
Il decoro conteso: quando il turismo di massa riscrive le regole della spiaggia
Da Varenna a Bondi Beach, le comunità locali impongono divieti su abbigliamento, picnic e selfie per difendere la qualità della vita dall'invasione turistica.
In una carrozza ferroviaria soffocante, in piena ondata di calore, una viaggiatrice diretta a Folkestone, sulla costa del Kent, si ritrova circondata da corpi seminudi. Uomini a torso nudo, donne con minuscoli triangoli di bikini e schiene completamente scoperte, la pelle umida che sfiora altri passeggeri in uno spazio già claustrofobico. Non è l’inizio di un racconto distopico, ma la cronaca di un’esperienza reale, raccontata da una residente che, una volta scesa dal treno, ha applaudito la decisione di un piccolo borgo di pescatori sul lago di Como. Varenna, seicento anime, ha appena introdotto multe fino a duecento euro per chi si aggira per le vie del paese a torso nudo o in costume da bagno.
La stretta di Varenna non è un episodio isolato. Il sindaco Mauro Manzoni ha motivato il provvedimento con la necessità di non sacrificare «la qualità della vita dei residenti sull’altare del turismo di massa». Oltre al decoro dell’abbigliamento, il comune ha limitato a venticinque il numero massimo di partecipanti ai gruppi guidati, ha vietato l’uso di altoparlanti e ha imposto percorsi che non intralcino la mobilità locale. Le guide che violano le regole rischiano sanzioni da cento a quattrocento euro e, in caso di recidiva, la sospensione dell’attività per un periodo da tre a dodici mesi. La misura si inserisce in un mosaico di iniziative che, da Sorrento a Portofino, da Venezia a Roma, stanno ridisegnando il perimetro del comportamento accettabile nello spazio pubblico: multe per il torso nudo, divieti di selfie in alcune zone, limiti all’accesso alle spiagge.
La tensione tra residenti e visitatori si manifesta anche sul fronte economico. In Puglia, alcuni gestori di stabilimenti balneari privati vorrebbero vietare il cibo portato da casa, lamentando che certi picnic si trasformano in «gozzoviglie» che danneggiano l’immagine delle strutture e riducono i consumi nei bar. La Regione, tuttavia, ricorda che il mare è un bene comune e che la normativa consente ai bagnanti di consumare pasti propri. Il presidente pugliese Antonio Decaro ha dichiarato: «Il mare non può diventare un lusso». La stessa dialettica si ritrova in altre latitudini: in Giappone i tatuaggi, storicamente associati alla criminalità, sono malvisti su molte spiagge; a Bondi Beach, in Australia, l’alcol è bandito per arginare comportamenti antisociali; in California si regolamenta la profondità delle buche scavate nella sabbia; a Goa è obbligatorio il consenso per ogni fotografia.
Dietro la proliferazione di regole c’è la percezione, sempre più diffusa tra le comunità ospitanti, di un’invasione che erode l’identità dei luoghi. La residente di Folkestone, dopo aver descritto il viaggio in treno come un’esperienza di «carne pulsante e umida», ha proposto di estendere le multe anche a chi beve alcolici camminando per strada o si presenta in spiaggia con atteggiamenti molesti. Il suo sfogo, pubblicato su un quotidiano britannico, riflette un sentimento che accomuna molte mete turistiche europee: il desiderio di ristabilire un confine tra la sfera della vacanza e quella della vita quotidiana, tra il corpo libero sulla sabbia e il corpo vestito nella piazza. Non si tratta solo di decoro, ma di un negoziato continuo sul diritto alla città, in cui ogni ordinanza diventa il sintomo di un equilibrio sempre più precario. L’immagine che resta è quella di un turista che, sulla soglia di un vicolo di Varenna, infila una maglietta prima di entrare in paese, mentre il lago riflette un sole ormai meno indulgente.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.50 | aligned |
Le regole diventano sempre più assurde, ma il problema del turismo di massa è reale: bisogna trovare un equilibrio tra decoro e libertà.
Accostando diverse notizie di regole bizzarre da tutta Europa, si crea l'impressione di un fenomeno dilagante e fuori controllo, normalizzando l'allarme.
Non viene approfondito il punto di vista dei turisti che potrebbero sentirsi penalizzati da regole eccessive, né si discute l'impatto economico positivo del turismo.
In Italia, nel villaggio di Varenna, sono state introdotte multe per chi gira in costume da bagno nelle aree pubbliche, con sanzioni da 50 a 200 euro.
La notizia viene riportata senza commenti né contestualizzazione, presentando le regole come un dato di fatto, il che le normalizza senza giudizio.
Non viene menzionato il contesto di overtourism che ha portato a queste regole, né le reazioni dei residenti o dei turisti.
Dovremmo adottare anche noi le stesse multe per chi si comporta male in spiaggia: ecco sette abitudini da sanzionare.
L'autrice usa l'esempio italiano come pretesto per una lista umoristica di comportamenti da multare, trasformando una notizia locale in una proposta normativa personale e ironica.
Non viene spiegato perché il villaggio italiano ha introdotto le multe (overtourism, tutela dei residenti), il che rende la proposta superficiale e decontestualizzata.
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