
L’oro vicino ai massimi di due settimane, ma il dollaro frena la corsa
I dati deboli sul lavoro americano riducono le attese di rialzi dei tassi, ma il rafforzamento del biglietto verde limita i guadagni del metallo prezioso.
Il prezzo dell’oro ha toccato nella seduta di lunedì i livelli più alti dalle ultime due settimane, spinto dal netto rallentamento del mercato del lavoro statunitense che ha ridimensionato le scommesse su un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Il metallo giallo, dopo aver superato in avvio i 4.200 dollari l’oncia, ha poi parzialmente ritracciato, attestandosi in area 4.156 dollari nel pomeriggio, con un calo dello 0,46 per cento. A pesare è stato il contestuale apprezzamento del dollaro, che ha reso l’oro più costoso per i detentori di altre valute, comprimendo la domanda internazionale.
Il movimento è stato innescato dal rapporto sull’occupazione di giugno, pubblicato giovedì scorso, che ha mostrato una creazione di posti di lavoro ben al di sotto delle attese e una revisione al ribasso dei dati dei due mesi precedenti. Secondo gli analisti di Wall Street, il raffreddamento del mercato del lavoro ha indotto i mercati finanziari a rivedere le probabilità di un intervento restrittivo a settembre: lo strumento FedWatch del CME indica ora una chance del 55 per cento, in calo rispetto al 60 per cento precedente la diffusione dei dati. Tassi più bassi riducono il costo-opportunità di detenere un asset che non offre rendimento, come l’oro, e questo ha alimentato la fase di recupero dopo quattro settimane consecutive di perdite.
L’attenzione degli investitori si concentra ora sui verbali della riunione del Federal Open Market Committee del 16 e 17 giugno, la prima presieduta dal nuovo governatore Kevin Warsh, in pubblicazione mercoledì. Da quelle minute gli operatori cercheranno indicazioni più precise sull’orientamento della banca centrale, in un contesto in cui le attese di politica monetaria restano il principale driver del metallo prezioso. J.P. Morgan, in una nota diffusa venerdì, ha ridimensionato le prospettive di domanda da parte dei settori chiave, prevedendo un rialzo contenuto dei prezzi a 4.300 dollari nel terzo trimestre e a 4.500 nel quarto, segnalando che il potenziale di apprezzamento potrebbe essere limitato nel breve periodo.
Sul fronte degli altri metalli preziosi, l’argento ha ceduto lo 0,5 per cento a 62,12 dollari l’oncia dopo aver toccato i massimi dal 23 giugno, mentre il platino è salito dello 0,3 per cento a 1.643 dollari e il palladio ha guadagnato lo 0,7 per cento a 1.282 dollari. Per il mercato italiano ed europeo, la dinamica del cambio euro-dollaro resta un fattore determinante: un biglietto verde forte tende a comprimere i prezzi in euro dell’oro, rendendo meno attraente l’investimento per i risparmiatori del Vecchio Continente. Il prossimo appuntamento cruciale sarà dunque la lettura dei verbali della Fed, che potrà confermare o ridimensionare le attuali aspettative di una pausa nel ciclo di rialzi.
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
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| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'oro trova stabilità grazie a dati occupazionali deludenti che allontanano la stretta monetaria. Il mercato osserva con calma i prossimi passi della Fed.
La narrazione si basa sulla selezione di un singolo fattore positivo (il rallentamento dell'occupazione) come causa della stabilità, omettendo l'influenza del dollaro forte che altrove viene evidenziata.
Il blocco omette il rafforzamento del dollaro, che in altri blocchi è citato come forza contraria che limita il rialzo dell'oro.
Il dollaro torna a premere sull'oro, mentre l'attesa per i verbali della Fed alimenta l'incertezza. Il rialzo della settimana scorsa è solo un ricordo.
La narrazione inverte la prospettiva: invece di celebrare la stabilità, enfatizza il calo e lo attribuisce a un fattore esterno (dollaro), creando un tono di cautela.
Il blocco omette il fatto che l'oro è ancora vicino al massimo di due settimane e che il rapporto sull'occupazione è stato il catalizzatore iniziale del rialzo.
L'oro oscilla tra spinte opposte: da un lato i dati occupazionali deboli, dall'altro il dollaro forte. Il mercato resta in attesa dei verbali della Fed.
La narrazione presenta entrambi i lati della medaglia, creando un equilibrio apparente, ma in realtà non prende posizione, lasciando al lettore l'interpretazione.
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