
Vertice Nato ad Ankara, la dichiarazione conferma l’impegno per la difesa collettiva e 140 miliardi a Kiev
Il testo approvato dai 32 ambasciatori riafferma l’articolo 5 e definisce la Russia una minaccia di lungo termine, mentre Trump attacca le spese degli alleati.
La dichiarazione finale del vertice Nato di Ankara, che i leader dei 32 paesi alleati si apprestano a firmare il 7 e 8 luglio, contiene un impegno «ferreo» alla difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 e un pacchetto di assistenza militare all’Ucraina da 140 miliardi di euro per il biennio 2026-2027. Secondo il testo approvato venerdì dagli ambasciatori e visionato da Reuters, i membri dell’Alleanza si vincolano a stanziare 70 miliardi l’anno per equipaggiamenti, addestramento e sostegno a Kiev, una cifra che include 60 miliardi già deliberati in sede Ue sotto forma di prestiti. La dichiarazione, che necessita ancora del via libera definitivo dei capi di Stato e di governo, qualifica la Russia come «minaccia di lungo termine per la sicurezza e la stabilità euro-atlantica» e chiede all’Iran di rispettare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e di non dotarsi mai di un’arma nucleare.
L’intesa è maturata in un clima di forti tensioni transatlantiche. Da Washington, il presidente Donald Trump ha moltiplicato nelle ore precedenti gli attacchi agli alleati europei, giudicando «ridicola» la sproporzione degli oneri finanziari e definendo la relazione con la Nato «a senso unico». Ciononostante, fonti diplomatiche americane ed europee fanno notare che l’amministrazione ha accettato il testo della dichiarazione, segnalando per il momento la volontà di accantonare le ipotesi di uscita dall’Alleanza. Parallelamente, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dovuto rinviare, dopo l’intervento del segretario di Stato Marco Rubio e di altri alti funzionari, un annuncio di ulteriori tagli alla presenza militare statunitense in Europa, optando per una revisione semestrale dello schieramento.
Sul fronte europeo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha replicato alle critiche di Trump rivendicando il raddoppio del bilancio della difesa in quattro anni e l’obiettivo di raggiungere il 3,5% del Pil entro il 2029, con sei anni di anticipo sulla scadenza fissata all’Aia. Da Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan – intende presentare al vertice una spesa per la sicurezza già al 2,8% del Pil, articolata tra uscite strettamente militari (2,09%) e investimenti in cybersicurezza, protezione delle frontiere e sicurezza energetica (0,71%). Fonti di Palazzo Chigi precisano che l’Italia punta a spostare il baricentro del summit dal mero calcolo percentuale a un concetto allargato di sicurezza, che includa il fianco sud, la Libia e il contrasto ai flussi migratori irregolari.
La dichiarazione di Ankara non cancella le divergenze interne. Secondo analisti della Nato, la resistenza iniziale dell’Italia a un impegno pluriennale per Kiev – poi superata – rifletteva la volontà di mantenere una scansione annuale per non pregiudicare eventuali sviluppi negoziali. Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha avvertito che il mancato raggiungimento degli obiettivi di spesa da parte di alcuni alleati rischia di dividere l’organizzazione in due o tre blocchi. Il vertice, che prevede per la prima volta una sessione dedicata alle sfide del fianco meridionale con la partecipazione di quattro paesi arabi dell’Iniziativa di cooperazione di Istanbul, si chiuderà con l’adozione formale della dichiarazione e con l’avvio della revisione americana sulla presenza militare in Europa, i cui esiti sono attesi entro la fine dell’anno.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Al vertice di Ankara, Europa e Canada si impegnano a fornire 140 miliardi di euro all'Ucraina, sostituendo di fatto il sostegno statunitense. L'assenza di fondi americani rivela le tensioni interne alla NATO e lo spostamento degli oneri sulle spalle europee. L'accordo è presentato come una necessità pragmatica piuttosto che un trionfo strategico.
Il vertice di Ankara è un test delicato per la NATO, con gli alleati europei che riaffermano il loro impegno verso l'Ucraina attraverso un pacchetto di aiuti da 140 miliardi di euro. L'accordo segna uno spostamento verso un'alleanza più guidata dall'Europa, con meno dipendenza dagli Stati Uniti. Le tensioni interne restano alte, ma l'intesa è presentata come un passo pragmatico per garantire il continuo sostegno a Kiev.
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