
La Banca centrale russa frena il taglio dei tassi: passo ridotto al 14,25% tra rischi di bilancio e inflazione
La decisione a sorpresa di ridurre il costo del denaro di soli 25 punti base, contro i 50 attesi, segnala un irrigidimento della politica monetaria di fronte a un deficit pubblico persistente e a nuove tensioni sui prezzi.
Il 19 giugno la Banca di Russia ha ridotto il tasso di riferimento dal 14,5% al 14,25%, un passo di 25 punti base che ha colto di sorpresa la maggioranza degli analisti, i quali prevedevano un taglio di 50 punti. L’indice MOEX della Borsa di Mosca ha perso oltre l’1,6% in pochi minuti, mentre i titoli di Stato (OFZ) hanno invertito la rotta al ribasso, segnalando un riprezzamento delle aspettative su un ciclo di allentamento più lento del previsto.
La scelta riflette un bilancio dei rischi sempre più sbilanciato verso le pressioni inflazionistiche. L’inflazione annua a metà giugno si attestava al 5,6%, con una componente di fondo che la Banca centrale stima ancora tra il 4 e il 5%. A pesare sono soprattutto la politica di bilancio: il governo prevede di mantenere un disavanzo primario strutturale fino al 2029, con una spesa pubblica più espansiva del previsto, che alimenta la domanda aggregata e richiede, secondo la governatrice Elvira Nabiullina, una politica monetaria più restrittiva per evitare una nuova fiammata dei prezzi. A ciò si aggiungono i rincari temporanei dei carburanti, legati ai danni alle raffinerie causati da attacchi di droni ucraini, e un’accelerazione del credito che suggerisce che famiglie e imprese non percepiscano più le condizioni attuali come sufficientemente frenanti.
La governatrice, riapparsa dopo due settimane di assenza dovuta – secondo la stampa finanziaria internazionale – a una grave infezione respiratoria, ha chiarito che lo spazio per ulteriori riduzioni si è ristretto e che la traiettoria dei tassi potrebbe essere rivista al rialzo nel prossimo rapporto di luglio. Sul fronte esterno, il conflitto in Medio Oriente, in via di congelamento dopo il memorandum tra Stati Uniti e Iran, ha finora prodotto effetti disinflazionistici per la Russia (rafforzamento del rublo grazie ai maggiori introiti energetici), ma rischia di trasformarsi in un fattore di costo via logistica e prezzi all’importazione. Parallelamente, il ministro degli Esteri Lavrov ha ribadito che Mosca considera l’Europa una parte attiva nel conflitto ucraino, chiudendo la porta a un dialogo neutrale. La dinamica russa illustra la tensione, ben nota anche ai banchieri centrali europei, tra politiche di bilancio espansive e necessità di contenere l’inflazione.
Il prossimo appuntamento è fissato al 24 luglio, quando la Banca centrale aggiornerà le proprie proiezioni macroeconomiche e offrirà una nuova stima del sentiero dei tassi. Gli investitori guarderanno con attenzione alla capacità dell’istituto di conciliare le pressioni politiche per un allentamento più rapido – il ministero dello Sviluppo economico continua a vedere margini per nuovi tagli – con la necessità di ancorare le aspettative di inflazione in un contesto di bilancio sempre più espansivo.
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La Banca di Russia ha ridotto il tasso chiave di soli 25 punti base al 14,25%, segnalando cautela a causa dei persistenti rischi d'inflazione e di una politica di bilancio più espansiva. La governatrice Nabiullina, tornata dopo un raffreddore, ha smentito le voci di dissenso politico, mentre il Ministero dell'Economia vede margini per ulteriori tagli.
Il cauto taglio di un quarto di punto della banca centrale russa riflette un'inflazione elevata, alimentata dalla guerra in Iran e dagli attacchi dei droni ucraini alle infrastrutture petrolifere. L'assenza recente della governatrice Nabiullina, attribuita a una grave infezione respiratoria, ha alimentato speculazioni sulla sua posizione e su una possibile ristrutturazione dell'istituto.
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