
Brasile: Moraes proroga i domiciliari a Bolsonaro ma gli revoca le armi
Il giudice del STF mantiene la detenzione umanitaria senza nuovo termine, ordinando la consegna di dieci armi in 48 ore.
Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes ha deciso venerdì di mantenere l’ex presidente Jair Bolsonaro agli arresti domiciliari umanitari, revocando al contempo il suo porto d’armi e il certificato di collezionista, tiratore sportivo e cacciatore (CAC), e ordinando la consegna di tutte le armi da fuoco a lui intestate entro 48 ore. La decisione non fissa un nuovo termine per la misura, a differenza dei 90 giorni iniziali concessi a marzo per una broncopolmonite batterica. Bolsonaro, 71 anni, sta scontando una condanna a 27 anni e tre mesi per tentativo di golpe.
Secondo la procura generale, l’ex presidente non ha commesso infrazioni disciplinari gravi nel caso della pistola Glock sequestrata a un suo agente di sicurezza durante un controllo stradale il 15 giugno, ma la sua condizione giuridica è incompatibile con il possesso di armi. La difesa aveva insistito sul peggioramento delle condizioni di salute – crisi di singhiozzo, rischio cadute, affaticamento – per chiedere la proroga. Moraes ha riconosciuto un miglioramento clinico, ma ha ritenuto che l’ambiente domestico resti il più indicato per la piena guarigione, avvertendo che qualsiasi violazione comporterà il ritorno immediato al regime carcerario chiuso.
L’arsenale da consegnare comprende dieci armi tra pistole, carabine e fucili a pompa, in gran parte a uso ristretto. La revoca del CAC priva Bolsonaro della base legale per detenere armi, e la polizia federale dovrà procedere al ritiro immediato. La misura cautelare resta in vigore con tutte le restrizioni precedenti: monitoraggio elettronico, divieto di cellulari e social media, visite autorizzate solo dal giudice. La decisione arriva mentre Bolsonaro si avvicina a un anno dall’inizio del monitoraggio con braccialetto elettronico, imposto nel luglio 2025 nell’ambito delle indagini sul golpe.
Il contesto politico è segnato dalle elezioni presidenziali di ottobre, in cui il figlio Flávio Bolsonaro è il principale rivale del presidente in carica Lula, con la promessa di liberare il padre e destituire i giudici della Corte Suprema. Un altro figlio, Eduardo, è stato condannato a oltre quattro anni per interferenze illecite. Secondo analisti latinoamericani, la decisione di Moraes bilancia le esigenze umanitarie con la necessità di mantenere il controllo su un condannato per cospirazione, in un clima di tensioni con Washington, dove l’amministrazione Trump aveva minacciato dazi e definito il processo una “caccia alle streghe”.
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La Corte Suprema ha mantenuto gli arresti domiciliari per motivi umanitari, ma ha revocato il porto d'armi e ordinato la consegna di tutte le armi entro 48 ore. I rapporti medici indicano un miglioramento clinico, sollevando dubbi sulla reale necessità della detenzione domiciliare. Alcuni commentatori avvertono che gli alleati potrebbero rivelarsi falsi amici, e il disarmo è visto come una misura di protezione.
La corte ha stabilito che l'ex presidente Bolsonaro può restare agli arresti domiciliari per motivi di salute.
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