
Riad riapre Ras Tanura e vende spot: il greggio cala, ma la frattura con Washington si allarga
La ripresa delle esportazioni saudite dal Golfo e il passaggio a prezzi spot deprimono il Brent, mentre il rifiuto delle basi per il “Progetto Libertà” segna un punto di rottura nell’alleanza con gli Stati Uniti.
La Saudi Aramco ha ripreso i caricamenti dal terminale di Ras Tanura, il più grande porto petrolifero del mondo, dopo quasi quattro mesi di interruzione dovuti al conflitto in Iran. Almeno cinque superpetroliere con dieci milioni di barili hanno già lasciato lo Stretto di Hormuz, e la compagnia saudita ha iniziato a offrire greggio sul mercato spot in Asia per accelerare le vendite. L’effetto immediato è un’ulteriore pressione ribassista sul Brent, sceso intorno ai 70 dollari al barile dai quasi 120 di marzo, dopo l’accordo provvisorio di pace tra Stati Uniti e Iran.
La mossa commerciale è un segnale della concorrenza crescente tra i produttori del Golfo. I prezzi ufficiali di vendita (OSP) sauditi per i carichi di luglio, fissati all’inizio di giugno, mantengono premi tra 6 e 10 dollari al barile, ma le transazioni spot per consegne tra luglio e agosto sono già scivolate in territorio di sconto. Fonti di mercato asiatiche indicano che sei milioni di barili sono stati proposti ai clienti abituali della regione, con condizioni giudicate “molto attraenti” per gli acquirenti cinesi. Gli operatori si attendono ora un taglio netto degli OSP per agosto, mentre le raffinerie asiatiche hanno già coperto il fabbisogno fino a fine estate.
La ripresa delle esportazioni avviene in un contesto di profonda incrinatura nei rapporti tra Riad e Washington. Secondo funzionari statunitensi e sauditi, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha negato l’uso dello spazio aereo e delle basi del regno per il “Progetto Libertà”, la missione di scorta militare alle petroliere attraverso Hormuz annunciata da Trump. L’operazione è stata sospesa dopo meno di quarantotto ore, innescando una serie di chiamate tese tra i due leader. L’amministrazione americana starebbe ora valutando di ridurre la propria presenza militare in Arabia Saudita, spostando forze verso Israele e Giordania, paesi ritenuti più solidali durante la guerra.
Riad, dal canto suo, ha avviato un riposizionamento diplomatico che guarda a Oriente. Il ministro degli Esteri saudita è in visita a Pechino proprio in questi giorni, mentre il regno ha intensificato i contatti diretti con l’Iran su questioni come il controllo dello Stretto, l’arsenale missilistico e le milizie regionali – dossier che per i sauditi rappresentano una minaccia più immediata del programma nucleare iraniano. Analisti del Golfo leggono in queste mosse la volontà di costruire una rete di sicurezza alternativa, dopo aver percepito l’alleato americano come inaffidabile e, in alcuni frangenti, come un fattore di rischio per la stabilità regionale.
Per l’Italia e l’Europa, il calo del greggio offre un sollievo sul fronte dei costi energetici, ma la frattura tra Riad e Washington introduce un elemento di imprevedibilità in uno scacchiere già fragile. Il prossimo snodo concreto sarà la pubblicazione degli OSP sauditi per agosto, attesa nelle prossime settimane: un taglio consistente confermerebbe la strategia di riconquista delle quote di mercato asiatiche, mentre l’evoluzione della postura militare americana nel Golfo rimane il vero fattore da monitorare per la sicurezza degli approvvigionamenti.
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L'Arabia Saudita ha ripreso le esportazioni di greggio da Ras Tanura dopo quasi quattro mesi di stop, con almeno cinque superpetroliere che trasportano 10 milioni di barili. Per accelerare le vendite in Asia, Saudi Aramco è passata ai prezzi spot, contribuendo a un eccesso di offerta che ha spinto il Brent sotto i 70 dollari al barile.
La guerra in Iran ha logorato la storica alleanza tra Washington e Riad, con l'amministrazione Trump che valuta di ridurre la presenza militare nel regno. Il rifiuto saudita di concedere lo spazio aereo per una missione USA ha messo in luce la crescente sfiducia e l'inaffidabilità di Trump, segnando un punto di rottura nei rapporti bilaterali.
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