
Moldavia: scandalo e crisi di governo oscurano l'avvio dei negoziati Ue, mentre la Russia chiude il suo centro culturale
Le dimissioni del premier Munteanu, travolto da un caso di nepotismo alla presidenza, coincidono con l'ok di Bruxelles ai colloqui di adesione e con la serrata del Russkij dom imposta da Chisinau.
Il 4 luglio, mentre i Ventisette comunicavano a Chisinau il via libera ai negoziati di adesione all'Unione, il primo ministro moldavo Alexandru Munteanu si è dimesso senza fornire motivazioni dettagliate. L'economista, scelto per il suo profilo tecnico internazionale, ha parlato di impossibilità di proseguire il mandato «secondo i miei princìpi e le mie convinzioni». La crisi di governo è esplosa dopo un'inchiesta del quotidiano filo-europeo Ziarul de Garda sulle assunzioni e gli stipendi all'interno di MoldATSA, l'agenzia statale per il controllo del traffico aereo, e dopo la pubblicazione di un rapporto di 130 pagine del Centro Nazionale Anticorruzione che ha certificato gravi irregolarità. Tra i casi più imbarazzanti, l'assunzione senza concorso della cugina della presidente Maia Sandu, Anastasia Taburceanu, con uno stipendio mensile superiore ai 14mila euro, cresciuto fino a quasi 23mila euro l'anno successivo, otto volte il salario medio nazionale. La diretta interessata si è dimessa a fine giugno annunciando l'intenzione di restituire le somme, ma il danno politico era ormai compiuto.
Sullo sfondo, si è materializzata un'altra frattura con Mosca. Dopo la denuncia, da parte del parlamento moldavo, dell'accordo bilaterale del 1998 sui centri culturali, il Centro russo di scienza e cultura – il Russkij dom – ha cessato le attività a Chisinau proprio il 4 luglio, data di entrata in vigore della legge che sanciva la fine dell'intesa. Secondo il ministro della Cultura moldavo, Cristian Jardan, l'istituzione veniva utilizzata dalla Russia come strumento di «guerra ibrida» e di propaganda, non di promozione culturale. Per Mosca, invece, la chiusura è una decisione infondata che non fermerà l'interesse verso lingua e cultura russe. Un rappresentante dell'agenzia Rossotrudničestvo continuerà a operare all'interno dell'ambasciata russa, mentre il governo di Chisinau ha già drenato decine di altri trattati nell'ambito della Comunità degli Stati Indipendenti, da cui la Moldavia ha deciso di uscire.
Nello stesso frangente, la Transnistria – la repubblica separatista filo-russa non riconosciuta – ha rilanciato la proposta di una cooperazione economica «senza barriere» con la Moldavia. Il leader di Tiraspol, Vadim Krasnoselskij, ha dichiarato di aver consegnato l'iniziativa all'Osce e al Servizio europeo per l'azione esterna, invocando un dialogo su basi realistiche. La mossa è arrivata dopo che Chisinau, dal gennaio 2024, ha revocato le agevolazioni doganali per le imprese transnistriane, innescando una spirale di ritorsioni economiche: Tiraspol ha risposto cancellando i privilegi per gli agricoltori moldavi nel distretto di Dubăsari e alzando le tariffe per le compagnie della riva destra. Agli occhi degli analisti di Bruxelles, la pressione economica asimmetrica fa parte di una strategia di «integrazione lenta» del territorio nel quadro costituzionale moldavo, in assenza di risorse militari per una soluzione rapida.
Il quadro complessivo restituisce una Moldavia in bilico tra accelerazione europea e fragilità interna. A Bruxelles si guarda con preoccupazione alla tenuta delle riforme e alla capacità di Chisinau di assorbire i fondi e le condizionalità dell'adesione, mentre lo scandalo MoldATSA rischia di offuscare l'immagine di un paese candidato che aveva fatto della lotta alla corruzione un pilastro del proprio percorso. Le prossime settimane vedranno l'avvio tecnico dello screening dei capitoli negoziali con l'Ue, mentre a est rimane aperta la partita della Transnistria, dove Mosca, su richiesta di un congresso di deputati locali del febbraio scorso, ha promesso protezione diplomatica e ha semplificato le procedure per la concessione della cittadinanza russa ai residenti.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.40 | aligned |
La Russia denuncia la chiusura della Casa Russa come un atto discriminatorio e sottolinea l'instabilità del governo moldavo, mentre presenta la proposta transnistriana come un gesto di buona volontà.
Il blocco costruisce la sua posizione presentando le azioni della Moldavia come unilaterali e ostili, mentre la proposta della Transnistria viene inquadrata come un'offerta di dialogo, creando una simmetria morale tra le parti.
L'Europa sostiene la scelta della Moldavia di chiudere la Casa Russa come atto di sovranità e vede le dimissioni come un segnale democratico, mentre mette in guardia contro la proposta transnistriana come minaccia.
Il blocco legittima le azioni moldave inquadrandole come difesa della sovranità e della democrazia, mentre la proposta russa viene presentata come una minaccia, utilizzando il linguaggio dei diritti e della legalità internazionale.
Allarga lo sguardo
Samsung, utile record ma le Borse asiatiche crollano: il paradosso dell'IA
7 lingue · 9 testate
Da TechnologyCina accelera sull’IA concreta: robot in catena e sceneggiature low cost
2 lingue · 4 testate
Da Science & HealthCosì l'esercizio regolare dimezza il rischio infarto: le nuove mappe della salute
5 lingue · 11 testate