’Egitto di Salah, e la Colombia di Néstor Lorenzo, ancora imbattuta, se la vedrà con la Svizzera. Dal punto di vista sudamericano, la responsabilità di salvare l’onore del continente ricade sulle spalle dei campioni in carica e dei Cafeteros, in un torneo che ha già visto l’addio di Brasile, Uruguay e Paraguay.
L’assenza di un anfitrione tra le ultime otto modifica la geografia emotiva del Mondiale. L’attenzione si sposta ora sulle stelle superstiti – Mbappé, Haaland, Bellingham, e forse l’ultimo Messi – mentre le città ospitanti si preparano a fare da scenario a sfide che, per la prima volta dal 1998, non vedranno sventolare la bandiera di chi ha organizzato la festa.
| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa africana subsahariana | +0.10 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Noi latinoamericani constatiamo con amarezza il fallimento dei tre padroni di casa, ma riponiamo le nostre speranze in Argentina e Colombia per difendere l'onore del calcio sudamericano.
La contrapposizione tra il fallimento dei paesi organizzatori e la missione salvifica delle squadre sudamericane, utilizzando il concetto di 'onore', rende la narrazione emotivamente coinvolgente e schierata.
Non si menziona il successo del Marocco, squadra africana, né le controversie arbitrali o disciplinari che hanno coinvolto gli Stati Uniti.
Noi africani celebriamo la vittoria del Marocco sul Canada, una dimostrazione della forza del calcio africano, mentre registriamo l'eliminazione degli altri padroni di casa.
Si enfatizza il ruolo del Marocco come rappresentante africano che ha superato un padrone di casa, creando un senso di orgoglio continentale attraverso il dettaglio dei gol e della prestazione.
Non si menziona la prospettiva storica dei padroni di casa eliminati né le speranze sudamericane, concentrandosi esclusivamente sulla performance marocchina.
Noi della stampa atlantica registriamo l'eliminazione dei tre padroni di casa e aggiorniamo il quadro del torneo, senza prendere posizione.
Si adotta un tono distaccato e informativo, presentando i fatti in ordine cronologico e includendo dettagli controversi (Balogun) senza giudizio, per mantenere la credibilità di fonte neutrale.
Non offre contesto storico sulla maledizione dei padroni di casa né enfatizza il successo di alcuna regione, limitandosi a una cronaca essenziale.
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