
Hasina annuncia il rientro a dicembre, Dacca replica: «Solo per l’esecuzione della condanna»
L’ex premier del Bangladesh, condannata a morte in contumacia, dichiara di voler tornare per costituirsi; il governo e l’opposizione di Dacca inquadrano la mossa come una resa forzata e ricordano il divieto di diffonderne le parole.
L’ex prima ministra del Bangladesh Sheikh Hasina, in esilio in India dall’agosto 2024, ha annunciato in un’intervista telefonica a Reuters l’intenzione di rientrare a Dacca «intorno a dicembre» insieme ad altri dirigenti della Lega Awami per costituirsi davanti ai tribunali. Hasina, 78 anni, è stata condannata a morte in contumacia nel novembre 2025 dal Tribunale internazionale per i crimini di guerra con l’accusa di aver ordinato la repressione letale delle proteste studentesche che portarono alla sua caduta. «Potrebbero arrestarmi, potrebbero persino uccidermi», ha dichiarato, aggiungendo che se la morte deve arrivare, vuole che giunga «sul mio suolo, dove sono sepolti i miei genitori». L’annuncio è il primo a fissare una scadenza temporale e a coinvolgere esplicitamente altri esponenti di vertice del partito, tra cui l’ex ministro dell’Interno Asaduzzaman Khan Kamal, anch’egli condannato alla pena capitale.
La reazione di Dacca è stata immediata e su più livelli. Nahid Islam, capogruppo dell’opposizione in parlamento e coordinatore del Partito Nazionale dei Cittadini, ha affermato che Hasina «tornerà soltanto perché venga eseguita la condanna a morte», invitando il governo a riportarla in patria attraverso «canali diplomatici e legali» e a dare corso alla sentenza. Secondo fonti vicine all’esecutivo, l’amministrazione del primo ministro Tarique Rahman (Partito Nazionalista del Bangladesh) considera prioritario ottenere l’estradizione, già richiesta più volte a Nuova Delhi, e vede nella dichiarazione di Hasina un tentativo di riattivare la macchina politica della Lega Awami, bandita nel maggio 2025 ai sensi della legge antiterrorismo. In parallelo, il governo ha diffuso una nota in cui ricorda a tutti i media il divieto, imposto dal Tribunale internazionale nel dicembre 2024, di trasmettere dichiarazioni, interviste o messaggi audio-video della condannata, sollecitando il rispetto della normativa vigente.
Dall’India, dove Hasina risiede da quasi due anni, non sono giunte reazioni ufficiali all’intervista. Il ministero degli Esteri di Nuova Delhi aveva dichiarato in aprile di stare esaminando la richiesta di estradizione nel quadro dei «processi giudiziari e legali interni», ribadendo la volontà di un impegno costruttivo con il nuovo governo di Dacca. Analisti indiani osservano che un rientro volontario di Hasina potrebbe allentare le tensioni bilaterali, aggravate proprio dalla protezione offerta all’ex premier, ma avvertono che la mossa rischia di inasprire le divisioni interne in un Bangladesh ancora segnato da due anni di instabilità. Secondo osservatori europei, la tempistica di dicembre appare anche come un segnale rivolto ai quadri della Lega Awami, molti dei quali in clandestinità o all’estero, per testare la reale capacità di mobilitazione del partito.
All’interno della stessa Lega Awami, tuttavia, fonti vicine alla dirigenza esprimono scetticismo. Diversi dirigenti interpellati da media bengalesi ritengono che l’annuncio possa essere più una mossa simbolica per tenere coeso il partito e fare pressione per la revoca del bando che un piano operativo concreto. Finora nessun alto esponente ha risposto all’appello al rientro, e molti hanno lasciato l’India per altri Paesi temendo l’arresto. Il dossier resta aperto: Hasina non ha indicato una data precisa né ha avviato contatti con le autorità di Dacca, mentre il governo del Bangladesh continua a sollecitare l’estradizione e a preparare il terreno giuridico per l’esecuzione della sentenza. La prossima verifica concreta sarà l’effettiva presentazione di un piano di rientro, attesa nei mesi autunnali.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Il governo del Bangladesh e gli osservatori scettici presentano Hasina come una fuggitiva condannata il cui ritorno è legalmente bloccato e politicamente dubbio.
Invocando un'ordinanza giudiziaria per vietare le sue dichiarazioni, il governo legittima la propria narrazione e marginalizza la voce dell'opposizione.
Tralascia il fatto che la condanna a morte è stata emessa da un tribunale ampiamente considerato politicamente motivato, il che indebolirebbe l'autorità morale del governo.
La testata russa presenta Hasina come una leader risoluta che sfida una condanna a morte, sottolineando il pericolo personale che accetta.
Elencando le minacce di arresto e uccisione, crea una gerarchia di pericoli che rende la decisione di Hasina eroica e di sacrificio.
Tralascia il divieto giudiziario di diffondere le sue dichiarazioni e lo scetticismo interno al suo partito, che complicherebbero la narrazione di un ritorno unito e determinato.
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