
La Russia importa benzina: gli attacchi ucraini mettono in crisi le raffinerie
Per la prima volta Mosca acquista carburante dall'India mentre le code ai distributori si allungano e Putin ammette i problemi.
La Russia, secondo esportatore mondiale di greggio e terzo di prodotti raffinati, ha iniziato a importare benzina via mare dall'India. Secondo fonti industriali, almeno 60.000 tonnellate sono già state spedite, con l'obiettivo di raggiungere 400.000 tonnellate mensili da più paesi, inclusa la Bielorussia, che ha triplicato le forniture a giugno. È un'inversione senza precedenti, resa necessaria da una crisi interna che ha ridotto la raffinazione russa del 25% su base annua a giugno, ai minimi da oltre vent'anni, e la produzione di benzina del 17%.
La causa sono i ripetuti attacchi con droni ucraini contro raffinerie, depositi e terminali petroliferi. Da fine marzo, oltre cinquanta strutture sono state colpite, alcune più volte, dalla regione di Krasnodar fino alla Siberia. L'Agenzia internazionale per l'energia stima che oltre un quinto della capacità di raffinazione russa sia fuori uso. Analisti del settore energetico parlano di un 28% di capacità compromessa, con danni che le compagnie non confermano pubblicamente ma che si manifestano in carenze di carburante su tutte le undici fasce orarie del Paese.
Le conseguenze sono ormai visibili alla popolazione: code di ore ai distributori, razionamenti introdotti in decine di regioni, un mercato nero in Crimea con prezzi alle stelle e il via libera governativo alla produzione di benzina Euro-2, fuori norma dal 2013. Vladimir Putin ha ammesso in televisione che gli attacchi «creano problemi», pur definendoli «non critici». Secondo osservatori con sede a Londra, il leader russo è costretto a scelte sempre più difficili e potrebbe valutare un congelamento del conflitto se le tendenze attuali persisteranno.
Sul piano geopolitico, la dipendenza russa dalle importazioni di carburante ridisegna flussi commerciali consolidati. L'India, che a giugno ha assorbito oltre la metà del petrolio russo importato via mare, diventa ora fornitore di benzina raffinata, chiudendo un circuito paradossale. Per l'Europa, la crisi logistica russa allenta indirettamente la pressione sui mercati globali dei prodotti raffinati, ma conferma l'efficacia della campagna ucraina di «sanzioni con i droni», che mira a privare Mosca di risorse e a rendere il costo della guerra tangibile per i cittadini russi. Il prossimo banco di prova saranno le elezioni legislative di settembre, che il Cremlino usa come strumento di legittimazione e che rischiano di svolgersi in un clima di crescente malcontento per i beni di prima necessità.
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La carenza di carburante in Russia, provocata dagli attacchi dei droni ucraini alle raffinerie, costringe Mosca a importare benzina. Questa rara ammissione di vulnerabilità evidenzia l'impatto crescente della guerra sulla stabilità interna russa. Code ai distributori e razionamenti si diffondono in tutto il paese, segno del fallimento delle difese aeree del Cremlino.
La Russia, uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, è ora costretta a importare carburante a causa degli attacchi ucraini alle sue raffinerie. Il Cremlino ha riconosciuto pubblicamente di essere in trattative con diversi paesi, un'ammissione significativa dei danni subiti. La situazione mette in luce l'efficacia degli attacchi all'infrastruttura energetica russa.
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