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Geopolitica e Politicamercoledì 8 luglio 2026

Hegseth annulla il vertice con Netanyahu: la crisi Iran congela il dossier F-35 alla Turchia

Il segretario alla Difesa USA cancella la visita in Israele mentre Trump riapre alla vendita dei caccia a Ankara, scatenando l’opposizione israeliana e le perplessità del Congresso.

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha annullato mercoledì l’incontro previsto a Gerusalemme con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. Secondo fonti israeliane citate da Reuters e Jerusalem Post, la decisione è maturata nelle ore immediatamente successive all’avvio di nuovi attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla dichiarazione del presidente Donald Trump che il memorandum d’intesa con Teheran «è finito». L’incontro, che avrebbe dovuto essere il primo di Hegseth in Israele da quando ha assunto l’incarico, era stato concepito anche per rassicurare lo Stato ebraico sulla possibile vendita di caccia di quinta generazione F-35 alla Turchia, ipotesi che Trump ha rilanciato a margine del vertice NATO di Ankara.

La riapertura del dossier F-35 per Ankara rappresenta un rovesciamento della politica di sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2020, dopo l’acquisto da parte turca del sistema missilistico russo S-400. Durante l’incontro bilaterale con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, Trump ha annunciato l’intenzione di revocare le misure restrittive e ha definito la Turchia un alleato «più leale di altri Paesi che credevamo lo fossero». Nell’ottica di Washington, secondo fonti dell’amministrazione, il riavvicinamento ad Ankara serve a stabilizzare il fianco sud-orientale della NATO, a contenere l’influenza russa nel Mediterraneo orientale e a mantenere aperto un canale con un attore chiave negli equilibri siriani e mediorientali. Ankara, da parte sua, rivendica un impegno pregresso per la fornitura di cinque velivoli e considera la rimozione delle sanzioni un passo indispensabile per rientrare nel programma industriale del caccia, da cui le aziende turche erano state escluse.

Israele ha reagito con durezza. Netanyahu, in un’intervista alla CNN, ha definito la Turchia di Erdoğan «un regime infettato dai Fratelli Musulmani, che odia gli Stati Uniti» e ha avvertito che la vendita degli F-35 «distruggerebbe l’equilibrio di potenza in Medio Oriente». Secondo gli ambienti della difesa israeliani, il timore non riguarda soltanto la perdita del vantaggio qualitativo garantito dall’essere l’unico Paese della regione a operare il velivolo, ma anche le implicazioni per la sicurezza marittima: il progetto del corridoio energetico sottomarino che collegherà Israele alla rete elettrica europea via Cipro e Grecia è visto come un obiettivo sensibile rispetto alle ambizioni turche nel Mediterraneo orientale, riassunte nella dottrina della «Patria Blu». A Bruxelles e in alcune capitali europee, tra cui Roma, l’eventuale cessione degli F-35 a un Paese che mantiene sistemi d’arma russi solleva interrogativi sulla tenuta dei protocolli di sicurezza della NATO, in un momento in cui l’Italia partecipa come partner di secondo livello alla catena produttiva del velivolo e ospita una base di assemblaggio finale a Cameri.

Sul piano legislativo, la strada per la vendita resta irta di ostacoli. Il Congresso ha codificato nel National Defense Authorization Act del 2020 il divieto di trasferire F-35 a Paesi che operano l’S-400, e una lettera bipartisan inviata a Trump il 2 luglio scorso ha ribadito l’opposizione di entrambi gli schieramenti. Fonti parlamentari americane segnalano che l’amministrazione potrebbe tentare la via di una deroga, ma dovrebbe certificare che la Turchia non possiede più l’equipaggiamento russo, condizione che al momento non risulta soddisfatta. Il rinvio della missione di Hegseth congela di fatto il negoziato politico con Israele, mentre l’escalation con l’Iran sposta temporaneamente le priorità del Pentagono sulla gestione della crisi nel Golfo. La prossima tappa del dossier sarà verosimilmente il confronto tra la Casa Bianca e le commissioni Difesa del Congresso, da cui dipenderà l’effettiva percorribilità dell’operazione.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Allineamento geopolitico
38%Media
3 blocchi · posizioni da −0.80 a 0.00
Ostili a USA e IsraeleNeutrali o distaccati
IRNRUSLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini−0.80critical
Stampa russa e CSI0.00neutral
Stampa latinoamericana0.00neutral
Le testate dei paesi direttamente coinvolti (Stati Uniti, Israele, Turchia) non sono presenti in questo cluster.
Stampa iraniana e affini−0.80
Voce

L'Iran difende la stabilità regionale e accusa Stati Uniti e Israele di collusione. Si schiera con la Turchia contro l'entità sionista.

Meccanismodelegittimazione

Usando costantemente i termini 'territori occupati' e 'regime sionista', la narrazione delegittima lo Stato israeliano e presenta ogni cooperazione USA-Israele come intrinsecamente aggressiva. Questa scelta retorica fa apparire la vendita di F-35 alla Turchia come un giusto contrappeso.

Omissione

Il blocco iraniano omette i raid aerei statunitensi sull'Iran avvenuti la stessa notte, che contestualizzerebbero la visita come parte di un più ampio confronto USA-Iran.

IndignazioneScetticismo
Stampa russa e CSI0.00
Voce

La Russia osserva da lontano le dinamiche tra USA, Israele e Turchia, ritraendo gli Stati Uniti come gestori delle ansie alleate. Non prende posizione ma evidenzia le implicazioni strategiche per l'equilibrio regionale.

Meccanismopaternalismo

Usando un linguaggio neutro e concentrandosi sul processo diplomatico, la stampa russa presenta la visita come una normale parte della politica alleata americana, sminuendo qualsiasi conflitto. La menzione dell'intervista di Netanyahu aggiunge una base fattuale senza carica emotiva.

DistaccoPragmatismo
Stampa latinoamericana0.00
Voce

La testata latinoamericana riporta la visita come un evento diplomatico lineare, senza prendere posizione. Si concentra sull'aspetto logistico e sulla possibile interferenza delle azioni militari statunitensi in Iran.

Meccanismoomissione selettiva

Omettendo completamente il contesto degli F-35, il report riduce la visita a un incontro bilaterale di routine, privandola del suo significato geopolitico. Questa omissione selettiva rende la storia meno controversa.

Omissione

Il blocco latinoamericano omette la questione centrale della potenziale vendita di F-35 alla Turchia, che è lo scopo dichiarato della visita secondo altri blocchi.

DistaccoPragmatismo

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Hegseth annulla il vertice con Netanyahu: la crisi Iran congela il dossier F-35 alla Turchia

Il segretario alla Difesa USA cancella la visita in Israele mentre Trump riapre alla vendita dei caccia a Ankara, scatenando l’opposizione israeliana e le perplessità del Congresso.

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha annullato mercoledì l’incontro previsto a Gerusalemme con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. Secondo fonti israeliane citate da Reuters e Jerusalem Post, la decisione è maturata nelle ore immediatamente successive all’avvio di nuovi attacchi americani contro obiettivi in Iran e alla dichiarazione del presidente Donald Trump che il memorandum d’intesa con Teheran «è finito». L’incontro, che avrebbe dovuto essere il primo di Hegseth in Israele da quando ha assunto l’incarico, era stato concepito anche per rassicurare lo Stato ebraico sulla possibile vendita di caccia di quinta generazione F-35 alla Turchia, ipotesi che Trump ha rilanciato a margine del vertice NATO di Ankara.

La riapertura del dossier F-35 per Ankara rappresenta un rovesciamento della politica di sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2020, dopo l’acquisto da parte turca del sistema missilistico russo S-400. Durante l’incontro bilaterale con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, Trump ha annunciato l’intenzione di revocare le misure restrittive e ha definito la Turchia un alleato «più leale di altri Paesi che credevamo lo fossero». Nell’ottica di Washington, secondo fonti dell’amministrazione, il riavvicinamento ad Ankara serve a stabilizzare il fianco sud-orientale della NATO, a contenere l’influenza russa nel Mediterraneo orientale e a mantenere aperto un canale con un attore chiave negli equilibri siriani e mediorientali. Ankara, da parte sua, rivendica un impegno pregresso per la fornitura di cinque velivoli e considera la rimozione delle sanzioni un passo indispensabile per rientrare nel programma industriale del caccia, da cui le aziende turche erano state escluse.

Israele ha reagito con durezza. Netanyahu, in un’intervista alla CNN, ha definito la Turchia di Erdoğan «un regime infettato dai Fratelli Musulmani, che odia gli Stati Uniti» e ha avvertito che la vendita degli F-35 «distruggerebbe l’equilibrio di potenza in Medio Oriente». Secondo gli ambienti della difesa israeliani, il timore non riguarda soltanto la perdita del vantaggio qualitativo garantito dall’essere l’unico Paese della regione a operare il velivolo, ma anche le implicazioni per la sicurezza marittima: il progetto del corridoio energetico sottomarino che collegherà Israele alla rete elettrica europea via Cipro e Grecia è visto come un obiettivo sensibile rispetto alle ambizioni turche nel Mediterraneo orientale, riassunte nella dottrina della «Patria Blu». A Bruxelles e in alcune capitali europee, tra cui Roma, l’eventuale cessione degli F-35 a un Paese che mantiene sistemi d’arma russi solleva interrogativi sulla tenuta dei protocolli di sicurezza della NATO, in un momento in cui l’Italia partecipa come partner di secondo livello alla catena produttiva del velivolo e ospita una base di assemblaggio finale a Cameri.

Sul piano legislativo, la strada per la vendita resta irta di ostacoli. Il Congresso ha codificato nel National Defense Authorization Act del 2020 il divieto di trasferire F-35 a Paesi che operano l’S-400, e una lettera bipartisan inviata a Trump il 2 luglio scorso ha ribadito l’opposizione di entrambi gli schieramenti. Fonti parlamentari americane segnalano che l’amministrazione potrebbe tentare la via di una deroga, ma dovrebbe certificare che la Turchia non possiede più l’equipaggiamento russo, condizione che al momento non risulta soddisfatta. Il rinvio della missione di Hegseth congela di fatto il negoziato politico con Israele, mentre l’escalation con l’Iran sposta temporaneamente le priorità del Pentagono sulla gestione della crisi nel Golfo. La prossima tappa del dossier sarà verosimilmente il confronto tra la Casa Bianca e le commissioni Difesa del Congresso, da cui dipenderà l’effettiva percorribilità dell’operazione.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Allineamento geopolitico
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Ostili a USA e IsraeleNeutrali o distaccati
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L'Iran difende la stabilità regionale e accusa Stati Uniti e Israele di collusione. Si schiera con la Turchia contro l'entità sionista.

Meccanismodelegittimazione

Usando costantemente i termini 'territori occupati' e 'regime sionista', la narrazione delegittima lo Stato israeliano e presenta ogni cooperazione USA-Israele come intrinsecamente aggressiva. Questa scelta retorica fa apparire la vendita di F-35 alla Turchia come un giusto contrappeso.

Omissione

Il blocco iraniano omette i raid aerei statunitensi sull'Iran avvenuti la stessa notte, che contestualizzerebbero la visita come parte di un più ampio confronto USA-Iran.

IndignazioneScetticismo
Stampa russa e CSI0.00
Voce

La Russia osserva da lontano le dinamiche tra USA, Israele e Turchia, ritraendo gli Stati Uniti come gestori delle ansie alleate. Non prende posizione ma evidenzia le implicazioni strategiche per l'equilibrio regionale.

Meccanismopaternalismo

Usando un linguaggio neutro e concentrandosi sul processo diplomatico, la stampa russa presenta la visita come una normale parte della politica alleata americana, sminuendo qualsiasi conflitto. La menzione dell'intervista di Netanyahu aggiunge una base fattuale senza carica emotiva.

DistaccoPragmatismo
Stampa latinoamericana0.00
Voce

La testata latinoamericana riporta la visita come un evento diplomatico lineare, senza prendere posizione. Si concentra sull'aspetto logistico e sulla possibile interferenza delle azioni militari statunitensi in Iran.

Meccanismoomissione selettiva

Omettendo completamente il contesto degli F-35, il report riduce la visita a un incontro bilaterale di routine, privandola del suo significato geopolitico. Questa omissione selettiva rende la storia meno controversa.

Omissione

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