
Tehran: 'Solo chi è pronto alla guerra può negoziare con gli Stati Uniti'
Il capo negoziatore iraniano Ghalibaf ribadisce la sfiducia verso Washington mentre nuovi scontri armati mettono a rischio il fragile memorandum d'intesa per il cessate il fuoco in Medio Oriente.
In un incontro con il presidente del Parlamento indonesiano, il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che «solo chi è pronto alla guerra può negoziare con gli Stati Uniti», aggiungendo di aver comunicato personalmente al vicepresidente statunitense J.D. Vance la totale mancanza di fiducia di Teheran. La presa di posizione arriva mentre il memorandum d’intesa firmato a metà giugno per un cessate il fuoco in Medio Oriente – mediato dal Pakistan con un ruolo chiave del Qatar – subisce una battuta d’arresto dopo attacchi attribuiti all’Iran contro navi nello Stretto di Hormuz e la successiva risposta militare americana su obiettivi in territorio iraniano, cui Teheran ha replicato con lanci di missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein, Qatar e Giordania.
Secondo fonti iraniane, la linea di Ghalibaf riflette una dottrina consolidata: la Repubblica islamica non cerca la guerra, ma il «dovere coranico di resistere all’oppressore» impone di non cedere mai, e la preparazione militare è la condizione per sedersi al tavolo con Washington. Il presidente del Parlamento ha ricordato come, prima dell’ultima escalation, Stati Uniti, Israele e NATO ritenessero di poter piegare l’Iran in pochi giorni, salvo poi constatarne il fallimento. L’incontro con il rappresentante di Giacarta – che ha espresso solidarietà al popolo iraniano e auspicato il successo degli sforzi di pace – è servito a proiettare questa narrativa anche verso i Paesi musulmani, chiamati a «resistere insieme» contro quello che Teheran descrive come un asse oppressivo.
Dal canto suo, Washington non ha rilasciato commenti ufficiali sulle dichiarazioni di Ghalibaf, ma fonti diplomatiche occidentali sottolineano come il ciclo di azione e reazione abbia di fatto congelato il percorso negoziale. Dopo la firma del memorandum, si era tenuto un solo round di colloqui diretti in Svizzera e alcuni incontri tecnici indiretti a Doha, prima che gli scontri riportassero la tensione ai livelli precedenti l’intesa. Analisti mediorientali osservano che la clausola dei sessanta giorni prorogabili per raggiungere un accordo definitivo appare ora sempre più teorica, mentre i mediatori regionali – Pakistan e Qatar in testa – tentano di riaprire canali di de-escalation.
Per l’Europa e in particolare per l’Italia, il deterioramento del quadro ha ricadute immediate. Lo Stretto di Hormuz, via di transito per circa un quinto del petrolio mondiale, è nuovamente teatro di incidenti che minacciano la sicurezza energetica del Mediterraneo. Fonti della Commissione europea hanno espresso preoccupazione per la volatilità dei prezzi e per i rischi connessi alla presenza di basi militari coinvolte negli attacchi in Paesi del Golfo, alcuni dei quali partner strategici dell’Unione. Bruxelles segue con apprensione anche il possibile allargamento del conflitto, che coinvolgerebbe rotte commerciali e interessi diretti degli Stati membri.
Al momento, il dossier resta in una fase di stallo armato. I canali diplomatici non sono stati formalmente chiusi, ma la ripresa dei negoziati appare subordinata a un cessate il fuoco che le ultime azioni militari allontanano. La scadenza dei sessanta giorni, fissata per metà agosto, rappresenta il prossimo appuntamento formale, ma fonti vicine ai mediatori ritengono improbabile un accordo senza un preventivo congelamento delle ostilità. La comunità internazionale osserva con il timore che la logica della deterrenza reciproca finisca per prevalere su quella del dialogo.
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Riportiamo la dichiarazione di Ghalibaf senza prenderne parte.
Il blocco utilizza la citazione diretta e evita la contestualizzazione, presentando la dichiarazione come un fatto isolato.
Il blocco omette i recenti attacchi statunitensi contro l'Iran riportati nel blocco russo, che fornirebbero un contesto per la postura difensiva iraniana.
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Il blocco omette i recenti attacchi statunitensi riportati nel blocco russo, che fornirebbero un contesto più immediato per la dichiarazione.
Riportiamo la posizione iraniana senza aggiungere interpretazioni.
Il blocco utilizza la neutralità descrittiva, presentando la dichiarazione come una notizia senza inquadramento o contestualizzazione.
Il blocco omette sia i recenti attacchi statunitensi che l'incontro indonesiano, non fornendo alcun contesto per la dichiarazione.
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