
Tra minacce e «amore»: il vertice NATO di Ankara tra aiuti all’Ucraina e crepe atlantiche
Trump alterna attacchi agli alleati e dichiarazioni di unità, mentre l’Alleanza promette 70 miliardi a Kiev e la Spagna sfida Washington.
Il vertice NATO di Ankara si è chiuso con una dichiarazione congiunta che ribadisce l’impegno alla difesa collettiva e annuncia nuovi stanziamenti per oltre cinquanta miliardi di dollari in armamenti, ma la cronaca dei due giorni di lavori restituisce l’immagine di un’alleanza percorsa da tensioni profonde. Il presidente americano Donald Trump, dopo aver minacciato in apertura di summit ritorsioni commerciali contro la Spagna, rivendicato la Groenlandia e accusato i partner europei di aver abbandonato Washington nel conflitto con l’Iran, ha concluso la sua conferenza stampa parlando di «amore incredibile» nella sala del Consiglio atlantico e di una «enorme unità» tra i Trentadue. Secondo fonti diplomatiche presenti ai colloqui a porte chiuse, il tycoon avrebbe tenuto un profilo conciliante, in netto contrasto con la durezza esibita davanti alle telecamere.
La dichiarazione finale del vertice impegna gli alleati a modernizzare il dispositivo di deterrenza integrando intelligenza artificiale, capacità spaziali e missilistiche, e fissa per la prima volta un orizzonte biennale per il sostegno militare all’Ucraina: 70 miliardi di euro nel 2026, con l’impegno a mantenere almeno lo stesso livello nel 2027. Da Bruxelles si sottolinea che la parte preponderante degli aiuti è ormai finanziata da europei e canadesi, con 30 miliardi provenienti da un prestito comunitario. L’intesa non è stata però indolore: secondo fonti vicine al negoziato, l’Italia si è opposta alla garanzia pluriennale voluta con forza dalla Germania e sostenuta dai Baltici, dalla Polonia e dal Regno Unito, mentre Roma avrebbe preferito un impegno annuale, rivelando una frattura interna al fronte europeo sulla strategia di lungo periodo verso Kiev.
Sul fronte commerciale e strategico, lo scontro con la Spagna ha assunto i toni più aspri. Trump ha ordinato al segretario al Tesoro di interrompere ogni scambio con Madrid, definendo il governo Sánchez un «partner terribile» per aver negato l’uso delle basi e dello spazio aereo spagnolo durante le operazioni contro l’Iran e per non aver raggiunto la soglia del 5% del Pil in spese per la difesa. La Commissione europea è intervenuta ricordando che la politica commerciale è competenza esclusiva dell’Unione e che gli accordi in vigore vincolano anche Washington. Analisti di Bruxelles leggono nella mossa americana un tentativo di dividere i Ventisette, ma anche un banco di prova per la tenuta del mercato unico di fronte a pressioni bilaterali. Parallelamente, la Danimarca ha respinto con fermezza le pretese su Groenlandia, mentre il segretario generale Mark Rutte ha minimizzato gli attacchi verbali, sostenendo che «i litigi rafforzano le amicizie» e che il vertice ha dimostrato un’alleanza «più forte che mai».
Per l’Italia, il summit lascia in eredità un doppio ordine di problemi. Da un lato, la richiesta americana di portare la spesa militare al 5% del Pil – ben oltre l’attuale 1,5% – rischia di riaprire un confronto aspro in sede di legge di bilancio, in un quadro di finanza pubblica già teso. Dall’altro, la posizione defilata tenuta da Roma sul dossier ucraino potrebbe indebolire il peso negoziale del governo Meloni in seno all’Unione, proprio mentre si profila un negoziato più ampio sugli equilibri transatlantici. Il vertice si è concluso senza rotture formali, ma i prossimi passaggi – a partire dall’attuazione degli impegni finanziari per Kiev e dalla gestione del contenzioso commerciale con la Spagna – misureranno la capacità dell’Alleanza di assorbire le spinte centrifughe senza incrinare la propria architettura di sicurezza.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
Trump si contraddice: dopo aver attaccato gli alleati, ora parla di amore.
Si enfatizza il contrasto tra le dichiarazioni precedenti e quelle attuali per mettere in luce l'incoerenza.
Non menziona le critiche specifiche di Trump a Danimarca e Spagna, che avrebbero reso più evidente la contraddizione.
Trump mette in scena un copione: prima minacce, poi lieto fine.
Si descrive l'evento come uno spettacolo teatrale, sottolineando la contraddizione tra attacchi e lodi.
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