
Si spengono le luci del West End per Penelope Keith, signora della commedia britannica
L'attrice, icona di 'The Good Life' e 'To the Manor Born', è morta a 86 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro; i teatri londinesi la omaggeranno con due minuti di buio.
La sera del primo luglio, le insegne luminose dei teatri del West End londinese si spegneranno per due minuti. Non un guasto tecnico né un blackout, ma un silenzio di luce voluto dalla Society of London Theatre per salutare Dame Penelope Keith, scomparsa serenamente nella sua casa del Surrey a ottantasei anni, dopo aver convissuto a lungo con un cancro. Un gesto semplice e solenne, che restituisce la misura del rispetto che il mondo dello spettacolo britannico nutriva per una delle sue interpreti più amate, capace di trasformare la rigidità snob in pura comicità.
Nata Penelope Anne Constance Hatfield il 2 aprile 1940 a Sutton, figlia di un maggiore dell’esercito, Keith scoprì il teatro grazie alla madre che la portava agli spettacoli del West End. Dopo gli studi alla Webber Douglas Academy, nel 1963 entrò nella Royal Shakespeare Company, calcando i palcoscenici di Stratford e Londra in allestimenti come 'Le guerre delle rose'. Ma fu la televisione a regalarle un posto permanente nell’immaginario collettivo: nel 1975 la BBC la scelse per il ruolo di Margo Leadbetter in 'The Good Life', sitcom che seguiva le avventure di una coppia decisa a vivere di autosufficienza in un sobborgo londinese, con sconcerto dei vicini. La sua Margo, elegantissima e inorridita dalle galline in giardino, divenne un’icona immediata, valendole il primo BAFTA nel 1977. L’anno successivo replicò il successo con un secondo BAFTA per l’adattamento televisivo della trilogia di Alan Ayckbourn 'The Norman Conquests', e nel 1979 tornò a dominare gli ascolti con 'To the Manor Born', dove interpretava l’aristocratica vedova Audrey fforbes-Hamilton, costretta a vendere la dimora di famiglia a un self-made man interpretato da Peter Bowles.
Per il pubblico britannico, e in parte anche per quello europeo che seguiva le repliche delle sitcom d’oltremanica, Keith incarnava un’Inghilterra di classe e ironia, capace di ridere delle proprie gerarchie sociali senza mai scadere nella macchietta. La sua comicità, fatta di tempi perfetti e di una voce inconfondibile, le aprì anche le porte della pubblicità e del doppiaggio, rendendola una presenza familiare per più generazioni. Sul palcoscenico, dove non smise mai di tornare, vinse nel 1976 un Olivier Award per la commedia 'Donkeys’ Years', confermando una versatilità che la critica britannica ha spesso accostato a quella dei grandi attori shakespeariani prestati al piccolo schermo.
Fuori dalle scene, per circa trent’anni presiedette l’Actors’ Benevolent Fund, l’ente di beneficenza che assiste i professionisti delle arti performative, raccogliendo il testimone da Laurence Olivier. Un impegno che, insieme alla carriera artistica, le valse nel 2014 il titolo di Dama dell’Impero Britannico conferitole dalla regina Elisabetta II. Oggi, nel giorno del suo addio, i necrologi dei quotidiani britannici la ricordano come una delle attrici più rispettate della storia recente del teatro e della televisione, mentre i social network si riempiono di clip delle sue scene più celebri.
Le luci spente del West End saranno un omaggio corale, un modo per dire che la risata gentile e implacabile di Margo Leadbetter non si dimentica. E forse, in quei due minuti di buio, qualcuno ripenserà a quella vicina di casa così terribilmente impeccabile da diventare, contro ogni previsione, irresistibile.
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La scomparsa di Dame Penelope Keith ha suscitato omaggi che la celebrano come una figura imponente della commedia britannica. I suoi ritratti di personaggi snob ma amabili hanno lasciato un segno indelebile nella televisione, e il West End abbasserà le luci in suo onore.
Penelope Keith, attrice televisiva britannica, è morta a 86 anni dopo una battaglia contro il cancro. Era nota soprattutto per il ruolo di Margo Leadbetter in The Good Life e ha vinto premi BAFTA per le sue interpretazioni.
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