
Emirati, revocato il divieto di viaggio in Libano: resta il blocco per l’Iran
La decisione, accompagnata da obblighi di registrazione consolare, segnala una cauta riapertura verso Beirut mentre proseguono le tensioni con Teheran.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno revocato il divieto di viaggio per i propri cittadini verso il Libano, in vigore dal 30 aprile, a partire da lunedì 29 giugno 2026. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri di Abu Dhabi, precisando che lo spostamento sarà consentito solo a condizione di registrarsi obbligatoriamente sulla piattaforma consolare «Twajudi» prima della partenza. In assenza di tale adempimento, le autorità emiratine non autorizzeranno l’imbarco e potranno applicare conseguenze legali. I viaggiatori dovranno inoltre notificare il rientro tramite lo stesso servizio e aggiornare i dati in caso di variazioni, mentre per le emergenze è stato attivato un numero dedicato.
Il governo libanese, per voce del ministro degli Esteri Youssef Raji, ha interpretato la mossa come «un segno di fiducia» in un paese che, secondo Beirut, ha ripreso il controllo delle proprie decisioni politiche e di sicurezza. Fonti libanesi collegano la revoca al tentativo in corso di disarmare Hezbollah, il movimento armato sostenuto dall’Iran e inserito da diversi Stati nella lista delle organizzazioni terroristiche. Dal canto suo, Abu Dhabi inquadra la riapertura nell’ambito dell’impegno a monitorare il benessere dei cittadini all’estero, senza commentare esplicitamente le dinamiche interne libanesi, e mantiene il divieto di viaggio verso l’Iran, a conferma di una postura selettiva.
La scelta di riaprire solo al Libano riflette la complessa posizione emiratina dopo il cessate il fuoco di aprile che ha interrotto la guerra in Medio Oriente. Durante il conflitto, gli Emirati sono stati il paese più colpito dalle rappresaglie iraniane, con oltre tremila missili e droni lanciati dai Guardiani della rivoluzione, secondo fonti regionali. Questo aveva spinto Abu Dhabi su posizioni di massima fermezza tra gli alleati degli Stati Uniti. Ora, secondo analisti mediorientali, l’Emirato sembra seguire la via diplomatica già intrapresa da Qatar e Arabia Saudita, come indicherebbe anche la parziale ripresa dei voli diretti tra Teheran e Dubai – il primo dal febbraio scorso, operato dalla compagnia FlySepehran. Tuttavia, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) raccomanda ancora alle compagnie di evitare gli spazi aerei di Iran, Iraq e Libano almeno fino al 3 luglio, e numerosi vettori internazionali, tra cui British Airways, Air France e Lufthansa, hanno prolungato la sospensione dei collegamenti con Dubai fino all’autunno, segnalando che la normalizzazione resta fragile.
Per l’Europa e l’Italia, la riapertura del Libano rappresenta un tassello nel lento ripristino della mobilità regionale, ma le cancellazioni prolungate indicano che turismo e affari restano condizionati dalla percezione di rischio. La decisione di Abu Dhabi, con i suoi obblighi di registrazione, potrebbe fungere da modello per altri Stati del Golfo che valutano un allentamento delle restrizioni, mentre il mantenimento del blocco sull’Iran conferma la persistente frattura con Teheran. Il dossier resta aperto: il governo libanese prosegue il negoziato sul disarmo di Hezbollah, e i voli tra Iran ed Emirati sono previsti con frequenza ancora ridotta, con i prossimi collegamenti in calendario l’1 e l’8 luglio.
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Gli Emirati Arabi Uniti agiscono con pragmatismo, bilanciando sicurezza e apertura.
Presenta la decisione come una normale misura amministrativa basata su valutazioni oggettive, minimizzando le implicazioni politiche.
L'Iran denuncia la mossa come un atto di ostilità e una capitolazione agli Stati Uniti.
Utilizza un linguaggio di vittimismo e accusa, inquadrando la decisione come parte di un complotto esterno.
La coalizione atlantica celebra la mossa come un passo avanti nella strategia di contenimento dell'Iran.
Inquadra la decisione come una scelta morale e strategica, contrapponendo 'moderati' a 'estremisti'.
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