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Geopolitica e Politicamartedì 7 luglio 2026

La Germania ridisegna il congedo parentale: meno mesi, più obblighi per i padri

Il piano della ministra Prien taglia due mesi di Elterngeld e impone tre mesi a ciascun genitore, mentre in Europa si riaccende il dibattito su conciliazione, lettura e ruolo dello Stato nella cura dei figli.

Il governo tedesco ha messo a punto una riforma del congedo parentale che riduce la durata complessiva dell’indennità da quattordici a dodici mesi e introduce l’obbligo di almeno tre mesi per ciascun genitore, pena la perdita del beneficio. Secondo la bozza del ministero della Famiglia guidato da Karin Prien (CDU), ancora in fase di concertazione interministeriale, il nuovo schema prevede sei mesi flessibili da spartire tra i partner, mentre gli importi mensili salgono lievemente: il minimo da 300 a 330 euro, il massimo da 1.800 a 1.900 euro. L’obiettivo dichiarato dalle autorità di Berlino è duplice: contenere la spesa pubblica di circa 500 milioni di euro l’anno e incentivare una più equa distribuzione del lavoro di cura, spingendo i padri a prendere un congedo più lungo di quanto non avvenga oggi, quando solo un quarto dei beneficiari è uomo.

La proposta ha immediatamente sollevato critiche da parte dell’opposizione. La capogruppo della Linke, Heidi Reichinnek, ha definito «perfida» la logica di aumentare gli importi accorciando la durata, sottolineando che i due mesi in meno coincidono proprio con il periodo di ambientamento al nido, garantito per legge solo a partire dal primo anno di vita. Anche i Verdi, pur riconoscendo la necessità di stimolare la condivisione dei compiti, avvertono che il modello rischia di penalizzare le madri: se il partner non usufruisce dei tre mesi riservati, la donna perde la possibilità di coprire l’intero primo anno del bambino senza subire perdite economiche, con conseguente aumento della dipendenza finanziaria e interruzioni di carriera. Dal canto suo, il ministero replica che la riforma premia il lavoro femminile e riduce i sussidi ai nuclei che scelgono il modello monoreddito.

Il dibattito tedesco si inserisce in un più ampio ripensamento europeo del welfare familiare. In Russia, un gruppo di deputati ha depositato un progetto di legge per ridurre l’orario settimanale a 39 ore per i genitori con figli minorenni e concedere fino a quattro giorni retribuiti aggiuntivi all’anno per chi ne ha almeno due, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la «stabilità demografica». In Svezia, dove la copertura pubblica per l’infanzia supera il 90% già dai due anni, il dibattito si concentra piuttosto sulla qualità del tempo condiviso: un editoriale del quotidiano Smålandsposten denuncia la normalizzazione della retorica del «sopravvivere alle vacanze con i figli», attribuendola a una generazione di genitori che trascorre in media solo tre ore al giorno con i propri bambini e che, abituata a delegare la cura, vive la pausa estiva come uno shock.

Parallelamente, il mondo della scuola e della ricerca lancia allarmi sulla tenuta delle competenze cognitive dei più giovani. Un’analisi della società britannica Renaissance, condotta su oltre un milione di studenti nel Regno Unito e in Irlanda, rivela che la maggioranza dei ragazzi tra gli undici e i sedici anni legge libri pensati per la scuola primaria, con una concentrazione ossessiva su poche serie come “Diario di una schiappa”. Secondo gli esperti dell’Istituto nazionale per l’alfabetizzazione, la combinazione di smartphone, scrolling infinito e sintesi automatiche prodotte da chatbot sta accorciando i tempi di attenzione e allontanando gli adolescenti, soprattutto maschi, dalla lettura di testi complessi. In Svezia, la fondazione Lärarstiftelsen segnala che la lettura ad alta voce cala drasticamente già a quattro anni, mentre otto genitori su dieci dichiarano di voler leggere di più ma di essere ostacolati da stanchezza e mancanza di tempo. Il dossier tedesco sul congedo parentale è atteso ora al vaglio delle altre amministrazioni, prima di approdare in Parlamento.

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martedì 7 luglio 2026

La Germania ridisegna il congedo parentale: meno mesi, più obblighi per i padri

Il piano della ministra Prien taglia due mesi di Elterngeld e impone tre mesi a ciascun genitore, mentre in Europa si riaccende il dibattito su conciliazione, lettura e ruolo dello Stato nella cura dei figli.

Il governo tedesco ha messo a punto una riforma del congedo parentale che riduce la durata complessiva dell’indennità da quattordici a dodici mesi e introduce l’obbligo di almeno tre mesi per ciascun genitore, pena la perdita del beneficio. Secondo la bozza del ministero della Famiglia guidato da Karin Prien (CDU), ancora in fase di concertazione interministeriale, il nuovo schema prevede sei mesi flessibili da spartire tra i partner, mentre gli importi mensili salgono lievemente: il minimo da 300 a 330 euro, il massimo da 1.800 a 1.900 euro. L’obiettivo dichiarato dalle autorità di Berlino è duplice: contenere la spesa pubblica di circa 500 milioni di euro l’anno e incentivare una più equa distribuzione del lavoro di cura, spingendo i padri a prendere un congedo più lungo di quanto non avvenga oggi, quando solo un quarto dei beneficiari è uomo.

La proposta ha immediatamente sollevato critiche da parte dell’opposizione. La capogruppo della Linke, Heidi Reichinnek, ha definito «perfida» la logica di aumentare gli importi accorciando la durata, sottolineando che i due mesi in meno coincidono proprio con il periodo di ambientamento al nido, garantito per legge solo a partire dal primo anno di vita. Anche i Verdi, pur riconoscendo la necessità di stimolare la condivisione dei compiti, avvertono che il modello rischia di penalizzare le madri: se il partner non usufruisce dei tre mesi riservati, la donna perde la possibilità di coprire l’intero primo anno del bambino senza subire perdite economiche, con conseguente aumento della dipendenza finanziaria e interruzioni di carriera. Dal canto suo, il ministero replica che la riforma premia il lavoro femminile e riduce i sussidi ai nuclei che scelgono il modello monoreddito.

Il dibattito tedesco si inserisce in un più ampio ripensamento europeo del welfare familiare. In Russia, un gruppo di deputati ha depositato un progetto di legge per ridurre l’orario settimanale a 39 ore per i genitori con figli minorenni e concedere fino a quattro giorni retribuiti aggiuntivi all’anno per chi ne ha almeno due, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la «stabilità demografica». In Svezia, dove la copertura pubblica per l’infanzia supera il 90% già dai due anni, il dibattito si concentra piuttosto sulla qualità del tempo condiviso: un editoriale del quotidiano Smålandsposten denuncia la normalizzazione della retorica del «sopravvivere alle vacanze con i figli», attribuendola a una generazione di genitori che trascorre in media solo tre ore al giorno con i propri bambini e che, abituata a delegare la cura, vive la pausa estiva come uno shock.

Parallelamente, il mondo della scuola e della ricerca lancia allarmi sulla tenuta delle competenze cognitive dei più giovani. Un’analisi della società britannica Renaissance, condotta su oltre un milione di studenti nel Regno Unito e in Irlanda, rivela che la maggioranza dei ragazzi tra gli undici e i sedici anni legge libri pensati per la scuola primaria, con una concentrazione ossessiva su poche serie come “Diario di una schiappa”. Secondo gli esperti dell’Istituto nazionale per l’alfabetizzazione, la combinazione di smartphone, scrolling infinito e sintesi automatiche prodotte da chatbot sta accorciando i tempi di attenzione e allontanando gli adolescenti, soprattutto maschi, dalla lettura di testi complessi. In Svezia, la fondazione Lärarstiftelsen segnala che la lettura ad alta voce cala drasticamente già a quattro anni, mentre otto genitori su dieci dichiarano di voler leggere di più ma di essere ostacolati da stanchezza e mancanza di tempo. Il dossier tedesco sul congedo parentale è atteso ora al vaglio delle altre amministrazioni, prima di approdare in Parlamento.

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