
Balogun, rosso e polemica: gli USA perdono il bomber per il Belgio
L'espulsione contestata di Folarin Balogun priva gli Stati Uniti del loro capocannoniere negli ottavi di finale, mentre la FIFA conferma una sola giornata di squalifica.
Gli Stati Uniti hanno superato la Bosnia-Erzegovina per 2-0 nel turno a eliminazione diretta del Mondiale 2026, ma l'immagine che resta è quella di Folarin Balogun lasciare il campo al 64° minuto. L'attaccante del Monaco, autore del gol del vantaggio in chiusura di primo tempo, è stato espulso dopo un intervento del VAR: il contatto tra il suo piede destro e la caviglia del difensore Tarik Muharemovic, giudicato dall'arbitro brasiliano Raphael Claus come un fallo meritevole del rosso diretto. In inferiorità numerica, la squadra di Mauricio Pochettino ha difeso il risultato, ma la sospensione automatica priva la nazionale a stelle e strisce del suo uomo più pericoloso proprio alla vigilia della sfida con il Belgio.
Balogun, nato a New York da genitori nigeriani e cresciuto calcisticamente in Inghilterra, ha vissuto una serata di emozioni contrastanti. Dopo il gol aveva esultato mimando il gesto del «Silenziatore» reso celebre dalla stella NBA LeBron James, un omaggio che ha immediatamente fatto breccia nel pubblico americano, meno avvezzo al calcio ma capace di riconoscere un linguaggio culturale condiviso. «È stato un ottovolante», ha dichiarato Balogun davanti ai giornalisti, definendo il contatto «totalmente involontario» e aggiungendo che «un cartellino giallo sarebbe stato più giusto». Nonostante la delusione, al termine della partita è tornato in campo per stringere la mano all'arbitro, un gesto che la stampa nordamericana ha letto come un messaggio di compostezza rivolto ai giovani spettatori.
La vicenda ha assunto una dimensione inedita quando il Segretario di Stato americano Marco Rubio è intervenuto pubblicamente, chiedendo a gran voce un meccanismo di appello e parlando di trattamento «ingiusto». Una presa di posizione che, secondo osservatori europei, collide frontalmente con il regolamento FIFA: il rosso diretto comporta una squalifica automatica di una giornata, non appellabile se non in circostanze eccezionali valutate dalla Commissione Disciplinare. La FIFA ha poi confermato che Balogun salterà il solo ottavo di finale, senza ulteriori giornate di stop, chiudendo così ogni spiraglio di revisione.
L'episodio si inserisce in un dibattito più ampio sull'uso del VAR e sulla severità delle sanzioni. Mentre negli Stati Uniti l'attenzione si è concentrata sull'assenza forzata del capocannoniere, in Europa il confronto si è allargato alla recente decisione della UEFA di non adottare la nuova regola FIFA che prevede il rosso diretto per i giocatori che si coprono la bocca durante i confronti verbali. Una divergenza che, secondo analisti di Bruxelles, riflette sensibilità diverse nella gestione disciplinare, ma che non modifica la sostanza: contro il Belgio, gli Stati Uniti dovranno fare a meno del loro terminale offensivo più prolifico.
Pochettino ha già indicato in Ricardo Pepi e Haji Wright i possibili sostituti, ma l'assenza di Balogun – tre gol in tre partite – ridisegna gli equilibri di un attacco che aveva trovato in lui un punto di riferimento. La sfida di Seattle diventa così un banco di prova per la profondità della rosa americana e per la capacità di superare l'assenza del giocatore che, in pochi giorni, era riuscito a far conoscere il proprio nome anche a chi non aveva mai seguito una partita di calcio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il cartellino rosso a Balogun viene letto come un episodio di arbitraggio controverso che alimenta sospetti di parzialità. La reazione dei politici e dei tifosi è vista come sintomo di una tensione più ampia tra Stati Uniti e Belgio, con toni che mescolano sport e risentimento nazionale.
L'episodio viene inquadrato come un normale incidente di gioco, con enfasi sulle regole e sulla necessità di accettare le decisioni arbitrali. La reazione dei politici è considerata eccessiva e fuori luogo, mentre i tifosi vengono invitati a concentrarsi sulla partita.
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