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Quando Teyana Taylor si tolse gli occhiali per asciugare le lacrime, sul palco dei BET Awards

La cerimonia di Los Angeles ha intrecciato consacrazioni, assenze africane e una moda che riscrive le regole, mentre Zendaya portava l’archivio dei grandi stilisti in un tour globale.

Sul palco del Peacock Theater, Teyana Taylor si è tolta gli occhiali spessi dalla montatura metallica e ha pulito le lenti appannate dalle lacrime. Janet Jackson le aveva appena consegnato il premio Icon of the Year, e la trentacinquenne di Harlem, singhiozzando, ha confessato: «Non mi avevano detto che sarebbe venuta Janet». In quel gesto minimo, domestico, si è condensata una carriera ventennale che l’ha vista coreografare per Beyoncé a quindici anni, recitare in film premiati con l’Oscar e diplomarsi alla scuola di arti culinarie mentre incideva un album candidato ai Grammy. «Accetto ciò che mi sono guadagnata con gratitudine, non con arroganza», ha detto, prima di elencare i mestieri che convivono nella sua figura: attrice, regista, stilista, scrittrice, produttrice, chef.

La serata, condotta dal comico Druski – calato dall’alto in parodia del suo sketch del “pastore volante” – ha fatto della trasmissione del testimone il proprio filo conduttore. Lauryn Hill ha ricevuto il primo Living Legend Icon Award mentre tre dei suoi sei figli intonavano i versi dei Fugees e di The Miseducation, circondati da Nas, SZA, Doechii, Lizzo, Queen Latifah e Common. Poco prima, Jamie Foxx aveva suonato con la figlia diciassettenne Anelise, e T.I. aveva rappato seduto su un’auto con il figlio King al volante. Non un’esibizione di nepotismo, ma la messa in scena di un’idea di lascito che la stessa Hill ha tradotto in parole: «Qualcuno là fuori ha bisogno del vostro dono. Non svendetelo».

Eppure, mentre il Peacock Theater celebrava la creatività nera, gli osservatori dell’industria musicale africana registravano una serata di attese deluse. I nigeriani Wizkid, Burna Boy, Tems e Asake, forti di nomination pesanti, sono rimasti a mani vuote; stessa sorte per la sudafricana Tyla. Tems, che ha comunque incantato il pubblico con un’esibizione dal vivo, ha visto sfumare i tre riconoscimenti per cui era in lizza, in categorie dominate da Kehlani, Doechii e Mariah the Scientist. Secondo gli analisti di Lagos, la serrata conferma la penetrazione globale dell’afrobeats ma anche la durezza di un palcoscenico dove la concorrenza resta serratissima, e dove l’assenza di vittorie africane – dopo il trionfo di Ayra Starr l’anno precedente – riapre il dibattito sulla rappresentanza nelle categorie principali.

Lontano dal teatro di Los Angeles, un’altra artista nera stava riscrivendo il rapporto tra moda e narrazione cinematografica. Zendaya, in tour promozionale per Spider-Man: Brand New Day, ha attraversato Madrid, Londra, Parigi, Roma e Berlino indossando esclusivamente pezzi d’archivio: un abito di John Galliano del 1997 con un ragno di diamanti sulla schiena nuda, un t-shirt oversize con il disegno dell’Uomo Ragno e décolleté Christian Louboutin, un vintage di Giorgio Armani del 1990 con ricami a ragnatela. Ogni tappa ha trasformato il red carpet in una dichiarazione di metodo, in cui la moda non è ornamento ma estensione del personaggio, proprio mentre ai BET Awards Teyana Taylor sfoggiava un monumentale abito bordeaux di Stéphane Rolland con gonna a palloncino e copricapo gioiello, e poi un secondo abito indaco dai tagli vertiginosi per ritirare il premio come migliore attrice.

Quando le luci si sono abbassate sul tributo a Lauryn Hill, i figli dell’artista cantavano “Ready or Not” insieme a Doechii e SZA, le stesse che poco prima avevano vinto il BET Her Award e si erano abbracciate parlando di sorellanza creativa. In quel cerchio di voci e generazioni, la serata ha trovato la sua immagine più duratura: non una celebrazione di trofei, ma la restituzione pubblica di un’intimità familiare che, per una notte, è appartenuta a tutti.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

48%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa africana subsaharianaStampa del Golfo arabo
Stampa africana subsahariana/ Anglofona
ScetticismoVittimismoIronia

Nonostante le numerose nomination, le stelle nigeriane sono uscite a mani vuote dai BET Awards 2026, mentre gli artisti americani hanno dominato la scena. Il tappeto rosso è stato attraversato da un'onda bordeaux, ma il silenzio dei protagonisti nigeriani è risuonato più forte di qualsiasi premio.

Stampa del Golfo arabo
DistaccoPragmatismo

Il tappeto rosso dei BET Awards 2026 è stato una passerella di alta moda, con l'abito bordeaux scultoreo di Teyana Taylor e gli look d'archivio ispirati ai ragni di Zendaya a rubare la scena. L'attenzione si è concentrata sui dettagli sartoriali e sulle dichiarazioni di stile, lasciando in secondo piano l'esito delle premiazioni.

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lunedì 29 giugno 2026

Quando Teyana Taylor si tolse gli occhiali per asciugare le lacrime, sul palco dei BET Awards

La cerimonia di Los Angeles ha intrecciato consacrazioni, assenze africane e una moda che riscrive le regole, mentre Zendaya portava l’archivio dei grandi stilisti in un tour globale.

Sul palco del Peacock Theater, Teyana Taylor si è tolta gli occhiali spessi dalla montatura metallica e ha pulito le lenti appannate dalle lacrime. Janet Jackson le aveva appena consegnato il premio Icon of the Year, e la trentacinquenne di Harlem, singhiozzando, ha confessato: «Non mi avevano detto che sarebbe venuta Janet». In quel gesto minimo, domestico, si è condensata una carriera ventennale che l’ha vista coreografare per Beyoncé a quindici anni, recitare in film premiati con l’Oscar e diplomarsi alla scuola di arti culinarie mentre incideva un album candidato ai Grammy. «Accetto ciò che mi sono guadagnata con gratitudine, non con arroganza», ha detto, prima di elencare i mestieri che convivono nella sua figura: attrice, regista, stilista, scrittrice, produttrice, chef.

La serata, condotta dal comico Druski – calato dall’alto in parodia del suo sketch del “pastore volante” – ha fatto della trasmissione del testimone il proprio filo conduttore. Lauryn Hill ha ricevuto il primo Living Legend Icon Award mentre tre dei suoi sei figli intonavano i versi dei Fugees e di The Miseducation, circondati da Nas, SZA, Doechii, Lizzo, Queen Latifah e Common. Poco prima, Jamie Foxx aveva suonato con la figlia diciassettenne Anelise, e T.I. aveva rappato seduto su un’auto con il figlio King al volante. Non un’esibizione di nepotismo, ma la messa in scena di un’idea di lascito che la stessa Hill ha tradotto in parole: «Qualcuno là fuori ha bisogno del vostro dono. Non svendetelo».

Eppure, mentre il Peacock Theater celebrava la creatività nera, gli osservatori dell’industria musicale africana registravano una serata di attese deluse. I nigeriani Wizkid, Burna Boy, Tems e Asake, forti di nomination pesanti, sono rimasti a mani vuote; stessa sorte per la sudafricana Tyla. Tems, che ha comunque incantato il pubblico con un’esibizione dal vivo, ha visto sfumare i tre riconoscimenti per cui era in lizza, in categorie dominate da Kehlani, Doechii e Mariah the Scientist. Secondo gli analisti di Lagos, la serrata conferma la penetrazione globale dell’afrobeats ma anche la durezza di un palcoscenico dove la concorrenza resta serratissima, e dove l’assenza di vittorie africane – dopo il trionfo di Ayra Starr l’anno precedente – riapre il dibattito sulla rappresentanza nelle categorie principali.

Lontano dal teatro di Los Angeles, un’altra artista nera stava riscrivendo il rapporto tra moda e narrazione cinematografica. Zendaya, in tour promozionale per Spider-Man: Brand New Day, ha attraversato Madrid, Londra, Parigi, Roma e Berlino indossando esclusivamente pezzi d’archivio: un abito di John Galliano del 1997 con un ragno di diamanti sulla schiena nuda, un t-shirt oversize con il disegno dell’Uomo Ragno e décolleté Christian Louboutin, un vintage di Giorgio Armani del 1990 con ricami a ragnatela. Ogni tappa ha trasformato il red carpet in una dichiarazione di metodo, in cui la moda non è ornamento ma estensione del personaggio, proprio mentre ai BET Awards Teyana Taylor sfoggiava un monumentale abito bordeaux di Stéphane Rolland con gonna a palloncino e copricapo gioiello, e poi un secondo abito indaco dai tagli vertiginosi per ritirare il premio come migliore attrice.

Quando le luci si sono abbassate sul tributo a Lauryn Hill, i figli dell’artista cantavano “Ready or Not” insieme a Doechii e SZA, le stesse che poco prima avevano vinto il BET Her Award e si erano abbracciate parlando di sorellanza creativa. In quel cerchio di voci e generazioni, la serata ha trovato la sua immagine più duratura: non una celebrazione di trofei, ma la restituzione pubblica di un’intimità familiare che, per una notte, è appartenuta a tutti.

Divergenza delle fonti

Media e Intrattenimento · 4 testate · 2 lingue

48%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale40%
Critico60%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa africana subsaharianaStampa del Golfo arabo
Stampa africana subsahariana/ Anglofona
ScetticismoVittimismoIronia

Nonostante le numerose nomination, le stelle nigeriane sono uscite a mani vuote dai BET Awards 2026, mentre gli artisti americani hanno dominato la scena. Il tappeto rosso è stato attraversato da un'onda bordeaux, ma il silenzio dei protagonisti nigeriani è risuonato più forte di qualsiasi premio.

Stampa del Golfo arabo
DistaccoPragmatismo

Il tappeto rosso dei BET Awards 2026 è stato una passerella di alta moda, con l'abito bordeaux scultoreo di Teyana Taylor e gli look d'archivio ispirati ai ragni di Zendaya a rubare la scena. L'attenzione si è concentrata sui dettagli sartoriali e sulle dichiarazioni di stile, lasciando in secondo piano l'esito delle premiazioni.

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