
L’ONU avverte: l’IA corre troppo veloce. Germania e Russia centralizzano il controllo digitale
Mentre il panel scientifico indipendente delle Nazioni Unite segnala il ritardo normativo globale, Berlino amplia i poteri offensivi dei servizi segreti e Mosca affida a un unico ministero la regia dell’intelligenza artificiale.
Un disegno di legge tedesco, reso noto in queste ore, abbatte le barriere erette dopo la Seconda guerra mondiale e affida ai servizi segreti interni ed esteri la possibilità di sabotare infrastrutture digitali, diffondere deliberatamente disinformazione e penetrare sistemi informatici nemici. Allo stesso tempo, il governo russo ha designato il Ministero per lo sviluppo digitale (Mincifry) come regolatore unico dell’intelligenza artificiale, attribuendogli poteri di indirizzo normativo, coordinamento intersettoriale e controllo sulle «IA fidate» da impiegare nella pubblica amministrazione e nelle infrastrutture critiche. A Berlino le nuove «categorie di minaccia» giustificano una sorveglianza graduata fino all’infiltrazione prolungata e all’accesso coatto ai dati di telecomunicazioni, piattaforme e intermediari finanziari, con sanzioni fino a un milione di euro. A Mosca, il decreto operativo da settembre coinvolge circa 28 mila imprese di software e stima costi di adeguamento tra 300 milioni e 3 miliardi di rubli in sei anni, mentre un disegno di legge quadro introduce definizioni univoche e il principio del «registro dei modelli fidati», subordinando il sostegno statale alla collaborazione con le autorità.
Il duplice movimento segna una torsione securitaria nella corsa alla regolamentazione tecnologica. Il rapporto preliminare del Panel scientifico indipendente sull’IA dell’ONU – 40 esperti da febbraio 2026 – denuncia proprio il «dilemma dell’evidenza»: le norme arrancano perché quando arrivano dati scientifici affidabili, l’IA ha già mutato fisionomia. Con Stati Uniti e Cina a detenere quasi il 90% della capacità di supercalcolo, l’asimmetria competitiva spinge governi di altre latitudini a cercare scorciatoie per non restare subalterni. La Germania reagisce a minacce ibride e cibernetiche – ormai attribuite con frequenza a Mosca – dotandosi di strumenti offensivi finora preclusi, mentre la Russia prova a edificare un ecosistema nazionale dell’IA che le garantisca sovranità tecnologica e controllo sull’informazione.
Per l’Europa e l’Italia questo snodo è dirimente. Il potenziamento dell’intelligence tedesca, tutto interno alla cornice dell’UE, solleverà un confronto con il Regolamento generale sulla protezione dei dati e con il neonato AI Act, già accusato da Bruxelles di frenare l’innovazione rispetto a Washington e Pechino. Sotto il profilo industriale, l’accentramento russo – che ha sostituito il Ministero dello sviluppo economico nel ruolo di cabina di regia – ripropone la tensione tra dirigismo statale e creatività imprenditoriale, mentre il panel ONU rilancia l’urgenza di regole comuni su trasparenza e sicurezza dei sistemi. La prossima tappa sarà la discussione parlamentare del testo tedesco e, parallelamente, l’entrata in vigore del decreto russo a settembre, con l’Unione europea chiamata a verificare la tenuta del proprio modello regolatorio di fronte a traiettorie nazionali sempre più divergenti.
| Stampa russa e CSI | +0.60 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
La Russia riproietta la propria iniziativa come modello di governance sovrana, criticando l'inefficacia delle istituzioni globali.
Si contrappone l'azione nazionale rapida e decisa alla lentezza delle istituzioni internazionali, legittimando così la centralizzazione come risposta necessaria.
Il rapporto ONU potrebbe includere critiche alla mancanza di trasparenza o di consultazione pubblica nella regolamentazione russa, ma queste non vengono menzionate.
L'America Latina denuncia il divario di governance che penalizza i paesi emergenti, sottolineando la loro esclusione dal processo decisionale.
Si enfatizza il rischio di emarginazione per i paesi in via di sviluppo, creando un senso di urgenza e ingiustizia.
Non si discute il potenziale beneficio della centralizzazione russa per la stabilità normativa o la possibilità di cooperazione futura.
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