
Trump, il giudice sblocca i 5,8 milioni per E. Jean Carroll: via libera al risarcimento per abusi sessuali
Il magistrato federale di Manhattan autorizza il pagamento immediato alla scrittrice, mentre la difesa del presidente tenta un nuovo ricorso alla Corte Suprema.
Un giudice federale di New York ha ordinato lo sblocco immediato di circa 5,8 milioni di dollari che il presidente Donald Trump dovrà versare alla scrittrice E. Jean Carroll, a conclusione del processo civile in cui, nel 2023, una giuria lo ha ritenuto responsabile di abusi sessuali e diffamazione. La somma, comprensiva di interessi maturati in oltre tre anni di deposito vincolato, era stata trattenuta in attesa degli appelli. Il via libera è arrivato dopo che la Corte Suprema, il 29 giugno scorso, ha rifiutato di esaminare il ricorso del presidente, respingendo di fatto l’ultimo tentativo di ribaltare il verdetto.
La difesa di Trump ha reagito con una doppia manovra: da un lato ha presentato un’istanza alla stessa Corte Suprema chiedendo di riconsiderare la decisione, dall’altro ha impugnato l’ordine di pagamento davanti alla corte d’appello federale. Secondo i legali del presidente, la liberazione dei fondi causerebbe un «danno irreparabile», poiché Carroll ha dichiarato l’intenzione di donare il denaro, rendendone impossibile il recupero in caso di un futuro ribaltamento della sentenza. Nell’ottica della squadra legale, il caso si intreccia con un secondo processo per diffamazione, ancora in fase di appello, che ha portato a una condanna da 83 milioni di dollari e che, a loro avviso, solleverebbe questioni di immunità presidenziale.
La vicenda affonda le radici nelle accuse di Carroll, ex editorialista di Elle, che nel 2019 raccontò in un libro di memorie di essere stata aggredita da Trump in un camerino dei grandi magazzini Bergdorf Goodman a metà degli anni Novanta. Il presidente ha sempre negato, definendo le accuse una «caccia alle streghe» finanziata dai democratici. Dal punto di vista degli analisti giuridici statunitensi, la richiesta di un nuovo esame da parte della Corte Suprema appare con scarse probabilità di successo: il massimo organo giudiziario concede raramente la revisione di un diniego, e non si registrano dissensi pubblici tra i nove giudici, inclusi i tre nominati dallo stesso Trump.
Per l’Europa e per l’Italia, che seguono con attenzione le vicende giudiziarie dell’ex presidente, il caso assume rilievo non solo per il profilo del personaggio, ma per il precedente che stabilisce sul piano della responsabilità civile dei capi di Stato in carica. La decisione del giudice Kaplan conferma che il procedimento esecutivo può proseguire nonostante l’opposizione dell’inquilino della Casa Bianca, segnando un punto fermo nella lunga battaglia legale. Al momento, la corte d’appello non si è ancora pronunciata sulla richiesta di sospensiva, mentre la Corte Suprema dovrà valutare l’istanza di riesame entro le prossime settimane; nel frattempo, il pagamento potrebbe essere eseguito in qualsiasi momento.
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La giustizia americana emette una condanna esemplare contro un presidente che rifiuta di assumersi le proprie responsabilità.
Il blocco presenta la sentenza come un atto di giustizia morale universale, enfatizzando la riluttanza di Trump a pagare per sottolineare la sua colpevolezza.
Non menziona i tentativi di Trump di chiedere una nuova udienza alla Corte Suprema, né le argomentazioni legali dei suoi avvocati.
La magistratura statunitense applica la legge in modo lineare, liberando i fondi dopo l'esaurimento dei ricorsi.
Il blocco si limita a descrivere la sequenza procedurale, senza giudizi morali, rendendo la decisione un fatto burocratico.
Non approfondisce le implicazioni politiche o la personalità di Trump, né il contesto delle accuse.
Trump combatte in tribunale per ritardare il pagamento, ma il sistema giudiziario procede indipendentemente.
Il blocco bilancia le azioni di Trump con le reazioni del tribunale, creando una narrazione di conflitto legale in corso.
Non evidenzia la dimensione morale della condanna, concentrandosi invece sulle tattiche processuali.
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