
Stretto di Hormuz, l’Iran annuncia tariffe ‘speciali’ mentre i negoziati restano in bilico
L’ambasciatore iraniano a Pechino prevede nuovi oneri per il transito ma con condizioni preferenziali per i paesi amici, mentre le trattative con gli Stati Uniti per uno sblocco definitivo ristagnano tra mine e veti incrociati
L’annuncio giunto da Pechino disegna i contorni di un nuovo equilibrio precario: l’ambasciatore iraniano in Cina ha confermato che Teheran imporrà tariffe alle navi in transito nello Stretto di Hormuz, pur riservando un trattamento 'speciale' ai paesi amici. La dichiarazione, rilasciata al Forum per la Pace Mondiale, si sovrappone agli effetti del memorandum d’intesa siglato con Washington il 17 giugno, che prevede due mesi di passaggio gratuito per i mercantili, ma lascia nel vago il regime successivo. Secondo l’ottica ufficiale iraniana, si tratta di un diritto connesso alla sovranità territoriale e alla necessità di finanziare servizi di sicurezza, supervisione e tutela ambientale. Dietro questa linea, tuttavia, fonti diplomatiche europee leggono lo scontro aperto fra due anime del regime: i Guardiani della Rivoluzione, determinati a mantenere il controllo sulla rotta commerciale più trafficata del pianeta, e il presidente riformista Pezeshkian, per il quale la priorità è lo sblocco dei fondi congelati e la revoca delle sanzioni.
Secondo quanto trapela dai negoziati, i comandanti dei Guardiani puntano a beneficiare direttamente di introiti stimati fino a quaranta miliardi di dollari l’anno e hanno già ordinato che ogni unità segua le rotte stabilite dai loro centri di comando, minacciando azioni militari contro le deviazioni non autorizzate. Al contrario, l’amministrazione Pezeshkian ha bisogno di riattivare almeno sei miliardi di dollari da conti in Qatar e di ottenere la rimozione delle sanzioni per scongiurare un collasso di un’economia che quest’anno potrebbe contrarsi del dieci per cento, con quaranta milioni di cittadini sotto la soglia di povertà. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno legato qualsiasi allentamento delle misure restrittive al pieno ripristino della libertà di navigazione, una condizione che il mancato sminamento e le continue intimidazioni contro le navi rendono irrealizzata.
Il nodo della smilitarizzazione dello stretto resta il principale ostacolo tecnico. Teheran ha respinto l’intesa siglata il 28 giugno fra Parigi e Mascate per un’operazione congiunta di sminamento, ribadendo che la bonifica spetta esclusivamente alle forze iraniane; nel frattempo, l’iniziativa lanciata dall’Organizzazione marittima internazionale per far uscire le circa seicento navi bloccate è stata sospesa dopo che attacchi attribuiti a unità iraniane hanno colpito almeno due mercantili che tentavano di utilizzare il corridoio meridionale sotto giurisdizione omanita. L’Oman, amministratore della sponda meridionale dello stretto, collabora con Teheran alla definizione di 'nuovi accordi', ma la sua mediazione non ha ancora prodotto risultati tangibili, mentre il Qatar ospita colloqui fra Stati Uniti e Iran finora senza progressi sul rilascio dei fondi.
Per l’Italia e l’Europa, il rischio è concreto: in condizioni normali Hormuz convoglia un quinto del greggio e del gas naturale liquefatto scambiati globalmente, e ogni interruzione si riflette immediatamente sui prezzi dell’energia. Analisti di Bruxelles osservano come la prospettiva di tariffe selettive introdurrebbe un elemento di discrezionalità geopolitica in una via d’acqua finora regolata esclusivamente dal diritto internazionale marittimo, con potenziali distorsioni per le forniture ai paesi ritenuti non 'amici'. La partita si gioca ora sui prossimi passi: il rispetto della fase negoziale prevista dal memorandum, la riapertura effettiva del traffico a livelli pre-conflitto e il destino dei fondi iraniani congelati. Senza un compromesso, il dossier Hormuz si avvia a diventare il principale fattore di instabilità per l’intero quadrante mediorientale.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa cinese | +0.10 | neutral |
L'Iran rischia tutto non cedendo il controllo di Ormuz, rompendo l'accordo con gli USA e le possibilità di sollievo dalle sanzioni.
Il blocco enfatizza la posta in gioco elevata e la rottura di tabù, presentando l'intransigenza iraniana come una minaccia diretta alla stabilità regionale e agli interessi occidentali.
Non viene menzionato il recupero del traffico di petroliere né le condizioni speciali per paesi 'amici' annunciate dall'Iran.
Il traffico di petroliere si sta riprendendo, con navi che seguono rotte sia vicino all'Oman che verso l'Iran.
Il blocco si limita a descrivere fatti osservabili e dati numerici, evitando interpretazioni o giudizi.
Non menziona l'annuncio iraniano di transiti a pagamento e condizioni speciali, né le implicazioni strategiche a lungo termine.
Il controllo iraniano sullo Stretto rimane saldo, mentre i negoziati con gli USA sono in stallo.
Il blocco adotta un tono analitico, valutando le posizioni di entrambe le parti e sottolineando la mancanza di progressi concreti.
Non copre l'inversione a U delle petroliere né la ripresa del traffico osservata dalle fonti atlantiche.
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