
Missili cinesi nel Pacifico e pattuglie a Kinmen: la tensione si allarga all’Europa
Il test di un missile balistico lanciato da sottomarino nucleare e la visita di parlamentari stranieri su una motovedetta taiwanese ridisegnano i confini della deterrenza e della diplomazia navale.
Il lancio di un missile balistico intercontinentale da un sottomarino nucleare cinese nelle acque del Pacifico, avvenuto all’inizio della settimana, ha reso visibile un salto qualitativo nella postura strategica di Pechino. Secondo analisti della difesa statunitensi, si è trattato con ogni probabilità di un JL-3, vettore in grado di coprire distanze superiori ai diecimila chilometri e di colpire, per la prima volta dalla piattaforma subacquea, obiettivi in Australia e nell’intero scacchiere indo-pacifico. Il test è stato tracciato in tempo reale dal radar Pave Paws installato sull’isola di Taiwan, un sistema di preallarme di fabbricazione statunitense che ha condiviso i dati con Washington, confermando la profondità della cooperazione tecnica tra Taipei e gli alleati occidentali.
Nella lettura offerta da fonti vicine all’Esercito popolare di liberazione, l’esercitazione rappresenta la convalida tecnica di una triade nucleare pienamente operativa – terrestre, aerea e navale – e il superamento di una storica lacuna nella componente sottomarina. Il quotidiano Global Times, espressione del Partito comunista, ha parlato di «un ulteriore passo» verso la capacità di condurre contrattacchi strategici affidabili da qualsiasi punto dell’oceano. Pechino ha ufficialmente descritto il lancio come un’attività addestrativa di routine, ma diversi esperti regionali vi leggono un messaggio politico rivolto a Washington e ai suoi alleati: la Cina è ora in grado di proiettare potenza nucleare in modo credibile anche dalla componente navale, riducendo l’asimmetria che per decenni l’aveva resa vulnerabile a un primo colpo.
Quasi in parallelo, la guardia costiera taiwanese ha imbarcato un gruppo di sette parlamentari stranieri – provenienti da Regno Unito, Ucraina, Repubblica Ceca, India e Nuova Zelanda, tutti membri dell’Inter-Parliamentary Alliance on China – per una pattuglia di novanta minuti nelle acque attorno alle isole Kinmen, a pochi chilometri dalla costa cinese. L’iniziativa, organizzata dal ministero degli Esteri e dal Consiglio per gli affari oceanici di Taipei, è stata presentata come un tentativo di internazionalizzare la pressione esercitata dalle motovedette della guardia costiera cinese, che dallo scorso mese hanno esteso le proprie operazioni di «law enforcement» anche al largo della costa orientale taiwanese. Per i governi di Londra, Parigi e Berlino, che hanno espresso preoccupazione per l’intensificarsi delle pattuglie, la presenza di legislatori occidentali a bordo di un’unità taiwanese segnala un coinvolgimento politico che va oltre la tradizionale solidarietà diplomatica.
Per l’Italia e l’Europa, i due episodi compongono un quadro di crescente instabilità in un quadrante da cui dipendono catene logistiche e rotte commerciali vitali. Secondo le stime del Pentagono, l’arsenale nucleare cinese è triplicato in sei anni, superando le seicento testate, e potrebbe raggiungere le mille unità entro il 2030. La modernizzazione accelerata della marina dell’Esercito popolare, che ha già superato quella statunitense per numero di unità da combattimento, e la dichiarata capacità di mantenere una deterrenza continua in mare – 24 ore su 24, 365 giorni l’anno – modificano i calcoli strategici anche per la NATO, che nel suo nuovo concetto strategico guarda con attenzione all’Indo-Pacifico. Il dossier resta aperto: ulteriori test missilistici sono attesi nei prossimi mesi, mentre le pattuglie cinesi attorno a Taiwan continueranno con cadenza regolare, alimentando un confronto a bassa intensità che coinvolge ormai direttamente attori esterni alla regione.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | +0.10 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
L'Occidente non può ignorare la minaccia cinese: il test missilistico e le provocazioni a Kinmen richiedono una risposta unita e decisa.
Il blocco utilizza una gerarchia di minacce, presentando le azioni cinesi come parte di un modello di aggressione che richiede una risposta proporzionata dall'alleanza guidata dagli USA.
Il blocco omette l'affermazione cinese che il test missilistico era un esercizio di routine e che il tracciamento radar di Taiwan costituisce una provocazione.
La Cina conduce regolari esercitazioni militari per difendere la propria sovranità; il tracciamento radar di Taiwan è un atto provocatorio che viola la stabilità regionale.
Il blocco utilizza la riproiezione, attribuendo intento aggressivo alle azioni di Taiwan mentre normalizza le proprie attività militari.
Il blocco omette la diffusa preoccupazione internazionale per il test missilistico e la presenza di parlamentari stranieri sulla pattuglia della guardia costiera di Taiwan.
L'ambizione nucleare cinese, rivelata dal lancio del missile, solleva interrogativi sulla stabilità globale, mentre le purghe interne indicano fragilità.
Il blocco utilizza lo scetticismo, evidenziando le contraddizioni interne nell'esercito cinese per mettere in dubbio la sua narrativa di sviluppo pacifico.
Il blocco omette la pattuglia della guardia costiera di Taiwan con parlamentari stranieri e la risposta dell'alleanza guidata dagli USA alle azioni cinesi.
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